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venerdì 12 gennaio 2018

IL PROFESSORE NON STA BENE





E' mistero sullo stato di salute di Raffaele Cutolo, ex boss della Nuova Camorra Organizzata incarcerato in regime di 41 bis presso il penitenziario di Parma. Sulla vicenda si stanno esprimendo diversi notiziari, arrivando ad affermare di uno stato di salute assai precario del detenuto. Diabete, una forma grave di artrite alle mani, prostatite e il peggioramento della vista che lo ha reso quasi cieco, il professore di Ottaviano non se la passa tanto bene. Il Partito Radicale, rappresentato da Rita Bernardi, ha annunciato che farà visita al carcere. Non si sbilancia invece il suo legale, l'avvocato Gaetano Aufiero: “Sono il suo avvocato, ma visto che al momento non ci sono più procedimenti legali a suo carico, non ci sentiamo da diversi mesi. Per questo motivo non posso dirvi di più in merito alle condizioni di salute di Cutolo“. Il professore è un uomo che si è convertito ed ha chiesto perdono per i suoi peccati a Dio e agli uomini e alle donne che ha fatto soffrire, e per questo ha sempre chiesto di restare in carcere ad espiare per i propri errori. Ma da più parti, in passato come ancora in questo frangente, sono giunte voci  di persone che invocano la scarcerazione di un anziano oramai decrepito. Ci si chiede se non bastino più di quarantanni di detenzione ad aver cambiato un uomo e se siano necessarie delle misure così restrittive lesive della dignità dell'essere umano come quella del 41 bis. Chi sbaglia è giusto che paghi. Ma la giustizia cesserà di essere tale se continuerà ad accanirsi in questo modo su quello che oramai è un povero vecchio.

venerdì 17 marzo 2017

Gomorra anche per Raffaele Cutolo. Il professore fa comodo a tutti, intanto marcisce in galera.

Raffaele Cutolo e gli attori di Gomorra
INTERNAPOLI. Da città simbolo del potere della camorra negli anni ‘80 a set di una fiction sulla malavita. Dai boss in carne e ossa a quelli costruiti attorno a un copione. Dalla realtà alla fantasia.
Gomorra 3, la serie ispirata ai racconti dello scrittore Roberto Saviano - come riportato da Metropolis - sbarca a Ottaviano. La troupe della fiction che tante polemiche ha alimentato nel corso di questi anni, ha scelto come set una chiesa sconsacrata. Una parrocchia piazzata a due passi dal castello Mediceo, l’ex reggia del boss Raffaele Cutolo, il padrino pluriergastolano che negli anni ‘70 fondò la Nuova Camorra Organizzata.
All’interno della parrocchia è stata allestita - già nel pomeriggio di ieri - una serra di marijuana che fungerà da sfondo per le scene che verranno girate sotto la direzione del regista Stefano Sollima.
21/02/2017

tratto da: http://www.internapoli.it/58524/il-capo-della-camorra-raffaele-cutolo-entra-in-gomorra-telecamere-nellex-reggia-del-professore

domenica 28 settembre 2014

“Ricordi in bianco e nero”: libro su Cutolo

Presentato a Casoria (NA) un libro su Cutolo della giornalista Gemma Tisci; le lettere, scritti, la vita, la storia personale nella storia sociale

