lunedì 19 agosto 2013

Il poeta Raffaele Pisani: "Cutolo è un uomo sinceramente cambiato"

Il Poeta Raffaele Pisani
In una nota postata nella pagina facebook del nostro blog (dedicata alla rassegna dei fatti storici orbitanti attorno alla figura del famoso boss della N.C.O. Raffaele Cutolo) il poeta Raffaele Pisani ha rilasciato una dichiarazione in merito al dibattito su una eventuale revisione delle misure carcerarie nei confronti dello storico camorrista di Ottaviano.

Il poeta scrive:

Mi sono fermamente convinto della svolta che Cutolo stava dando alla sua vita sin dal 1990, cioè da quando Raffaele mi inviò il suo libro "POESIE E PENSIERI" Edizioni Berisio, Napoli 1980 - e subito dopo le nuove poesie che mano a mano scriveva. La convinzione della "nuova vita" di Raffaele Cutolo divenne certezza sia leggendo appunto le sue nuove poesie e i nuovi "pensieri", sia parlandone con Nons. Raffaele Nogaro, Vescovo di Caserta e suo padre spirituale. Ribadisco, come ho sempre detto, facendo mie le sante parole pronunciate da Papa Roncalli, "il peccato va sempre condannato, il peccatore va aiutato, in particolare quando sinceramente lascia la via del male e imbocca quella del bene".
Raffaele Cutolo
Naturalmente le decisioni finali spettano alla magistratura che saprà valutare con giustizia e imparzialità i nuovi elementi che le saranno forniti.







Di seguito un'intervista che delinea la figura e lo spessore del poeta Raffaele Pisani

lunedì 12 agosto 2013

PETIZIONE PER CONCESSIONE DI MISURE ALTERNATIVE AL 41 BIS PER RAFFAELE CUTOLO


La raccolta firme per la concessione di misure alternative al carcere per Raffaele Cutolo e’ un “mission” umanitaria e di civilta’, perche’ e’ importante che nella nostra societa’ democratica il diritto non sia solo una parola ma si coniughi realmente con il senso di umanita’ e giustizia e non sia “giustizialismo ideologico”. La proposta vuole essere, altresi, un’iniziativa “critica” rispetto a normative “eccezionali” ( art 41 bis dell’O.P.) , talvolta eccessive rispetto ad atteggiamenti di ravvedimento operoso e di conversione, che sono diventate, in dispregio della Costituzione Italiana ed alla Carta internazionale dei Diritti Umani, un “credo ideologico” ma inefficaci rispetto allo sdradicamento della criminalita’ organizzata che tra l’altro intravede un nuovo protagonismo culturale quello delle donne, alimentato in pratica, tramite il 41 bis. La Giustizia e’ veramente “giusta” se la sua misura e' la Civilta’ , il senso dell’umanita’ ed il recupero sociale del detenuto, chiunque esso sia e qualunque crimine abbia commesso. Lo stato di privazione della liberta' personale nelle condizioni di ristretto in carcere per i reati penali gravi e/o efferati non puo' essere una vendetta sociale nei confronti del reo , se a questi non si da la possibilita' di reinserirsi socialmente. Grazie per attenzione con preghiera di dare diffusione all’iniziativa. Dott. Francesco Franzese  

Per firmare : 

