lunedì 19 agosto 2013

Le date principali della vicenda criminale di Raffaele Cutolo

• Ottaviano del Vesuvio (Napoli) 4 novembre 1941 (ma sui documenti, per un errore di trascrizione all’anagrafe, è segnato 10 dicembre 1941). Camorrista. Detenuto al 41 bis (attualmente a Terni), quasi ininterrottamente dal 27 settembre 1963. Sta scontando nove ergastoli. «Il carcere è la sua casa, il suo bunker istituzionale e garantito» (Adriano Baglivo).
• Detto ’o Professore di Ottaviano.
• Nato in un castello mediceo, ceduto al padre Giuseppe (dettoDon Peppe ‘e Monaco, coltivatore diretto), da ex signori impoveriti dalla guerra, che non erano riusciti a restituirgli dei soldi. Studi dalle suore, poi il lavoro (sarto, falegname, barbiere, fabbro, rappresentante di vini e confetti, autonoleggiatore abusivo). La svolta a 22 anni, il 24 settembre 1963, quando uccide sparandogli al cuore Michele Viscito, che lo aveva afferrato per la sciarpa avendolo sentito dire a due ragazze : «Andatevene a fa’ ‘nculo». Non che non l’avesse detto, lui era stanco, le ragazze strafottenti («La fatica degli sforzi fisici ti fa salire il sangue alla testa. Mi ha sempre provocato un senso di fastidio, di angoscia»), ma suo nonno lo aveva sempre ammonito: «Se porti le mazzate a casa, ti do il resto» (Giuseppe Marrazzo). Il 27 settembre si costituisce, e viene tradotto a Poggioreale.
• Condannato all’ergastolo più altri dodici anni, pena ridotta in appello a 24 anni, è in carcere quando nasce il figlio Roberto (in omaggio a Robin Hood), avuto da una relazione con Filomena Liguori. La zia gestiva una casa di prostitute e Cutolo temeva che la ragazza potesse fare una brutta fine. «Ero già temuto e rispettato anche per il ricordo di mio padre, che quando era in vita aveva aiutato tutti» (Francesco De Rosa, Un’altra vita, Marco Tropea 2001).
• Nel 1970 esce dal carcere per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Il contrabbando di sigarette a Napoli è in mano a mafiosi e a marsigliesi. Cutolo, predicando il riscatto dei napoletani dagli stranieri, recluta truppe di malviventi e, il 24 ottobre 1970 (giorno in cui si celebra l’arcangelo Raffaele), fonda ufficialmente la Nuova Camorra Organizzata (sulla suggestione delle letture storiche fatte in carcere, sui guappi della camorra dell’Ottocento). Formula del giuramento: «Noi siamo i cavalieri della camorra, siamo uomini d’onore, d’omertà e di sani principi, siamo signori del bene, della pace e dell’umiltà, ma anche padroni della vita e della morte. La legge della camorra a volte è spietata, ma con chi tradisce». Agli affiliati Cutolo promette stipendi mensili, assistenza legale e un fondo di solidarietà per i detenuti. Chi non sta con lui deve morire.
• «Se avessi intrapreso la carriera religiosa, sarei diventato papa».
• Viene arrestato di nuovo nel 71, nel corso di una sparatoria coi carabinieri nelle campagne di Palma Campania, che gli costa una condanna ad altri 14 anni. Ma gli viene riconosciuta l’infermità di mente e anziché in carcere viene recluso in manicomio giudiziario, prima a Sant’Efrem (Napoli), poi ad Aversa, dove può ricevere visite e continuare a condurre i suoi affari. Il 5 febbraio 1978 evade.
• Le perizie prodotte a sostegno della sua infermità mentale, diagnosticano un’epilessia primaria e richiamano il caso di una zia finita in manicomio. «Era bella e prosperosa… non aveva nulla delle altre donne della campagna piene di peli neri sulle gambe e sulle braccia. Lei ne aveva soltanto sulla “pucchiacca”, morbidi e ricci. Glieli accarezzavo con l’alluce del piede destro quando da bambino mi riusciva di dormire sulla brandina per mancanza di posti» (Marrazzo, Il camorrista Pironti 2005).