Raffaele Cutolo
Raffaele Cutolo nasce il 4 novembre del 1941 ad Ottaviano.  Gemma Tisci, molti anni dopo, nascerà nella stessa città che, come lei precisa, è stata segnata dalla “presenza” di Cutolo, il quale “aleggiandovi sopra”, non ha permesso alla sua città Natale, le possibilità sociali che dagli anni ’60 avrebbe potuto avere se non le si fosse stampata addosso la problematica legata alla NCO[1] e, se pure di riflesso, quella della NF[2]. Gemma Tisci ha un ricordo d’infanzia: si recava ad ascoltare dischi in un locale assieme alle amiche, in motorino, quando fu invitata a lasciarlo. Nel ripigliare il motorino e prendere la strada si ritrovò davanti un signore che le disse anche qualche parola. Tornando a casa rivide “il signore sconosciuto” in televisione. Era Cutolo, all’epoca latitante. Vera o falsa che fosse quell’esperienza nel riconoscimento, è pur certo che la giornalista di cronaca del Mattino Gemma Tisci ha avuto il passato ed il futuro “segnato” da quell’incontro e dall’essere vissuta su di un territorio noto per gli assassini e le guerre delle bande. Non stupisce quindi che, con l’intelligenza e la capacità sue proprie, abbia vissuto crescendo in conoscenza nel settore della criminologia e, forte delle lettere scambiate proprio con Cutolo e gli studi, le interviste fatte, abbia deciso di “dedicare” uno dei suoi libri a Cutolo. La presentazione del libro " Ricordi in bianco e nero - La vera testimonianza epistolare in diretta dalla cella del boss Raffaele Cutolo”- è avvenuta venerdì 26 settembre ore 17.30. Presso la biblioteca dell'istituto alberghiero A. Torrente. Via Duca d'Osta - Casoria NA.  Ha fare da presentatrice, l’insegnante Rosalia Marino, che ha potuto così presentare ai suoi allievi del “Progetto Sirio” (scuola serale per il 3° e 4° anno di ragioneria), un “pezzo di storia”. Drammatica e delittuosa quanto si vuole, ma pur sempre capace di aprire l’orizzonte della conoscenza su fatti e misfatti che hanno segnato la vita delle popolazioni della Campania –e non solo-, visto i rapporti stretti con i clan della Sicilia e gli interessi nazionali posti in gioco, ad esempio, con il caso Cirillo.[3] La Marino ha ricordato, nel corso dell’incontro, di avere visto assieme ai suoi allievi il film sul giudice Rosario Livatino[4]. Si disse al tempo che Cossiga l’avesse definito “il giudice ragazzino”- e non in senso [5], (poi lo stesso Cossiga, dodici anni dopo la sua morte, in una lettera ai genitori smentì che parlasse di lui), di avere commentato la figura di Salvo D’Acquisto e discusso molte delle questioni sociali che i giovani dovrebbero conoscere. In questo senso ha ringraziato la giornalista Tisci, la quale, nel corso della serata, con puntuale e precisa conoscenza dei fatti, anche risalenti ad anni in cui non aveva consapevolezza personale, ha permesso ai presenti la comprensione più chiara di eventi verso i quali la popolazione giovane d’Italia non può avere valutazione e giudizio. La “nostra” giornalista, che senza dubbio deve essere stata nel tempo della sua “esposizione” ai fatti, con i suoi articoli di cronaca, ben consapevole dei rischi chi si possono correre -si ricordi per tutti il giovane collega del Mattino di Napoli Giancarlo Siani - ha portato avanti con i suoi articoli e con i suoi libri la volontà di chiarire fenomeni complessi, come il bullismo.  Parlando di Cutolo ha rigcordato una sua frase: -“Cutolo è morto, adesso è rimasto solo Raffaele, un uomo che sta pagando le colpe commesse”, precisando che, soggetto anche al 41 bis, l’uomo in questione è vissuto lontano dalla società da anni, per cui, probabilmente, trovandosi oggi nelle strade di Napoli e nel traffico gli tremerebbero le mani come ad un vecchio. Cutolo, riferendosi al film “Il camorrista”, in una delle lettere scritte a Gemma dice:-“…Ho visto il film il camorrista giorni or sono, certo che è un falso totale, intriso di calunnie ecc. ecc. io con questo film mi sono preso due ergastoli perché i Giudici e i giurati vennero influenzati da questo film”- La storia di Cutolo fuorilegge comincia nel 1963, quando uccise (lo svolgimento dei fatti è controverso), un suo paesano. Condannato con un giudizio primario all’ergastolo, in appello ebbe ventiquattro anni di reclusione. La Tisci oggettivamente chiarisce:-“Divenne camorrista in carcere”. Ma non lo scusa per questo.  In quanto a Cutolo. Per lui “La giustizia è come una prostituta”. Strano personaggio, che non si è mai pentito ( -“ … quello che mi fa rabbia è che i giudici Calabresi hanno subito creduto a questi cialtroni, cosiddetti pentiti”- [6]),  cui ricorrono i politici -vedi il caso Cirillo-[7]  che pare sapesse dove fosse stato nascosto Aldo Moro (altro grande mistero della politica italiana), uomo di cui si comprende meglio la “sua” verità sia ascoltando la collega Gemma Tisci quando ne parla che leggendo il suo lavoro, nel quale si apprende di più anche sulla malavita organizzata, i suoi metodi, i suoi sistemi, i suoi uomini, il suo passato.  –“Una vera ecatombe, altro che guerra civile”.[8]
Raffaele Cutolo
affettuoso-
Libro da leggere. Ma, da stampare nella testa dei giovani  soprattutto questa frase, tratta da una lettera di Cutolo:-“Grazie a mia moglie Tina ho detto basta alla camorra, dal giorno in cui l’ho sposata nella Cappella del carcere Sardo dell’Asinara,[9](…) . Ragazzi! Non seguite i capi di organizzazioni criminali, perché sono solo una razza d’infami!”-
Bianca Fasano

[1] La Nuova Camorra Organizzata (conosciuta anche con l'acronimoN.C.O.) è l'organizzazione camorristica creata da Raffaele Cutolo, boss dei boss della camorra, negli anni settanta in Campania. Si ingrandì enormemente agli inizi degli anni ottanta coinvolgendo gli altri clan di camorra in sanguinose guerre. Fu considerata estinta negli anni ’80, con l’arresto dei suoi capo clan.
[2] La Nuova Famiglia, detta anche NF,  era una confederazione di clan creata da boss quali Michele Zaza, i fratelli Ciro e Lorenzo Nuvoletta ed Antonio Bardellino (affiliati a Cosa Nostra), e da altri capi-banda camorristi (Carmine Alfieri, Luigi Giuliano, Pasquale Galasso).
[4]Rosario Angelo Livatino (Canicattì3 ottobre1952 – Agrigento21 settembre1990) è stato un magistratoitaliano assassinato dalla Stidda. che aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni.
[5]« Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno...? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta. »
[6]  Da una lettera alla moglie Tina.
[7] Alcuni esponenti della DC e rappresentanti dei servizi segreti chiesero la collaborazione di Cutolo
[8] -“Ricordi in bianco nero”. Pag. 15.
[9] Ma forse a merito del trasferimento,  nel 1982, l'attività di Cutolo e della NCO subisce un forte rallentamento. Intelligente volontà dl Presidente della Repubblica Sandro Pertini,  che chiese il trasferimento dal carcere di Ascoli Piceno (dove il detenuto Cutolo soggiornava in una stanza elegantemente arredata ed aveva due persone alle sue dipendenze. Assurdo). al carcere di massima sicurezza dell'Asinara, 

giovedì 22 agosto 2013

Petizione per misure alternative al 41 bis per Raffaele Cutolo. Ecco il testo integrale che tutti i media stravolgono.