La poesia fa miracoli. Anche a Raffaele Cutolo

Nei giorni scorsi Il Mattino di Napoli ha pubblicato un articolo relativo all’iniziativa del sig. Francesco Franzese, componente del centro “Don Peppe Diana” di Saviano (NA), che ha lanciato una petizione on line per ridurre il 41-bis a Raffaele Cutolo e applicargli misure alternative, sia per le non buone condizioni di salute, sia per gli anni già trascorsi in carcere (oltre mezzo secolo). Il Mattino pubblica anche un’intervista al procuratore Cafiero de Raho ed al sig. Antonino Salvia, figlio di Giuseppe Salvia, vice direttore del carcere di Poggioreale, che pagò con la vita “l’affronto al capo della Nco che aveva osato perquisire per far rispettare la legge”. Il procuratore de Raho e il sig. Salvia sono molto perplessi per questa petizione, oltretutto proposta dal centro “Don Peppe Diana”, il prete ucciso dai Casalesi. E’ chiaro che sarà la magistratura a decidere in merito. Per quello che può valere sento di esprimere il mio pensiero e di dare la mia testimonianza.Io credo che non sia assolutamente detto che chi commette un delitto non possa poi ravvedersi, aiutato in questo anche da qualche lettura ispirata e, perchè no, anche dalla scoperta della poesia che ti permette di tirare fuori sentimenti nascosti e ti aiuta a scoprire un sentire più elevato. Questo è capitato anni fa a Raffaele Cutolo che nel suo percorso di recupero, aiutato in questo anche dal Vescovo di Caserta Mons. Raffaele Nogaro, ha cercato di dare alla sua vita una direzione diversa. Cutolo, approfondendo la lettura e lo studio di grandi poeti e scrittori ha cominciato a scrivere appassionandosi alla poesia (alcune sono davvero belle), e questa “fiamma” comune ci ha fatto conoscere anche se solo per lettera. Così ho saputo del grande amore che lo lega a sua moglie Immacolata allietato anche dalla nascita di una bimba avuta con l’inseminazione artificiale. Non ci siamo mai conosciuti personalmente, ma siamo amici proprio per l’amore che ci lega alla poesia, a Napoli, alla parola di Cristo. Cutolo è ancora in carcere, però è un “uomo libero” nel cuore e nel pensiero. Un uomo nuovo che si può permettere adesso di dire ai giovani: “lavorate onestamente, con impegno; non fatevi lusingare e ingannare da falsi profeti e da facili guadagni; rispettate le regole, evitate i malfattori, confidate nella giustizia”.

Che straordinaria medicina è la poesia per il cuore dell’uomo! E che miracoli sa compiere l’amore!
P.S. Se a qualcuno può interessare, nell’ottobre del 2000, proprio perchè ho sempre creduto, e fermamente credo nel potere educativo e catartico delle buone letture, feci dono alla Biblioteca della Casa Circondariale di Poggioreale - Napoli, circa duemila volumi di poesie, saggi, storia, aneddotica e letteratura varia. Libri da me raccolti, con notevoli sacrifici, sin dal lontano 1952.
Fonte: oggi.it
Raffaele Pisani – www.raffaelepisani.it -  95124 Catania

sabato 10 agosto 2013

Che cosa c'entra Silvio Berlusconi con Raffaele Cutolo?

Silvio Berlusconi
Sempre più persone ci scrivono o commentano i post del nostro blog chiedendosi e chiedendoci cosa centri Silvio Berlusconi con lo storico boss della Nuova Camorra Organizzata. Ebbene, allo stato attuale non c'è nessuna inchiesta che possa far mettere in correlazione il nome del delinquente di Arcore (da oggi lo si può definire con questo sostantivo, visti i tre gradi di processo che lo hanno riconosciuto come tale)  col boss di Ottaviano. I due nomi vengono accostati da quando alcuni quotidiani hanno parlato delle passate vicende dell'avvocato Luigi Cesaro, detto "Giggino a' Purpetta", in cui il noto politico di Sant'Antimo fu vittima di richieste estorsive proprio dagli uomini del boss di Ottaviano. Le vicende risalgono agli anni settanta, poi Cesaro ha fatto il suo percorso artistico fino a diventare prima Presidente della Provincia di Napoli e poi parlamentare, sempre in quota Popolo della Libertà. Ecco tutto.

martedì 6 agosto 2013

Il magistrato Greco: «Cutolo libero? Ricominci a parlare»

Il pm: nel '94 iniziò il racconto dei segreti del clan

di Antonio Manzo
«Cutolo libero? È uno schiaffo allo Stato. È la resa della giustizia di fronte a misteri criminali inesplorati, a partire dalla trattativa tra Dc, camorra e terrorismo degli anni Ottanta e nel dopoterremoto. Il boss è stato un leader nazionale del crimine organizzato dai collegamenti solidi con la politica, la finanza e l’economia tutt’altro che archiviati. Cutolo ha pesato sulla Repubblica più di quanto si possa immaginare. Sì, proprio lui, impropriamente circoscritto come boss di Ottaviano o capo della Nco».

Alfredo Greco è pm a Vallo della Lucania, dopo una carriera anche al vertice dell’Antimafia di Salerno negli anni della guerra di camorra. Nel 1994 è lui che raccoglie e verbalizza, a mano e con la penna inchiostro verde, i «colloqui investigativi» con Raffaele Cutolo: il boss avvia la dissociazione dal mondo criminale e poi viene fermato dai servizi segreti e poi si blocca la notte che deve essere trasferito dal carcere di Carinola ad un appartamento segreto appositamente costruito, per lui e la giovane moglie Immacolata, in una caserma dei Carabinieri a Salerno. Lo Stato perse anche i soldi della ristrutturazione dell’immobile.