• «Hanno anche accertato che quando mi comprimono la giugulare, non rispondo più di me. Il sangue affluisce più forte e impetuoso verso il cervello, e io vengo preso da un irresistibile impeto di ribellione, da rabbia incontenibile, dalla voglia di imporre a ogni costo le mie ragioni» (ibidem).
• Nel frattempo ha anche stretto un patto con il boss della ’ndrangheta Paolo De Stefano (a Lamezia Terme), e con i malavitosi Renato Vallanzasca e Francis Turatello (a Milano), ma intanto si è rafforzato il fronte degli “anti-cutoli”. L’8 dicembre 1978 (giorno dell’Immacolata), Luigi Giuliano, boss di Forcella, costituisce la Nuova Fratellanza, un’organizzazione federale di famiglie napoletane, per combattere lo strapotere cutoliano (rispondono in duecento). La federazione (che diventerà la Nuova Famiglia), riunisce i Mallardo, i Vollaro, gli Alfieri, i Nuvoletta, i Bardellino, i Moccia, i Galasso. Tra il 1979 e il 1983 i morti ammazzati sono 818 (il culmine nel 1982: 264).
• Notte del 23 novembre 1980. Campania e Basilicata sono scosse dal terremoto. Cutolo, di nuovo in carcere, a Poggioreale, approfitta dell’apertura delle celle per ammazzare gli anti-cutoli (muoiono Michele Casillo, Giuseppe Clemente, Antonio Calmieri). Il pentito Mario Savio, allora ras dei Quartieri Spagnoli, e cutoliano: «Al centro c’era lui, Raffaele ‘O professore. Era circondato dalle guardie scelte. Saranno stati una sessantina di detenuti, la vestaglia di seta era la sua inquietante e grottesca divisa da generale golpista. Con calma e decisione impartiva gli ordini in quello spazio gigantesco, di cui aveva assunto il controllo totale. Divise gli uomini in piccole squadre. Ad alcuni consegnò la lista dei condannati a morte; ad altre assegnò il compito di scavare una via verso l’uscita. Il dramma si replica tre mesi dopo, il 14 febbraio 1981, durante un’altra scossa. Muoiono ammazzati Ciro Balisciano, Antonio Mangiapili e Vincenzo Piacente (quest’ultimo viene prima seviziato col fuoco, poi gli si schiaccia la testa tra un muro e un cancello) (Bruno De Stefano).
• Il 14 aprile 1981 muore ammazzato a colpi di pistola, mentre era a bordo della sua Fiat Ritmo, Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale, che lo sottoponeva a perquisizione più volte al giorno, e quella volta che si era beccato due schiaffi da lui, anziché reagire, era andato a denunciarlo. Per questo omicidio Cutolo si prenderà un altro ergastolo.
• «Se ad esempio gli arrivano in carcere cento vestiti, omaggio di un fabbricante della zona vesuviana, ne distribuisce novantanove e ne tiene uno per sé, badando accuratamente che la cosa si diffonda nell’ambiente carcerario. Non perché intenda allargare il suo ruolo solo all’interno del carcere, ma perché i detenuti – presto o tardi – usciranno, gli saranno grati e si trasformeranno in suoi affiliati» (Marrazzo). Molte tangenti gli vengono versate sul conto corrente carcerario. In soli 13 mesi, dal marzo dell’81 all’aprile dell’82, presso la portineria del carcere di Ascoli Piceno sono stati lasciati oltre 33 milioni. Altri 22 li ha ricevuti con vaglia postali (in tutto, oltre quattro milioni al mese).
• La gestione degli affari fuori dal carcere era rimessa alla sorella Rosetta: «Con lui, sempre in carcere, è toccato a Rosa diventare la portavoce presso i 15 capizona, far eseguire i suoi ordini, controllare la raccolta delle tangenti. Legata al fratello da un affetto quasi morboso che l’ha spinta a rimanere nubile, Rosa Cutolo, come una dama di San Vincenzo, gli ha dedicato tutto il suo tempo, nell’attesa spasmodica del colloquio settimanale in carcere. Vive solo per quello: quando giungeva l’ora chiamava a raccolta, a turno, gli amici del fratello, si faceva accompagnare in macchina fin sulla porta del penitenziario e consegnava alle guardie un pacco voluminoso. Dentro c’era la biancheria di Raffaele, il pane cotto in casa, nel forno a legna, qualche salsiccia fatta con le sue mani» (Adriano Baglivo).