Raffaele Cutolo
IL CARCERE SENZA RIABILITAZIONE E POSSIBILITA' DI RIEDUCAZIONE E' SOLO UNA VERGOGNA ED UNA VENDETTA SOCIALE NEI CONFRONTI DEL DETENUTO ED E' CONTRO OGNI DIRITTO UMANO QUANDO DI FATTO DIVENTA "INTERNAMENTO" SENZA GARANZIE GIURIDICHE COME IL CASO DI RAFFAELE CUTOLO, EX CAPO DELLA NUOVA CAMORRA ORGANIZZATA NEGLI ANNI 80, OGGI " CONVERTITO" SENZA GIUSTIZIA.
AL MINISTRO DI GIUSTIZIA
SIG.RA ANNAMARIA CANCELLIERI
VIA ARENULA,70-00186-ROMA



OGGETTO : PETIZIONE POPOLARE PER CHIEDERE IL RIACCERTAMENTO DELLA PERICOLOSITA’ SOCIALE (ART. 203 C.P.) ED ASSEGNAZIONE A MISURE ALTERNATIVE AL 41 BIS – L. N° 354/75 , PER IL DETENUTO RAFFAELE CUTOLO N. AD OTTAVIANO (NA) IL 04.11.1941.


ECCELLENTISSIMO SIGNOR MINISTRO DI GIUSTIZIA,AI SENSI DELL'ART. 27 COST. LE PENE DEVONO TENDERE ALLA RIEDUCAZIONE E RIABILITAZIONE DEL DETENUTO. RITENIAMO IMPORTANTE CHE NELLA NOSTRA SOCIETA’ DEMOCRATICA IL DIRITTO NON SIA SOLO UNA PAROLA MA SI CONIUGHI REALISTICAMENTE CON IL SENSO DI UMANITA’ E DI GIUSTIZIA E NON SIA “GIUSTIZIALISMO IDEOLOGICO”.QUESTA INIZIATIVA IN FAVORE DEL DETENUTO RAFFAELE CUTOLO IN OGGETTO , VUOLE ESSERE,ALTRESI’, UNA PROPOSIZIONE “CRITICA” RISPETTO A NORMATIVE NATE COME “ECCEZZIONALI”( ART. 41 BIS DELL’O.P.), TALVOLTA ECCESSIVE RISPETTO AD ATTEGGIAMENTI DI RAVVEDIMENTO OPEROSE E CONVERSIONE DEL REO , DIVENTATE , IN DISPREGIO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA E ALLA CARTA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI UMANI, “ “IL BRACCIO FORTE “ DI UN CREDO IDEOLOGICO MA CHE IN PRATICA INEFFICACI RISPETTO ALL’ELIMINAZIONE DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA . ILL.MO MINISTRO IL 41 BIS O.P. HA AVUTO L’AGGRAVANTE DI UN NUOVO PROTAGONISMO CULTURALE NEL CONTESTO DEI VERTICI DELLA CRIMINALITA’ CRIMINALIZZATA, QUELLO DELLE DONNE. LA GIUSTIZIA E’ VERAMENTE “GIUSTA” SE LA SUA MISURA E’ LA CIVILTA’. LA RIEDUCAZIONE DEL DETENUTO E LA POSSIBLITA’ CHE LO STESSO POSSA RICONCILIARSI DEFINITIVAMENTE CON IL SUO PASSATO HA EFFETTI IMPORTANTI ANCHE SUL PIANO VITTIMOLOGICO , CONTESTO SPESSO DIMENTICATO NELL’APPLICAZIONE DELLA PENA. QUESTO DEVE VALERE, AI SENSI DELL’ART. 3 DELL COSTITUZIONE ITALIANA , PER TUTTI I DETENUTI , QUALUNQUE CRIMINE ABBIANO COMMESSO ED IN QUALSIAI STATO DETENTIVI ESSI SI TROVINO.LO STATO DI PRIVAZIONE DELLA LIBERTA’ PERSONALE , NELLA CONDIZIONE DI RISTRETTO IN CARCERE PER REATI GRAVI, NON PUO’ COSTITUIRSI COME VENDETTA SOCIALE NEI CONFRONTI DEL REO. QUESTO SAREBBE LA NEGAZIONE DI UNA CIVILTA’ GIURIDICA DEMOCRATICA , CHE CI RIPORTEREBBE INDIETRO DI SECOLI. AL REO, FOSSE IL FAMIGERATO RAFFAELE CUTOLO COME QUALSIASI ALTRO “POVERO CRISTO” RISTRETTO, BISOGNA DARE LA POSSIBILITA’ DI POTER DIMOSTRARE, ,NEI FATTI, CHE E’ CAMBIATO E CHE VUOLE METTERSI AL SERVIZIO DEL BENE AVENDO RINNEGATO IL MALE .ILL.MO SIGNOR MINISTRO , RAMMENTIAMO CHE DA CIRCA 50 ANNI, RAFFAELE CUTOLO,EX CAPO DELLA NUOVA CAMORRA ORGANIZZATA,E' IN CARCERE E DAL 1982 SCONTA VARI ERGASTOLI IN REGIME DI CARCERE DURO, PRATICAMENTI SCONTATI IN QUASI TUTTI I CARCERI ITALIANI. DAL 1992,OVVERO DA 21 ANNI ,CON LA RIFORMA CARCERARIA, IL DETENUTO CUTOLO E' RISTRETTO IN REGIME