Cosa ricorda della notte della retromarcia di Cutolo?
«Quella notte da una parte ci sono io, insieme ad un capitano dei carabinieri. Uomini dello Stato che avevamo seguito la prima fase della dissociazione di Cutolo; dall’altra, a pochi metri da noi, e negli stessi corridoi gli uomini dei servizi segreti che hanno già sconsigliato al boss di proseguire il percorso di dissociazione. Di fronte a noi, l’altro Stato tragicamente presente nella storia italiana e quella notte minaccioso contro di noi, con un inseguimento di auto e moto sull’autostrada Salerno-Caserta».
Come comincia la dissociazione?
«Cutolo me ne parla dopo la mia requisitoria nel processo per l’omicidio di un bimbo di san Giuseppe Vesuviano, Casillo. Mi dice: mi avete convinto, sono stato io a uccidere il bambino. Primi approcci».
Il primo colloquio.
«È lui a dire: ”Da dove cominciamo?” E io rispondo: ”Dalla prima Comunione”. Sorride e comincia a parlare con compiutezza, correttezza e fiducia estrema».
Il primo riscontro significativo delle parole del boss.
«Ci fa ritrovare una pistola, pronta per l’uso, murata nel carcere di Poggioreale. Gli era stata consegnata da un magistrato, poi arrestato. È un valore simbolico ma efficace del linguaggio criminale».
In che periodo matura la decisione del boss?
«Negli anni in cui la criminalità chiede la «soluzione politica» con la dissociazione. Il clan Mocca il 17 febbraio ’94 fa trovare un carico di armi di fronte al tribunale di Salerno. Gesto preannunciato da monsignor Riboldi. Cutolo scrive anche a Violante, allora presidente della commissione parlamentare antimafia, e dichiara la volontà di dissociarsi».
Il primo capitolo dei quindici verbali.
«Il sequestro Cirillo, la trattativa con uomini della Dc, dei servizi segreti e delle Brigate Rosse. Parole devastanti, a pochi anni dalla linea della fermezza dello Stato sul sequestro e l’assassinio di Moro e della sua scorta».
Nella trattativa cosa garantisce lo Stato a Cutolo?
«Fette consistenti della gestione del dopoterremoto. Politica, affari e crimine. E questo si sa. Ma non sono noti i retroscena inquietanti di una trattativa che fa contare servitori dello Stato vittime innocenti della camorra».
Secondo capitolo dei quindici verbali.
«Cutolo parla e fornisce elementi utili nell’ambito di una indagine già sviluppata dalla procura di Salerno su una montagna di titoli di Stato falsificati e immessi sul mercato finanziario. L’indagine plana a Torino, con l’arresto del medico di Gianni Agnelli e di esponenti della massoneria di Montecarlo».
Il procuratore Federico Cafiero de Raho: Cutolo libero sarebbe ancora capace di riorganizzare fila criminali.
«Ha perfettamente ragione. Intervento deciso, puntuale ed opportuno».
Perchè?
«Anche lui sa che Cutolo non è solo storia della criminalità, ma è il leader di una politica criminale dispiegata, negli anni Ottanta-Novanta, sulla società e nella cultura meridionale».
Quindi, stop a Cutolo libero o con 41 bis allentato?
«Nessun dubbio. Perdonismo ipocrita e resa dello Stato. Il boss ricominci a parlare da dove si fermò nel ’94. O meglio fu fermato dallo Stato deviato».
Cosa potrebbe rifare Cutolo libero?
«Oggi, con la lucidità criminale che potrebbe ancora ritrovarsi, Cutolo inizierebbe a gestire un welfare parallelo per assistere chi è in difficoltà, ad esempio. O gestire l’economia in depressione. Perchè da noi lo Stato, oggi più di ieri , appare ancora lontano con le sue regole e la sua autorevolezza. E spesso, la Giustizia arriva con il torto del drammatico ritardo a riconsegnare le ragioni agli onesti».
fonte: Il Mattino
lunedì 5 agosto 2013

Raffaele Cutolo e la petizione per limitargli le restrizioni del carcere duro

Don Tonino Palmese, uno dei fondatori di Libera e da anni sacerdote dall'impegno sociale, cita Zaccheo il pubblicano, figura del Vangelo di Luca. E dice: "La redenzione significa restituzione del maltolto, come Zaccheo. Può significare anche restituzione della verità, su tutto ciò di orribile si è causato. Penso alla restituzione di verità per le vittime".