• Il 27 aprile 1981 viene sequestrato dalle Brigate rosse l’assessore regionale dell’Urbanistica, Ciro Cirillo, uomo di fiducia di Antonio Gava. Cutolo interviene nelle trattative, su richiesta di servizi segreti ed esponenti politici. In cambio gli vengono promessi trattamento carcerario e perizie psichiatriche più favorevoli, e tangenti sugli appalti della ricostruzione. Cirillo viene liberato e una sentenza della Corte d’Appello sancirà l’avvenuta trattativa tramite Cutolo.
• Il 25 febbraio 1982, all’indomani di un vertice sull’ordine e la sicurezza nella provincia di Napoli, il ministro dell’Interno Rognoni dispone con urgenza il trasferimento di Cutolo da Ascoli Piceno all’Asinara, ma il ministro di Grazia e giustizia,Clelio Darida, inspiegabilmente, ritarda il trasloco. A quel punto interviene il presidente Sandro Pertini, al quale sono giunte voci di un trattamento più favorevole concesso a Cutolo, che il 18 aprile viene imbarcato per l’Asinara (Bruno De Stefano).
• Ha mai votato?«Mai. Né prima del carcere né dopo» (Paolo Berizzi nel 2006).
• La Nuova Famiglia ne approfitta per decapitare la NCO. Prime vittime designate la mente e il braccio di Cutolo: Alfonso Rosanova (16 aprile 1982, ucciso nell’ospedale Procida di Salerno, dov’è ricoverato) e Vincenzo Casillo (29 gennaio 1983, saltato in aria dopo aver messo in moto la sua Volkswagen Golf, nel quartiere Primavalle di Roma).
• Il 25 febbraio 1983 si pente Pasquale Barra, detto ’o Animale, che con Raffaele Cutolo aveva fondato la NCO. È in carcere, quando grida: «Aiuto, giudice, solo voi mi potete salvare!». Mandante il Cutolo, Barra aveva ucciso, con due siciliani (Salvatore Maltese e Antonino Faro), Francis Turatello, “Faccia d’Angelo”, della mala milanese (nel cortile del carcere di Nuoro, il17 agosto 1981). Il Turatello era ormai morto, ma il Faro infieriva, strappandogli a morsi pezzi di intestino, e sputandoli in segno di disprezzo tanto che ne rimase inorridito lo stesso Barra, che cercò di fermarlo. Ma “Faccia d’Angelo” aveva grandi amici nella mafia, Luciano Liggio e Gerlando Alberti, che mandarono a dire a Rosetta Cutolo, la sorella di Raffaele, che certe cose non si fanno. Al che la Cutolo rispose che il fratello non c’entrava niente, era stata un’iniziativa di Barra («è pazzo»). Sentendosi condannato a morte Barra decise di parlare (e parlò troppo, perché fu proprio lui ad accusare Enzo Tortora). Il 17 giugno partono 856 ordini contro persone ritenute legate a Cutolo e finisce in manette anche Enzo Tortora, che, condannato in primo grado, e assolto in appello, morirà di cancro nel 1988.
• Intanto ad Ascoli Piceno Cutolo si è innamorato, ricambiato, della sorella di un suo luogotenente, Immacolata Iacone, diciannovenne, conosciuta durante l’orario di visita in carcere. Si sposano il 26 maggio 1983. La Iacone, intervistata da Vanity Fair: «Il primo bacio arrivò dopo sei mesi di fidanzamento, in parlatoio sporgendo il corpo sopra il vetro… Il giorno del matrimonio in carcere è l’unica volta che ho visto mio marito per intero, dalle scarpe ai capelli, senza sbarre o muri divisori a separarci».
• «Prima di sposare mia moglie la avvertii: pensaci bene, perché con me è come se fossi vedova a vita… Quando mi sono sposato l’ho giurato sull’altare di Dio: basta con la mia vita passata. Io non rinnego niente di quello che ho fatto. Sono coerente con me stesso. Ho fatto del male, ho seminato odio, violenza, morte. E quindi devo sopportare tutto. Ma da molti anni ho chiuso con la camorra» (a Paolo Berizzi, cit.).