DI 41 BIS,IN BASE AD UNA PRESUNTA “PERICOLOSITA’ SOCIALE” (SI DICE “PRESUNTA” PERCHE’ LA SUA FONDATEZZA HA MOTIVAZIONI PIU’ “IDEOLOGICHE” CHE DI PROVATO ED OGGETTIVO RISCONTRO ATTUALE) ED IN QUESTA CONDIZIONE DETENTIVA ,CON SERI PROBLEMI DI SALUTE,TROVASI ORA NEL CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DELL'AQUILA. QUI RISULTA NON ESSERE INSERITO IN NESSUN PROGRAMMA RIEDUCATIVO E RIABILITATIVO COSI COME PREVEDE IL DETTATO COSTITUZIONALE ED IN SITUAZIONE CONTRARIA DI FATTO ALLA GIURISPRUDENZA PREVALENTE DELLA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA .RAFFAELE CUTOLO,CON IL 41 BIS , SI TROVA NEL CARCERE DELL’AQUILA PRATICAMENTE DA “INTERNATO” E NON DA NORMALE “DETENUTO” .DAL 1983, RAFFAELE CUTOLO, HA DICHIARATO DI AVER CHIUSO DEFINITIVAMENTE CON IL SUO PASSATO DI CAMORRISTA. EGLI SI E' "CONVERTITO" SPIRITUALMENTE E VUOLE DIMOSTRARE DI ESSERE OGGI,ANCHE SOCIALMENTE, UNA PERSONA DIVERSA,COME ,IN PIU’ OCCASIONI, HA SOSTENUTO MONS. RAFFAELE NOGARO ,VESCOVO EMERITO DI CASERTA,CHE LO CONOSCE SPIRITUALMENTE DA OLTRE 25 ANNI. ALCUNI ASPETTI DI QUESTA PERSONA , OLTRE UN PASSATO DA EFFERATO CAMORRISTA,STRANAMENTE RISULTANO ESSERE RICCHI , PER QUELL’AMORE CHE TUTTO COMPRENDE ED ISPIRA LA NOSTRA UMANITA’ , DI RISVOLTI INTERIORI POCO CONOSCIUTI AI PIU’,MENO MESSI IN EVIDENZA ,POCO RICERCATI ALL’OSSERVAZIONE ED ANALISI PERSONOLOGICA, I QUALI SE ATTENTAMENTE UTILIZZATI POSSONO ESSERE,PARADOSSALMENTE UTILI, AL MIGLIORAMENTO SOCIALE E DI INSEGNAMENTO PER TANTI DERELITTI ANCORA ILLUSI DAL CRIMINE. RAFFAELE CUTOLO OGGI HA DIRITTO, COME PERSONA, ALLA POSSIBILITA’ DI DIMOSTRARE CHE E’ CAMBIATO E VUOLE RENDERSI UTILE ALLA SOCIETA’ PAGANDO FINO IN FONDO LA SUA PENA E DI DIMOSTRARE ALLA SOCIETA’ CHE E’ UN UOMO NUOVO NON SOLO PERCHE’ HA PAGATO (CIRCA 50 ANNI DI CARCERE ,DI CUI 30 ANNI IN REGIME DI ISOLAMENTO) MA ANCHE PERCHE’ IN LUI VI E’ SICURAMENTE OGGI IL GERME DI CHI HA VERAMENTE COMPRESO CHE IL CRIMINE NON PAGA. RAFFAELE CUTOLO HA DIRITTO A PAGARE LA SUA PENA IN UN ALTRO MODO RISPETTO ALLA CONDIZIONE DI FATTO DA “INTERNATO” CHE VIVE ATTUALMENTE AL CARCERE DELL’AQUILA . LA SOCIETA’ HA IL DOVERE DI RICONSIDERARE ,CON TUTTE LE PRECAUZIONI MA CON ATTENZIONE, LA SITUAZIONE PERSONALE E POSIZIONE DI CUTOLO COME DETENUTO OGGI RISTRETTO AL 41 BIS E MAGARI,SE POSSIBILE, METTERLO NELLA CONDIZIONE DI POTERSI “RICONCILIARE” TOTALMENTE CON IL PASSATO IN PARTICOLARE CON LE VITTIME INNOCENTI DELLA SUA STORIA CRIMINALE ED I LORO FAMILIARI,STORIA CRIMINALE CHE ORAMAI ,GRAZIE A DIO, NON C’E PIU’. PERTANTO SI CHIEDE ALLA S.V. ILLUSTRISSIMA ,QUALE E AUTORITA’ PREPOSTA, DI VOLER ATTIVARE LE PROCEDURE DI RITO AFFINCHE SI RICONSIDERI ,COME SI E’ FATTO RECENTEMENTE PER ALTRI DETENUTI AL 41 BIS, LA SITUAZIONE DI “PERICOLOSITA’ SOCIALE “ DEL DETENUTO CUTOLO RAFFAELE NELLA SUA POSIZIONE DI DETENUTO AL 41 BIS , CON MISURE DETENTIVE ALTERNATIVE A QUESTO REGIME CARCERARIO. I PETENTI RINGRAZIANO PER L’ATTENZIONE PRESTATA ALLA PRESENTE DICHIARANDO ESPRESSAMENTE CHE LE INTENZIONI DELLA STESSA TROVANO RISCONTRO ESCLUSIVAMENTE NELLE MOTIVAZIONI DI GIUSTIZIA ED UMANITA’ A CUI E’ EFFETTIVAMENTE ISPIRATA.