Fa sensazione l'iniziativa del "Centro Don Diana" di Saviano di Nola, che ha proposto online una petizione per ridurre il carcere duro a Raffaele Cutolo. Il fondatore della Nuova camorra organizzata, oggi 73enne, ha trascorso 50 anni in carcere e 21 al 41-bis. E loro, quelli del centro, con in testa Francesco Franzese, dipendente del Comune di Frattamaggiore, ne fanno "questione di umanità": chiedono misure alternative per il boss che si faceva chiamare "il Vangelo", mutuando codici e regole della camorra ottocentesca e della 'ndrangheta calabrese.


C'è spazio per redenzione e umanità, per chi non ha mai voluto collaborare con la giustizia ma, anzi,
assai spesso si è beffato delle istituzioni? Quando ancora non gli era stata concessa l'inseminazione artificiale per la moglie, Cutolo aveva incontrato alcuni magistrati, in testa Franco Roberti oggi procuratore nazionale antimafia, che gli proposero di collaborare. Lui fu possibilista, poi consultò la moglie Immacolata e la sorella Rosetta e fece marcia indietro. "Le mie donne non hanno voluto, scusatemi", disse.


La lotta alla mafia prevede il carcere duro, restrizioni pesanti per i detenuti. Anni fa, i radicali fecero uno studio su chi era al 41-bis. Oggi si parla di far tornare a casa il boss Bernardo Provenzano, molto malato. Anni fa, Lorenzo Nuvoletta fu scarcerato pochi giorni prima di morire di cancro. 


La mafia, la camorra, sono "una montagna di merda" si legge spesso in Rete. Un cancro mortale, un peso asfissiante per tutta la società italiana. E Cutolo ne è stato protagonista importante per anni. Probabilmente, e fanno testo il film, i libri, la canzone di De Andrè su di lui, il camorrista più importante del secondo dopoguerra. L'uomo che, attraverso centinaia di morti all'anno, con guerre sanguinose e lacrime di vittime innocenti, voleva centralizzare la camorra campana facendone un potere socio-criminale.


Centinaia di giovani disperati ne furono ammaliati, la repressione non fu semplice. "Siamo dalla parte delle vittime, come i familiari di Mimmo Beneventano, Marcello Torre, Pasquale Cappuccio, tanto per citarne qualcuno", dice Geppino Fiorenza, referente campano di Libera. Il coro di no è quasi unanime. Del resto, l'iniziativa ha raccolto non più di una decina di consensi in Rete. Cutolo non è malato, la redenzione resta fatto individuale di fede senza riflessi sociali collettivi. Da qui il no diffuso. 
fonte: Il Mattino
Pubblicato il 03 Agosto 2013 alle 13:33

mercoledì 24 luglio 2013

In rete una serie di articoli parlano di una raccolta firme contro il 41 bis per Cutolo, si tratta di una bufala?




Di seguito l'articolo riportato dalla testata giornalistica on line IlgiornaleLocale













Raffaele Cutolo
SAVIANO - “Raffaele Cutolo ha diritto a pagare la sua pena in un altro modo rispetto alla condizione di fatto da “internato” che vive attualmente al carcere dell’Aquila”. Così recita una parte della petizione rivolta al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri dal Centro Don Peppe Diana di Saviano. Una raccolta firme on line con cui si chiede al Guardasigilli di considerare la possibilità che ‘o professore, attualmente in regime di 41 bis, possa essere posto “nella condizione di potersi “riconciliare” totalmente con il passato in particolare con le vittime innocenti della sua storia criminale ed i loro familiari”.

Non è giusto, dicono i volontari del Centro Don Diana, che il padre fondatore della Nuova camorra organizzata, acerrimo nemico di Carmine Alfieri con cui ingaggiò una sanguinosa lotta per il controllo del territorio negli anni Ottanta, stia ancora scontando la sua pena al carcere duro, dopo avere trascorso “50 anni in carcere, dei quali 30 in isolamento”. Ha scontato la sua pe,a scrivono, ed ora deve potersi riconciliare con una storia criminale che è ormai negli annali.

