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mercoledì 21 agosto 2013

“Cutolo non merita il carcere". Scatta la petizione per “il camorrista”

Raffaele Cutolo
Un comitato pro Raffaele Cutolo, un gruppo di persone che si batte per lo spietato criminale della camorra. «La raccolta firme per la concessione di misure alternative al carcere per Raffaele Cutolo è un “mission” umanitaria e di civiltà,  perché è importante che nella nostra società democratica il diritto non sia solo una parola ma si coniughi realmente con il senso di umanità e  giustizia e non sia “giustizialismo ideologico”».

E’ quanto afferma Francesco Franzese, portavoce del comitato promotore della petizione con la quale si chiedono misure alternative alla detenzione per " 'o camorrista". Il fondatore della Nuova Camorra Organizzata ha trascorso 50 dei suoi 73 anni in carcere. Da 21 anni sottoposto al regime di 41bis, attualmente Raffaele Cutolo è detenuto presso la casa circondariale dell’Aquila.

«La proposta vuole essere, altresì, un’iniziativa “critica” rispetto a normative “eccezionali”   ( art 41 bis dell’O.P.) , talvolta eccessive rispetto ad atteggiamenti di ravvedimento operoso e di conversione, che sono diventate, in dispregio della Costituzione Italiana ed alla Carta internazionale dei Diritti Umani, un “credo ideologico” ma inefficaci rispetto allo sradicamento della criminalità organizzata che tra l’altro intravede un nuovo protagonismo culturale quello delle donne, alimentato in pratica, tramite il 41 bis. La Giustizia è veramente  “giusta” se la sua misura è la Civiltà, il senso dell’umanità ed il recupero sociale del detenuto, chiunque esso sia e qualunque crimine abbia commesso. Lo stato di privazione della libertà personale nelle condizioni di ristretto in carcere per i reati penali gravi e/o efferati non può essere una vendetta sociale nei confronti del reo , se a questi non si da la possibilità di reinserirsi socialmente. Grazie per attenzione con preghiera di dare diffusione all’iniziativa».

La petizione sarà presentata al Ministro della Giustizia. Nella richiesta i promotori hanno sottolineato che il regime di 41 bis è stato applicato sulla base di una pericolosità sociale soltanto presunta, in quanto la sua fondatezza avrebbe motivazioni ideologiche e prive di un provato ed oggettivo riscontro.

Francesco Franzese è un assistente sociale, dipendente del Comune di Frattamaggiore. Residente a Saviano in provincia di Napoli, Franzese vanta una particolare passione per la criminologia.
Francesca Fasolino (@Fra_fas)

Mercoledì, 21 agosto 2013 - 11:43:00

fonte: affaritaliani.it

martedì 6 agosto 2013

Raffaele Cutolo e la petizione per limitargli le restrizioni del carcere duro

Don Tonino Palmese, uno dei fondatori di Libera e da anni sacerdote dall'impegno sociale, cita Zaccheo il pubblicano, figura del Vangelo di Luca. E dice: "La redenzione significa restituzione del maltolto, come Zaccheo. Può significare anche restituzione della verità, su tutto ciò di orribile si è causato. Penso alla restituzione di verità per le vittime".


Fa sensazione l'iniziativa del "Centro Don Diana" di Saviano di Nola, che ha proposto online una petizione per ridurre il carcere duro a Raffaele Cutolo. Il fondatore della Nuova camorra organizzata, oggi 73enne, ha trascorso 50 anni in carcere e 21 al 41-bis. E loro, quelli del centro, con in testa Francesco Franzese, dipendente del Comune di Frattamaggiore, ne fanno "questione di umanità": chiedono misure alternative per il boss che si faceva chiamare "il Vangelo", mutuando codici e regole della camorra ottocentesca e della 'ndrangheta calabrese.


C'è spazio per redenzione e umanità, per chi non ha mai voluto collaborare con la giustizia ma, anzi,
assai spesso si è beffato delle istituzioni? Quando ancora non gli era stata concessa l'inseminazione artificiale per la moglie, Cutolo aveva incontrato alcuni magistrati, in testa Franco Roberti oggi procuratore nazionale antimafia, che gli proposero di collaborare. Lui fu possibilista, poi consultò la moglie Immacolata e la sorella Rosetta e fece marcia indietro. "Le mie donne non hanno voluto, scusatemi", disse.


La lotta alla mafia prevede il carcere duro, restrizioni pesanti per i detenuti. Anni fa, i radicali fecero uno studio su chi era al 41-bis. Oggi si parla di far tornare a casa il boss Bernardo Provenzano, molto malato. Anni fa, Lorenzo Nuvoletta fu scarcerato pochi giorni prima di morire di cancro. 


La mafia, la camorra, sono "una montagna di merda" si legge spesso in Rete. Un cancro mortale, un peso asfissiante per tutta la società italiana. E Cutolo ne è stato protagonista importante per anni. Probabilmente, e fanno testo il film, i libri, la canzone di De Andrè su di lui, il camorrista più importante del secondo dopoguerra. L'uomo che, attraverso centinaia di morti all'anno, con guerre sanguinose e lacrime di vittime innocenti, voleva centralizzare la camorra campana facendone un potere socio-criminale.


Centinaia di giovani disperati ne furono ammaliati, la repressione non fu semplice. "Siamo dalla parte delle vittime, come i familiari di Mimmo Beneventano, Marcello Torre, Pasquale Cappuccio, tanto per citarne qualcuno", dice Geppino Fiorenza, referente campano di Libera. Il coro di no è quasi unanime. Del resto, l'iniziativa ha raccolto non più di una decina di consensi in Rete. Cutolo non è malato, la redenzione resta fatto individuale di fede senza riflessi sociali collettivi. Da qui il no diffuso. 
fonte: Il Mattino
Pubblicato il 03 Agosto 2013 alle 13:33