DISTINTI OSSEQUI

I PETENTI 
Cordiali saluti,
[Il tuo nome]

lunedì 19 agosto 2013

Le date principali della vicenda criminale di Raffaele Cutolo

• Ottaviano del Vesuvio (Napoli) 4 novembre 1941 (ma sui documenti, per un errore di trascrizione all’anagrafe, è segnato 10 dicembre 1941). Camorrista. Detenuto al 41 bis (attualmente a Terni), quasi ininterrottamente dal 27 settembre 1963. Sta scontando nove ergastoli. «Il carcere è la sua casa, il suo bunker istituzionale e garantito» (Adriano Baglivo).
• Detto ’o Professore di Ottaviano.
• Nato in un castello mediceo, ceduto al padre Giuseppe (dettoDon Peppe ‘e Monaco, coltivatore diretto), da ex signori impoveriti dalla guerra, che non erano riusciti a restituirgli dei soldi. Studi dalle suore, poi il lavoro (sarto, falegname, barbiere, fabbro, rappresentante di vini e confetti, autonoleggiatore abusivo). La svolta a 22 anni, il 24 settembre 1963, quando uccide sparandogli al cuore Michele Viscito, che lo aveva afferrato per la sciarpa avendolo sentito dire a due ragazze : «Andatevene a fa’ ‘nculo». Non che non l’avesse detto, lui era stanco, le ragazze strafottenti («La fatica degli sforzi fisici ti fa salire il sangue alla testa. Mi ha sempre provocato un senso di fastidio, di angoscia»), ma suo nonno lo aveva sempre ammonito: «Se porti le mazzate a casa, ti do il resto» (Giuseppe Marrazzo). Il 27 settembre si costituisce, e viene tradotto a Poggioreale.
• Condannato all’ergastolo più altri dodici anni, pena ridotta in appello a 24 anni, è in carcere quando nasce il figlio Roberto (in omaggio a Robin Hood), avuto da una relazione con Filomena Liguori. La zia gestiva una casa di prostitute e Cutolo temeva che la ragazza potesse fare una brutta fine. «Ero già temuto e rispettato anche per il ricordo di mio padre, che quando era in vita aveva aiutato tutti» (Francesco De Rosa, Un’altra vita, Marco Tropea 2001).
• Nel 1970 esce dal carcere per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Il contrabbando di sigarette a Napoli è in mano a mafiosi e a marsigliesi. Cutolo, predicando il riscatto dei napoletani dagli stranieri, recluta truppe di malviventi e, il 24 ottobre 1970 (giorno in cui si celebra l’arcangelo Raffaele), fonda ufficialmente la Nuova Camorra Organizzata (sulla suggestione delle letture storiche fatte in carcere, sui guappi della camorra dell’Ottocento). Formula del giuramento: «Noi siamo i cavalieri della camorra, siamo uomini d’onore, d’omertà e di sani principi, siamo signori del bene, della pace e dell’umiltà, ma anche padroni della vita e della morte. La legge della camorra a volte è spietata, ma con chi tradisce». Agli affiliati Cutolo promette stipendi mensili, assistenza legale e un fondo di solidarietà per i detenuti. Chi non sta con lui deve morire.
• «Se avessi intrapreso la carriera religiosa, sarei diventato papa».
• Viene arrestato di nuovo nel 71, nel corso di una sparatoria coi carabinieri nelle campagne di Palma Campania, che gli costa una condanna ad altri 14 anni. Ma gli viene riconosciuta l’infermità di mente e anziché in carcere viene recluso in manicomio giudiziario, prima a Sant’Efrem (Napoli), poi ad Aversa, dove può ricevere visite e continuare a condurre i suoi affari. Il 5 febbraio 1978 evade.
• Le perizie prodotte a sostegno della sua infermità mentale, diagnosticano un’epilessia primaria e richiamano il caso di una zia finita in manicomio. «Era bella e prosperosa… non aveva nulla delle altre donne della campagna piene di peli neri sulle gambe e sulle braccia. Lei ne aveva soltanto sulla “pucchiacca”, morbidi e ricci. Glieli accarezzavo con l’alluce del piede destro quando da bambino mi riusciva di dormire sulla brandina per mancanza di posti» (Marrazzo, Il camorrista Pironti 2005).
• «Hanno anche accertato che quando mi comprimono la giugulare, non rispondo più di me. Il sangue affluisce più forte e impetuoso verso il cervello, e io vengo preso da un irresistibile impeto di ribellione, da rabbia incontenibile, dalla voglia di imporre a ogni costo le mie ragioni» (ibidem).
• Nel frattempo ha anche stretto un patto con il boss della ’ndrangheta Paolo De Stefano (a Lamezia Terme), e con i malavitosi Renato Vallanzasca e Francis Turatello (a Milano), ma intanto si è rafforzato il fronte degli “anti-cutoli”. L’8 dicembre 1978 (giorno dell’Immacolata), Luigi Giuliano, boss di Forcella, costituisce la Nuova Fratellanza, un’organizzazione federale di famiglie napoletane, per combattere lo strapotere cutoliano (rispondono in duecento). La federazione (che diventerà la Nuova Famiglia), riunisce i Mallardo, i Vollaro, gli Alfieri, i Nuvoletta, i Bardellino, i Moccia, i Galasso. Tra il 1979 e il 1983 i morti ammazzati sono 818 (il culmine nel 1982: 264).