• Nell’agosto 1987 Cutolo fa lo sciopero della fame per protestare contro l’isolamento, a settembre sta così male che viene ricoverato nel centro clinico del carcere Buoncammino di Cagliari. Dopo le dimissioni abbandona l’Asinara e comincia una peregrinazione da un carcere all’altro per poter comparire nei vari processi in cui è imputato.
• Il 4 ottobre 1988 viene ucciso suo suocero, Salvatore Iacone, guardia notturna in una fabbrica di pomodori. Il 19 dicembre 1990 uccidono suo figlio Roberto, di anni 28, in soggiorno obbligato nel Varesotto. I sicari lo affiancano mentre è al volante della sua Volkswagen bianca, lui tenta di fuggire a piedi, finché non cade per terra. Muore sotto i ferri in ospedale (nel 2005 sarà condannato per l’omicidio Mario Fabbrocino).
• Nel 2005 chiede la grazia al presidente della Repubblica (non riceve risposta).
• «Mi sono pentito davanti a Dio, ma non davanti agli uomini. Secondo lei è morale fare arrestare cinquecento persone innocenti o colpevoli per andare a letto con la moglie o l’amante, pagati e protetti dallo Stato? Per me riabilitarsi significa essere coerente con me stesso, pagare gli errori con dignità. La dignità è più forte della libertà, non si baratta con nessun privilegio. È da anni che i magistrati provano a convincermi. Nel ‘94 il procuratoreFrancesco Greco, per il quale ho molto rispetto, mi disse: starai in una villa con tua moglie. Avremmo potuto avere un figlio. Rifiutai. E sono orgoglioso di aver sempre resistito alla tentazione. Penso che la legge sui pentiti sia un’offesa alla gente onesta e alle famiglie delle vittime» (Berizzi, cit.).
• Il 30 ottobre 2007, dopo l’ennesimo tentativo di inseminazione artificiale, nasce Denise, figlia di Raffaele Cutolo e Immacolata Iacone. «Quando sarà grande magari qualcuno le racconterà delle cose. Saprà chi è suo padre, conoscerà il suo passato, ma Raffaele è mio marito, l’uomo che amo. Non potrei mai immaginare la mia vita senza di lui» (Immacolata Iacone).
• Cutolo, come sta?«Come un uomo che si prepara a morire in carcere» (ibidem).
• Autore di poesie, la sua opera prima è Poesie e pensieri, esaminata da Sergio Pirro, psichiatra, che intervistato da Luciano Giannini, disse: «Ha uno stile sciatto, non conosce bene l’italiano e neanche il dialetto che si scrive in modo colto, non come fa lui… Una sensibilità c’è, non v’è dubbio. Se non altro perché Cutolo è stato capace di accettare suggestioni letterarie, di mettere insieme uno scritto che della poesia ha, qualche volta, l’apparenza. Inoltre, il fatto stesso che scriva poesie e pensieri, lo mostra sotto una luce diversa, che non è quella del capobanda spietato, incallito, pragmatico, di matrice nordamericana. Il primo tema è la solitudine. Non riesco a pensare di quest’uomo diversamente da come egli stesso dice, cioè “solo”. Cutolo cerca di dare di sé una immagine diversa da quella reale. Non il duro, il dittatore, il distruttore, ma il perseguitato, l’abbandonato, il solitario, colui che cerca l’amore della mamma e della donna» (Baglivo).
• Il 21 maggio 2008 fu uccisa anche sua suocera, Pasqualina Alaia, di anni 78, non per vendetta ma dal figlio, Giovanni Iacone, che non sopportando più di sentirsi dire sei un buono a nulla, la prese a martellate (cercato e trovato nella stazione della Circumvesuviana, minacciò i carabinieri con un revolver, e poi si precipitò a perdifiato lungo i binari, finché non fu arrestato, sotto la pioggia, nella stazione di Sant’Anastasia, dove consegnò, oltre al revolver, accetta e cesoia).