“Il carcere senza riabilitazione e possibilità di rieducazione- scrivono- e’ solo una vergogna ed una vendetta sociale nei confronti del detenuto ed e’ contro ogni diritto umano quando di fatto diventa “internamento” senza garanzie giuridiche come il caso di Raffaele Cutolo, ex capo della nuova camorra organizzata negli anni 80, oggi ” convertito” senza giustizia”. Per questo chiedono con la petizione il “riaccertamento della pericolosita’ sociale e l’assegnazione a misure alternative al 41 bis” per l’ex ras della N.c.o.

La condizione di Cutolo, aggiungono gli estensori della petizione, è precaria dal punto di vista della salute; inoltre non è “inserito in nessun programma rieducativo e riabilitativo cosi come prevede il dettato costituzionale ed in situazione contraria di fatto alla giurisprudenza prevalente della corte europea di giustizia”. Vive da internato, nonostante si sia convertito sia alla Chiesa che alla “giustizia”. “Raffaele Cutolo oggi ha diritto- si legge nella petizione- come persona, alla possibilita’ di dimostrare che e’ cambiato e vuole rendersi utile alla societa’ pagando fino in fondo la sua pena e di dimostrare alla società democratica che e’ un uomo nuovo non solo perché ha pagato (circa 50 anni di carcere ,di cui 30 anni in regime di isolamento) ma anche perchè in lui vi e’ sicuramente oggi il germe di chi ha veramente compreso che il crimine non paga”.

Un altro giornale, Il Mediano.it, invece titola:

La denuncia. Fa più paura la camorra visibile o quella invisibile vestita da legalità?

22/07/2013
L
L'arresto di Cutolo
Nella città di Saviano, propongono una petizione per consentire a Cutolo la possibilità di interrompere il carcere duro. Analisi e domande sui giudizi populistici e sul rischio di dimenticare i reati.

Secondo la petizione con la raccolta di firme rivolta al ministro di Giustizia Annamaria Cancellieri, organizzata dal Centro Don Peppe Diana di Saviano, il boss Raffaele Cutolo, ha diritto a pagare la sua pena in un altro modo, non è giusto che stia ancora scontando la sua pena al carcere duro dopo aver trascorso cinquanta anni in carcere, dei quali trenta di isolamento.

La notizia ha scatenato reazioni differenti, c’è chi ritiene ignobile la proposta, c’è chi invece prende in considerazione l’idea con tolleranza. Va giustamente lasciato spazio alle libere interpretazioni di tutti i cittadini, conseguentemente poi, toccherà agli organi competenti valutare l’idea e affrontare l’eventuale procedura. La camorra è una cosa strana, spesso è un demone che si traveste da angelo. Una seria indagine ora andrebbe fatta non su Cutolo e sulle varianti che dovrebbero condurlo alla libertà, ma piuttosto, bisognerebbe capire bene chi sta dietro questa petizione. Qui c’è una domanda importante da fare, ma prima di farla è necessaria una premessa chiarificatrice. E’ troppo facile per i giornalisti, per i sociologi, per i “cavalieri” della legalità, ergersi a detentori della verità assoluta su ciò che è giusto in contrapposizione a ciò che è sbagliato.

Un mare di luoghi comuni populistici utili a distogliere l’attenzione dall’osservazione scientifica dei fenomeni. Ad esempio, Cutolo il cattivo lo conosciamo e tutti siamo pronti a crocefiggerlo, ma lo Stato che in quegli anni lo ha usato per miliardi d’interessi che aveva la politica del tempo? Di questo si parla poco. In molti di quelli che parlano e scrivono contro la camorra, c’è un’enorme dose di retorica, un giudizio forzato che all’istante ostracizza tutti coloro che non fanno parte della sacra cerchia della legalità. Ognuno dice la sua ed è tutto molto semplice, soprattutto se si tratta di crimine organizzato: si scrive contro la camorra, si giudica il boss e il gioco è fatto, l’intellettuale diventa eroe nel suo ruolo salvifico di difensore della giustizia e della moralità. Non sia anche quest’articolo un’ennesima tavola noiosa dei comandamenti.

Questa riflessione intende soltanto far suonare un campanello d’allarme, senza fanatismi e masturbazioni intellettuali attraverso narcisistiche condanne gridate a schiena dritta e petto in fuori, con tanto di indice accusatore. In questo caso c’è esclusivamente una volontà a definire un ragionamento comune, il ragionamento di tutte le persone dotate di un minimo di senso critico. Sulla base di ciò è forse il caso di pensare non tanto alla camorra e al suo comandante Cutolo, ma piuttosto a quei meccanismi che stanno alle spalle delle scelte elaborate dal crimine organizzato. Questa denuncia è un invito all’attenzione. Pur definendo che non esiste, nemmeno minimamente, il tentativo di voler calunniare il Centro Don Peppe Diana, che di sicuro è in buona fede e che agisce esclusivamente affinché sia garantita l’equità, bisognerebbe porsi alcune domande: qual è stata la scintilla che ha pilotato subdolamente l’origine di questa petizione?