• Notte del 23 novembre 1980. Campania e Basilicata sono scosse dal terremoto. Cutolo, di nuovo in carcere, a Poggioreale, approfitta dell’apertura delle celle per ammazzare gli anti-cutoli (muoiono Michele Casillo, Giuseppe Clemente, Antonio Calmieri). Il pentito Mario Savio, allora ras dei Quartieri Spagnoli, e cutoliano: «Al centro c’era lui, Raffaele ‘O professore. Era circondato dalle guardie scelte. Saranno stati una sessantina di detenuti, la vestaglia di seta era la sua inquietante e grottesca divisa da generale golpista. Con calma e decisione impartiva gli ordini in quello spazio gigantesco, di cui aveva assunto il controllo totale. Divise gli uomini in piccole squadre. Ad alcuni consegnò la lista dei condannati a morte; ad altre assegnò il compito di scavare una via verso l’uscita. Il dramma si replica tre mesi dopo, il 14 febbraio 1981, durante un’altra scossa. Muoiono ammazzati Ciro Balisciano, Antonio Mangiapili e Vincenzo Piacente (quest’ultimo viene prima seviziato col fuoco, poi gli si schiaccia la testa tra un muro e un cancello) (Bruno De Stefano).
• Il 14 aprile 1981 muore ammazzato a colpi di pistola, mentre era a bordo della sua Fiat Ritmo, Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale, che lo sottoponeva a perquisizione più volte al giorno, e quella volta che si era beccato due schiaffi da lui, anziché reagire, era andato a denunciarlo. Per questo omicidio Cutolo si prenderà un altro ergastolo.
• «Se ad esempio gli arrivano in carcere cento vestiti, omaggio di un fabbricante della zona vesuviana, ne distribuisce novantanove e ne tiene uno per sé, badando accuratamente che la cosa si diffonda nell’ambiente carcerario. Non perché intenda allargare il suo ruolo solo all’interno del carcere, ma perché i detenuti – presto o tardi – usciranno, gli saranno grati e si trasformeranno in suoi affiliati» (Marrazzo). Molte tangenti gli vengono versate sul conto corrente carcerario. In soli 13 mesi, dal marzo dell’81 all’aprile dell’82, presso la portineria del carcere di Ascoli Piceno sono stati lasciati oltre 33 milioni. Altri 22 li ha ricevuti con vaglia postali (in tutto, oltre quattro milioni al mese).
• La gestione degli affari fuori dal carcere era rimessa alla sorella Rosetta: «Con lui, sempre in carcere, è toccato a Rosa diventare la portavoce presso i 15 capizona, far eseguire i suoi ordini, controllare la raccolta delle tangenti. Legata al fratello da un affetto quasi morboso che l’ha spinta a rimanere nubile, Rosa Cutolo, come una dama di San Vincenzo, gli ha dedicato tutto il suo tempo, nell’attesa spasmodica del colloquio settimanale in carcere. Vive solo per quello: quando giungeva l’ora chiamava a raccolta, a turno, gli amici del fratello, si faceva accompagnare in macchina fin sulla porta del penitenziario e consegnava alle guardie un pacco voluminoso. Dentro c’era la biancheria di Raffaele, il pane cotto in casa, nel forno a legna, qualche salsiccia fatta con le sue mani» (Adriano Baglivo).
• Il 27 aprile 1981 viene sequestrato dalle Brigate rosse l’assessore regionale dell’Urbanistica, Ciro Cirillo, uomo di fiducia di Antonio Gava. Cutolo interviene nelle trattative, su richiesta di servizi segreti ed esponenti politici. In cambio gli vengono promessi trattamento carcerario e perizie psichiatriche più favorevoli, e tangenti sugli appalti della ricostruzione. Cirillo viene liberato e una sentenza della Corte d’Appello sancirà l’avvenuta trattativa tramite Cutolo.
• Il 25 febbraio 1982, all’indomani di un vertice sull’ordine e la sicurezza nella provincia di Napoli, il ministro dell’Interno Rognoni dispone con urgenza il trasferimento di Cutolo da Ascoli Piceno all’Asinara, ma il ministro di Grazia e giustizia,Clelio Darida, inspiegabilmente, ritarda il trasloco. A quel punto interviene il presidente Sandro Pertini, al quale sono giunte voci di un trattamento più favorevole concesso a Cutolo, che il 18 aprile viene imbarcato per l’Asinara (Bruno De Stefano).
• Ha mai votato?«Mai. Né prima del carcere né dopo» (Paolo Berizzi nel 2006).
• La Nuova Famiglia ne approfitta per decapitare la NCO. Prime vittime designate la mente e il braccio di Cutolo: Alfonso Rosanova (16 aprile 1982, ucciso nell’ospedale Procida di Salerno, dov’è ricoverato) e Vincenzo Casillo (29 gennaio 1983, saltato in aria dopo aver messo in moto la sua Volkswagen Golf, nel quartiere Primavalle di Roma).
• Il 25 febbraio 1983 si pente Pasquale Barra, detto ’o Animale, che con Raffaele Cutolo aveva fondato la NCO. È in carcere, quando grida: «Aiuto, giudice, solo voi mi potete salvare!». Mandante il Cutolo, Barra aveva ucciso, con due siciliani (Salvatore Maltese e Antonino Faro), Francis Turatello, “Faccia d’Angelo”, della mala milanese (nel cortile del carcere di Nuoro, il17 agosto 1981). Il Turatello era ormai morto, ma il Faro infieriva, strappandogli a morsi pezzi di intestino, e sputandoli in segno di disprezzo tanto che ne rimase inorridito lo stesso Barra, che cercò di fermarlo. Ma “Faccia d’Angelo” aveva grandi amici nella mafia, Luciano Liggio e Gerlando Alberti, che mandarono a dire a Rosetta Cutolo, la sorella di Raffaele, che certe cose non si fanno. Al che la Cutolo rispose che il fratello non c’entrava niente, era stata un’iniziativa di Barra («è pazzo»). Sentendosi condannato a morte Barra decise di parlare (e parlò troppo, perché fu proprio lui ad accusare Enzo Tortora). Il 17 giugno partono 856 ordini contro persone ritenute legate a Cutolo e finisce in manette anche Enzo Tortora, che, condannato in primo grado, e assolto in appello, morirà di cancro nel 1988.