Giorgio Dell’Arti - Massimo Parrini
Catalogo dei viventi 2009, Marsilio
scheda aggiornata al 5 ottobre 2008

Il poeta Raffaele Pisani: "Cutolo è un uomo sinceramente cambiato"

Il Poeta Raffaele Pisani
In una nota postata nella pagina facebook del nostro blog (dedicata alla rassegna dei fatti storici orbitanti attorno alla figura del famoso boss della N.C.O. Raffaele Cutolo) il poeta Raffaele Pisani ha rilasciato una dichiarazione in merito al dibattito su una eventuale revisione delle misure carcerarie nei confronti dello storico camorrista di Ottaviano.

Il poeta scrive:

Mi sono fermamente convinto della svolta che Cutolo stava dando alla sua vita sin dal 1990, cioè da quando Raffaele mi inviò il suo libro "POESIE E PENSIERI" Edizioni Berisio, Napoli 1980 - e subito dopo le nuove poesie che mano a mano scriveva. La convinzione della "nuova vita" di Raffaele Cutolo divenne certezza sia leggendo appunto le sue nuove poesie e i nuovi "pensieri", sia parlandone con Nons. Raffaele Nogaro, Vescovo di Caserta e suo padre spirituale. Ribadisco, come ho sempre detto, facendo mie le sante parole pronunciate da Papa Roncalli, "il peccato va sempre condannato, il peccatore va aiutato, in particolare quando sinceramente lascia la via del male e imbocca quella del bene".
Raffaele Cutolo
Naturalmente le decisioni finali spettano alla magistratura che saprà valutare con giustizia e imparzialità i nuovi elementi che le saranno forniti.







Di seguito un'intervista che delinea la figura e lo spessore del poeta Raffaele Pisani

lunedì 12 agosto 2013

PETIZIONE PER CONCESSIONE DI MISURE ALTERNATIVE AL 41 BIS PER RAFFAELE CUTOLO


La raccolta firme per la concessione di misure alternative al carcere per Raffaele Cutolo e’ un “mission” umanitaria e di civilta’, perche’ e’ importante che nella nostra societa’ democratica il diritto non sia solo una parola ma si coniughi realmente con il senso di umanita’ e giustizia e non sia “giustizialismo ideologico”. La proposta vuole essere, altresi, un’iniziativa “critica” rispetto a normative “eccezionali” ( art 41 bis dell’O.P.) , talvolta eccessive rispetto ad atteggiamenti di ravvedimento operoso e di conversione, che sono diventate, in dispregio della Costituzione Italiana ed alla Carta internazionale dei Diritti Umani, un “credo ideologico” ma inefficaci rispetto allo sdradicamento della criminalita’ organizzata che tra l’altro intravede un nuovo protagonismo culturale quello delle donne, alimentato in pratica, tramite il 41 bis. La Giustizia e’ veramente “giusta” se la sua misura e' la Civilta’ , il senso dell’umanita’ ed il recupero sociale del detenuto, chiunque esso sia e qualunque crimine abbia commesso. Lo stato di privazione della liberta' personale nelle condizioni di ristretto in carcere per i reati penali gravi e/o efferati non puo' essere una vendetta sociale nei confronti del reo , se a questi non si da la possibilita' di reinserirsi socialmente. Grazie per attenzione con preghiera di dare diffusione all’iniziativa. Dott. Francesco Franzese  

Per firmare : 