Chi sta dietro questa scelta di carità cristiana che vede una petizione per salvare Cutolo? Chi sono i veri marionettisti di quest’atto di benevolenza e pietà? Il discorso è molto più ampio, qui c’è il rischio che non si tratti semplicemente della buona volontà di reinserire un imputato nella società. Qui c’è il rischio di sminuire il sangue delle vittime. Chi sta dietro di coloro che chiedono questa petizione? Siamo davvero sicuri che tutto ciò non sia pilotato da altre fonti vicine al vecchio leader della camorra? Forse la gente ha dimenticato chi è stato il fondatore della nuova camorra organizzata. Forse abbiamo dimenticato quanto è stato grande il suo potere e quali sono state le conseguenze politiche, economiche e sociali apportate da quest’uomo e dal suo “staff” negli anni gloriosi di quel sistema che ha condizionato direttamente o indirettamente la vita pubblica e privata di tantissime persone civili.

Non tutti ricordano la catena di morti generata dal potere di Raffaele Cutolo, un carisma talmente ampio da condizionare le scelte dello Stato. Ci sono stati momenti in cui era lo Stato che sottostava alle scelte di Cutolo, altri momenti invece, in cui “o’professore” non è servito più e quindi è stato fatto fuori, con tanto di arresto a vita con carcere duro. Esistono veri dubbi sulla cattiva condizione in cui vive il carcere il vecchio boss. Un uomo potente che non dice ancora tutta la verità o molto più probabilmente un uomo a cui non è consentito di pentirsi del tutto. Se parlasse Raffaele Cutolo, se dicesse realmente tutte le verità storiche, è possibile che molti esponenti del potere politico statale cadano dal loro pulpito di legali amministratori. E’ nel nostro istinto vedere ciò che vogliamo vedere.

La certezza della pena affinché non esistano precedenti emulatori, deve essere garantita con fermezza. Cutolo deve pagare totalmente e deve, indubbiamente, essere parte di un programma di riabilitazione sociale e rieducazione, così come dovrebbero pagare completamente tutti coloro che terrorizzano la vita e l’armonia collettiva. Tutti, camorristi, politi, governatori, ministri di Dio, eccetera. Bisogna fare molta attenzione dunque, sul rischio di collusione in questa scelta, andrebbero analizzate affondo le questioni: chi sta dietro questa valutazione? Quali sono i legami veri che intercorrono tra chi sta dietro la scelta di coloro che hanno proposto la petizione e i cutoliani?

Ecco, è questa la vera indagine che oggi andrebbe fatta. Appare davvero poco credibile che la decisione di questa petizione nasca in modo benevolo. Prima di garantire il riposo per Cutolo, bisogna pretendere che dalla sua bocca esca tutta la verità. Interamente. Dietro la faccia angelica di questa petizione forse esistono altre decisioni. Decisioni più grandi, studiate probabilmente a tavolino. Sarebbe dunque la prima volta che la camorra utilizza la legalità e la moralità esclusivamente per fini egoistici e criminali? Esagerazione? Allarmismo? Certo, esattamente come il fatto che nessuno sapeva dove si nascondeva Provenzano, così come sono tutte bugie quando si parla di legame tra Stato e mafia, così com’è un’esagerazione pensare che Falcone e Borsellino avessero intuito i legami tra politica e mafia.

Così come dovremmo credere che nessun amministratore politico era a conoscenza che dagli anni novanta si sotterravano rifiuti tossici nei sette ettari di terra a Caivano. Di quei veleni scoperti in quelle terre pochi giorni fa, sono tutti rimasti scandalizzati. Tutti politici in odore di santità che non erano a conoscenza di niente, e non dimentichiamoci inoltre che il ciuccio vola e che i regali a dicembre li porta Babbo Natale, senza sottovalutare inoltre che i bambini appena nati li porta la cicogna e che il topolino porta i soldini sotto il cuscino dei bimbi quando cadono i dentini di latte.

(Fonte foto: Rete Internet)