• Intanto ad Ascoli Piceno Cutolo si è innamorato, ricambiato, della sorella di un suo luogotenente, Immacolata Iacone, diciannovenne, conosciuta durante l’orario di visita in carcere. Si sposano il 26 maggio 1983. La Iacone, intervistata da Vanity Fair: «Il primo bacio arrivò dopo sei mesi di fidanzamento, in parlatoio sporgendo il corpo sopra il vetro… Il giorno del matrimonio in carcere è l’unica volta che ho visto mio marito per intero, dalle scarpe ai capelli, senza sbarre o muri divisori a separarci».
• «Prima di sposare mia moglie la avvertii: pensaci bene, perché con me è come se fossi vedova a vita… Quando mi sono sposato l’ho giurato sull’altare di Dio: basta con la mia vita passata. Io non rinnego niente di quello che ho fatto. Sono coerente con me stesso. Ho fatto del male, ho seminato odio, violenza, morte. E quindi devo sopportare tutto. Ma da molti anni ho chiuso con la camorra» (a Paolo Berizzi, cit.).
• Nell’agosto 1987 Cutolo fa lo sciopero della fame per protestare contro l’isolamento, a settembre sta così male che viene ricoverato nel centro clinico del carcere Buoncammino di Cagliari. Dopo le dimissioni abbandona l’Asinara e comincia una peregrinazione da un carcere all’altro per poter comparire nei vari processi in cui è imputato.
• Il 4 ottobre 1988 viene ucciso suo suocero, Salvatore Iacone, guardia notturna in una fabbrica di pomodori. Il 19 dicembre 1990 uccidono suo figlio Roberto, di anni 28, in soggiorno obbligato nel Varesotto. I sicari lo affiancano mentre è al volante della sua Volkswagen bianca, lui tenta di fuggire a piedi, finché non cade per terra. Muore sotto i ferri in ospedale (nel 2005 sarà condannato per l’omicidio Mario Fabbrocino).
• Nel 2005 chiede la grazia al presidente della Repubblica (non riceve risposta).
• «Mi sono pentito davanti a Dio, ma non davanti agli uomini. Secondo lei è morale fare arrestare cinquecento persone innocenti o colpevoli per andare a letto con la moglie o l’amante, pagati e protetti dallo Stato? Per me riabilitarsi significa essere coerente con me stesso, pagare gli errori con dignità. La dignità è più forte della libertà, non si baratta con nessun privilegio. È da anni che i magistrati provano a convincermi. Nel ‘94 il procuratoreFrancesco Greco, per il quale ho molto rispetto, mi disse: starai in una villa con tua moglie. Avremmo potuto avere un figlio. Rifiutai. E sono orgoglioso di aver sempre resistito alla tentazione. Penso che la legge sui pentiti sia un’offesa alla gente onesta e alle famiglie delle vittime» (Berizzi, cit.).
• Il 30 ottobre 2007, dopo l’ennesimo tentativo di inseminazione artificiale, nasce Denise, figlia di Raffaele Cutolo e Immacolata Iacone. «Quando sarà grande magari qualcuno le racconterà delle cose. Saprà chi è suo padre, conoscerà il suo passato, ma Raffaele è mio marito, l’uomo che amo. Non potrei mai immaginare la mia vita senza di lui» (Immacolata Iacone).
• Cutolo, come sta?«Come un uomo che si prepara a morire in carcere» (ibidem).
• Autore di poesie, la sua opera prima è Poesie e pensieri, esaminata da Sergio Pirro, psichiatra, che intervistato da Luciano Giannini, disse: «Ha uno stile sciatto, non conosce bene l’italiano e neanche il dialetto che si scrive in modo colto, non come fa lui… Una sensibilità c’è, non v’è dubbio. Se non altro perché Cutolo è stato capace di accettare suggestioni letterarie, di mettere insieme uno scritto che della poesia ha, qualche volta, l’apparenza. Inoltre, il fatto stesso che scriva poesie e pensieri, lo mostra sotto una luce diversa, che non è quella del capobanda spietato, incallito, pragmatico, di matrice nordamericana. Il primo tema è la solitudine. Non riesco a pensare di quest’uomo diversamente da come egli stesso dice, cioè “solo”. Cutolo cerca di dare di sé una immagine diversa da quella reale. Non il duro, il dittatore, il distruttore, ma il perseguitato, l’abbandonato, il solitario, colui che cerca l’amore della mamma e della donna» (Baglivo).
• Il 21 maggio 2008 fu uccisa anche sua suocera, Pasqualina Alaia, di anni 78, non per vendetta ma dal figlio, Giovanni Iacone, che non sopportando più di sentirsi dire sei un buono a nulla, la prese a martellate (cercato e trovato nella stazione della Circumvesuviana, minacciò i carabinieri con un revolver, e poi si precipitò a perdifiato lungo i binari, finché non fu arrestato, sotto la pioggia, nella stazione di Sant’Anastasia, dove consegnò, oltre al revolver, accetta e cesoia).