La poesia fa miracoli. Anche a Raffaele Cutolo

Nei giorni scorsi Il Mattino di Napoli ha pubblicato un articolo relativo all’iniziativa del sig. Francesco Franzese, componente del centro “Don Peppe Diana” di Saviano (NA), che ha lanciato una petizione on line per ridurre il 41-bis a Raffaele Cutolo e applicargli misure alternative, sia per le non buone condizioni di salute, sia per gli anni già trascorsi in carcere (oltre mezzo secolo). Il Mattino pubblica anche un’intervista al procuratore Cafiero de Raho ed al sig. Antonino Salvia, figlio di Giuseppe Salvia, vice direttore del carcere di Poggioreale, che pagò con la vita “l’affronto al capo della Nco che aveva osato perquisire per far rispettare la legge”. Il procuratore de Raho e il sig. Salvia sono molto perplessi per questa petizione, oltretutto proposta dal centro “Don Peppe Diana”, il prete ucciso dai Casalesi. E’ chiaro che sarà la magistratura a decidere in merito. Per quello che può valere sento di esprimere il mio pensiero e di dare la mia testimonianza.Io credo che non sia assolutamente detto che chi commette un delitto non possa poi ravvedersi, aiutato in questo anche da qualche lettura ispirata e, perchè no, anche dalla scoperta della poesia che ti permette di tirare fuori sentimenti nascosti e ti aiuta a scoprire un sentire più elevato. Questo è capitato anni fa a Raffaele Cutolo che nel suo percorso di recupero, aiutato in questo anche dal Vescovo di Caserta Mons. Raffaele Nogaro, ha cercato di dare alla sua vita una direzione diversa. Cutolo, approfondendo la lettura e lo studio di grandi poeti e scrittori ha cominciato a scrivere appassionandosi alla poesia (alcune sono davvero belle), e questa “fiamma” comune ci ha fatto conoscere anche se solo per lettera. Così ho saputo del grande amore che lo lega a sua moglie Immacolata allietato anche dalla nascita di una bimba avuta con l’inseminazione artificiale. Non ci siamo mai conosciuti personalmente, ma siamo amici proprio per l’amore che ci lega alla poesia, a Napoli, alla parola di Cristo. Cutolo è ancora in carcere, però è un “uomo libero” nel cuore e nel pensiero. Un uomo nuovo che si può permettere adesso di dire ai giovani: “lavorate onestamente, con impegno; non fatevi lusingare e ingannare da falsi profeti e da facili guadagni; rispettate le regole, evitate i malfattori, confidate nella giustizia”.

Che straordinaria medicina è la poesia per il cuore dell’uomo! E che miracoli sa compiere l’amore!
P.S. Se a qualcuno può interessare, nell’ottobre del 2000, proprio perchè ho sempre creduto, e fermamente credo nel potere educativo e catartico delle buone letture, feci dono alla Biblioteca della Casa Circondariale di Poggioreale - Napoli, circa duemila volumi di poesie, saggi, storia, aneddotica e letteratura varia. Libri da me raccolti, con notevoli sacrifici, sin dal lontano 1952.
Fonte: oggi.it
Raffaele Pisani – www.raffaelepisani.it -  95124 Catania

sabato 10 agosto 2013

Che cosa c'entra Silvio Berlusconi con Raffaele Cutolo?

Silvio Berlusconi
Sempre più persone ci scrivono o commentano i post del nostro blog chiedendosi e chiedendoci cosa centri Silvio Berlusconi con lo storico boss della Nuova Camorra Organizzata. Ebbene, allo stato attuale non c'è nessuna inchiesta che possa far mettere in correlazione il nome del delinquente di Arcore (da oggi lo si può definire con questo sostantivo, visti i tre gradi di processo che lo hanno riconosciuto come tale)  col boss di Ottaviano. I due nomi vengono accostati da quando alcuni quotidiani hanno parlato delle passate vicende dell'avvocato Luigi Cesaro, detto "Giggino a' Purpetta", in cui il noto politico di Sant'Antimo fu vittima di richieste estorsive proprio dagli uomini del boss di Ottaviano. Le vicende risalgono agli anni settanta, poi Cesaro ha fatto il suo percorso artistico fino a diventare prima Presidente della Provincia di Napoli e poi parlamentare, sempre in quota Popolo della Libertà. Ecco tutto.

martedì 6 agosto 2013

Il magistrato Greco: «Cutolo libero? Ricominci a parlare»

Il pm: nel '94 iniziò il racconto dei segreti del clan

di Antonio Manzo
«Cutolo libero? È uno schiaffo allo Stato. È la resa della giustizia di fronte a misteri criminali inesplorati, a partire dalla trattativa tra Dc, camorra e terrorismo degli anni Ottanta e nel dopoterremoto. Il boss è stato un leader nazionale del crimine organizzato dai collegamenti solidi con la politica, la finanza e l’economia tutt’altro che archiviati. Cutolo ha pesato sulla Repubblica più di quanto si possa immaginare. Sì, proprio lui, impropriamente circoscritto come boss di Ottaviano o capo della Nco».

Alfredo Greco è pm a Vallo della Lucania, dopo una carriera anche al vertice dell’Antimafia di Salerno negli anni della guerra di camorra. Nel 1994 è lui che raccoglie e verbalizza, a mano e con la penna inchiostro verde, i «colloqui investigativi» con Raffaele Cutolo: il boss avvia la dissociazione dal mondo criminale e poi viene fermato dai servizi segreti e poi si blocca la notte che deve essere trasferito dal carcere di Carinola ad un appartamento segreto appositamente costruito, per lui e la giovane moglie Immacolata, in una caserma dei Carabinieri a Salerno. Lo Stato perse anche i soldi della ristrutturazione dell’immobile.

Cosa ricorda della notte della retromarcia di Cutolo?
«Quella notte da una parte ci sono io, insieme ad un capitano dei carabinieri. Uomini dello Stato che avevamo seguito la prima fase della dissociazione di Cutolo; dall’altra, a pochi metri da noi, e negli stessi corridoi gli uomini dei servizi segreti che hanno già sconsigliato al boss di proseguire il percorso di dissociazione. Di fronte a noi, l’altro Stato tragicamente presente nella storia italiana e quella notte minaccioso contro di noi, con un inseguimento di auto e moto sull’autostrada Salerno-Caserta».
Come comincia la dissociazione?
«Cutolo me ne parla dopo la mia requisitoria nel processo per l’omicidio di un bimbo di san Giuseppe Vesuviano, Casillo. Mi dice: mi avete convinto, sono stato io a uccidere il bambino. Primi approcci».
Il primo colloquio.
«È lui a dire: ”Da dove cominciamo?” E io rispondo: ”Dalla prima Comunione”. Sorride e comincia a parlare con compiutezza, correttezza e fiducia estrema».
Il primo riscontro significativo delle parole del boss.
«Ci fa ritrovare una pistola, pronta per l’uso, murata nel carcere di Poggioreale. Gli era stata consegnata da un magistrato, poi arrestato. È un valore simbolico ma efficace del linguaggio criminale».
In che periodo matura la decisione del boss?
«Negli anni in cui la criminalità chiede la «soluzione politica» con la dissociazione. Il clan Mocca il 17 febbraio ’94 fa trovare un carico di armi di fronte al tribunale di Salerno. Gesto preannunciato da monsignor Riboldi. Cutolo scrive anche a Violante, allora presidente della commissione parlamentare antimafia, e dichiara la volontà di dissociarsi».
Il primo capitolo dei quindici verbali.
«Il sequestro Cirillo, la trattativa con uomini della Dc, dei servizi segreti e delle Brigate Rosse. Parole devastanti, a pochi anni dalla linea della fermezza dello Stato sul sequestro e l’assassinio di Moro e della sua scorta».
Nella trattativa cosa garantisce lo Stato a Cutolo?
«Fette consistenti della gestione del dopoterremoto. Politica, affari e crimine. E questo si sa. Ma non sono noti i retroscena inquietanti di una trattativa che fa contare servitori dello Stato vittime innocenti della camorra».
Secondo capitolo dei quindici verbali.
«Cutolo parla e fornisce elementi utili nell’ambito di una indagine già sviluppata dalla procura di Salerno su una montagna di titoli di Stato falsificati e immessi sul mercato finanziario. L’indagine plana a Torino, con l’arresto del medico di Gianni Agnelli e di esponenti della massoneria di Montecarlo».
Il procuratore Federico Cafiero de Raho: Cutolo libero sarebbe ancora capace di riorganizzare fila criminali.
«Ha perfettamente ragione. Intervento deciso, puntuale ed opportuno».
Perchè?
«Anche lui sa che Cutolo non è solo storia della criminalità, ma è il leader di una politica criminale dispiegata, negli anni Ottanta-Novanta, sulla società e nella cultura meridionale».
Quindi, stop a Cutolo libero o con 41 bis allentato?
«Nessun dubbio. Perdonismo ipocrita e resa dello Stato. Il boss ricominci a parlare da dove si fermò nel ’94. O meglio fu fermato dallo Stato deviato».
Cosa potrebbe rifare Cutolo libero?
«Oggi, con la lucidità criminale che potrebbe ancora ritrovarsi, Cutolo inizierebbe a gestire un welfare parallelo per assistere chi è in difficoltà, ad esempio. O gestire l’economia in depressione. Perchè da noi lo Stato, oggi più di ieri , appare ancora lontano con le sue regole e la sua autorevolezza. E spesso, la Giustizia arriva con il torto del drammatico ritardo a riconsegnare le ragioni agli onesti».
fonte: Il Mattino
lunedì 5 agosto 2013

Raffaele Cutolo e la petizione per limitargli le restrizioni del carcere duro

Don Tonino Palmese, uno dei fondatori di Libera e da anni sacerdote dall'impegno sociale, cita Zaccheo il pubblicano, figura del Vangelo di Luca. E dice: "La redenzione significa restituzione del maltolto, come Zaccheo. Può significare anche restituzione della verità, su tutto ciò di orribile si è causato. Penso alla restituzione di verità per le vittime".


Fa sensazione l'iniziativa del "Centro Don Diana" di Saviano di Nola, che ha proposto online una petizione per ridurre il carcere duro a Raffaele Cutolo. Il fondatore della Nuova camorra organizzata, oggi 73enne, ha trascorso 50 anni in carcere e 21 al 41-bis. E loro, quelli del centro, con in testa Francesco Franzese, dipendente del Comune di Frattamaggiore, ne fanno "questione di umanità": chiedono misure alternative per il boss che si faceva chiamare "il Vangelo", mutuando codici e regole della camorra ottocentesca e della 'ndrangheta calabrese.


C'è spazio per redenzione e umanità, per chi non ha mai voluto collaborare con la giustizia ma, anzi,
assai spesso si è beffato delle istituzioni? Quando ancora non gli era stata concessa l'inseminazione artificiale per la moglie, Cutolo aveva incontrato alcuni magistrati, in testa Franco Roberti oggi procuratore nazionale antimafia, che gli proposero di collaborare. Lui fu possibilista, poi consultò la moglie Immacolata e la sorella Rosetta e fece marcia indietro. "Le mie donne non hanno voluto, scusatemi", disse.


La lotta alla mafia prevede il carcere duro, restrizioni pesanti per i detenuti. Anni fa, i radicali fecero uno studio su chi era al 41-bis. Oggi si parla di far tornare a casa il boss Bernardo Provenzano, molto malato. Anni fa, Lorenzo Nuvoletta fu scarcerato pochi giorni prima di morire di cancro. 


La mafia, la camorra, sono "una montagna di merda" si legge spesso in Rete. Un cancro mortale, un peso asfissiante per tutta la società italiana. E Cutolo ne è stato protagonista importante per anni. Probabilmente, e fanno testo il film, i libri, la canzone di De Andrè su di lui, il camorrista più importante del secondo dopoguerra. L'uomo che, attraverso centinaia di morti all'anno, con guerre sanguinose e lacrime di vittime innocenti, voleva centralizzare la camorra campana facendone un potere socio-criminale.


Centinaia di giovani disperati ne furono ammaliati, la repressione non fu semplice. "Siamo dalla parte delle vittime, come i familiari di Mimmo Beneventano, Marcello Torre, Pasquale Cappuccio, tanto per citarne qualcuno", dice Geppino Fiorenza, referente campano di Libera. Il coro di no è quasi unanime. Del resto, l'iniziativa ha raccolto non più di una decina di consensi in Rete. Cutolo non è malato, la redenzione resta fatto individuale di fede senza riflessi sociali collettivi. Da qui il no diffuso. 
fonte: Il Mattino
Pubblicato il 03 Agosto 2013 alle 13:33