Giorgio Dell’Arti - Massimo Parrini
Catalogo dei viventi 2009, Marsilio
scheda aggiornata al 5 ottobre 2008

lunedì 10 giugno 2013

La vedetta non serve a niente...


Un brano di intervista in cui il "professore di Ottaviano" esprime la sua filosofia di vita e in cui ammette tutte le sue responsabilità in merito ai crimini contestatigli.

venerdì 8 giugno 2012

Cutolo, l'ultimo desiderio "Il mio seme per un figlio"

L'intervista. Il boss dal carcere: "Pago i miei errori con dignità
non rinnego ciò che ho fatto. Sono coerente con me stesso" 


Di PAOLO BERIZZI (La Repubblica)


Raffaele Cutolo

NOVARA - È un pomeriggio di maggio, una domenica. Il cancello del supercarcere di Belluno si schiude davanti a tre uomini. Tre professionisti. Due medici - un chirurgo e un urologo - e un avvocato. Con loro doveva esserci anche un anestesista, ma quando all'ultimo ha saputo lo scopo del viaggio, e, soprattutto, chi era il paziente da trattare, non se l'è sentita. E si è tirato indietro. Fuori dal carcere una donna attende in macchina. È la giovane moglie del detenuto per il quale si sono mossi i medici. Nel bagagliaio dell'auto, accanto alle sporte con dentro cibo e vestiti, ci sono una bombola di azoto e una piccola cella frigorifera. Serviranno per custodire, tenendolo in vita, il seme di un uomo. Che non è un detenuto qualunque. Si chiama Raffaele Cutolo, detto il Professore. Il boss pluriomicida e pluriergastolano (otto), il fondatore e leader messianico della Nuova camorra organizzata. Considerato l'uomo più potente e carismatico nella storia della criminalità campana, un tempo a capo di un esercito di settemila uomini, Cutolo ha sulle spalle 43 anni di carcere (spezzati da due brevi latitanze) ed è in totale isolamento dal 1982. Lo Stato ha concesso a lui e alla moglie Tina Iacone l'autorizzazione per l'inseminazione artificiale. Per avere quel figlio che sognano da quando, nell'83, si sono sposati nel carcere dell'Asinara. Un provvedimento unico per un detenuto sottoposto al carcere duro del 41 bis, e in più, con un nome che ancora oggi, nonostante quasi mezzo secolo di pena scontata in molti carceri italiani, rievoca una stagione di sangue e violenze, una delle più buie nella storia del crimine del nostro paese. A raccontare, per la prima volta, la storia dell'inseminazione, dell'odissea per cercare di avere un erede, è lo stesso Cutolo. Dal carcere di Novara, dove è recluso da tre anni. Don Raffaele risponde a questa intervista con una lettera, e grazie all'interessamento dei suoi legali, gli avvocati Gaetano Aufiero e Paolo Trofino. Parla del figlio che vorrebbe e di molto altro. Il perché non collaborerà mai con la giustizia. Il suo tentativo di rinascita umana e spirituale. Il fallimento del progetto camorristico. I rapporti coi politici. Il caso Cirillo e le trame oscure che legarono a doppio filo camorristi e esponenti dello Stato. E poi gli affetti, l'amore per la moglie, la fede. Un racconto intenso, sorprendente, dietro il quale c'è un uomo che a 64 anni, fiaccato da una vita trascorsa dietro le sbarre e da condizioni di salute precarie, non chiede sconti, non vuole suscitare pena. Vuole solo "condizioni di vita decenti" e trattamenti che non "ledano la dignità umana".




Cutolo, come sta? "Come un uomo che si prepara a morire in carcere. In pratica vivo dietro le sbarre dal 27 febbraio 1963. Nell'82 Pertini mi spedì nel carcere dell'Asinara, dove trascorsi i giorni più duri della mia vita. Da allora sono totalmente isolato e segregato. Mi hanno applicato il 41 bis quattordici anni fa, appena introdotto. Ma il carcere duro io lo facevo già da dieci anni. Non voglio farmi compatire, né altro. Ho 64 anni. Quasi tutta la mia vita l'ho passata in galera. Pago e continuerò a pagare gli errori che ho fatto, il mio passato scellerato. Però senza mai perdere la dignità. So che mi faranno morire in carcere. E a una fine così, preferisco la pena di morte".

Perché non si è mai pentito?
"Mi sono pentito davanti a Dio, ma non davanti agli uomini. Secondo lei è morale fare arrestare cinquecento persone innocenti o colpevoli per andare a letto con la moglie o l'amante, pagati e protetti dallo Stato? Per me riabilitarsi significa essere coerente con me stesso, pagare gli errori con dignità. La dignità è più forte della libertà, non si baratta con nessun privilegio. È da anni che i magistrati provano a convincermi. Nel '94 il procuratore Francesco Greco, per il quale ho molto rispetto, mi disse: starai in una villa con tua moglie. Avremmo potuto avere un figlio. Rifiutai. E sono orgoglioso di aver sempre resistito alla tentazione. Penso che la legge sui pentiti sia un'offesa alla gente onesta e alle famiglie delle vittime".

Ci parli di quel figlio che tanto desidera e per il quale le è stata concessa l'inseminazione artificiale.
"Prima di sposare mia moglie la avvertii: pensaci bene, perché con me è come se fossi vedova a vita. Ci siamo dati un solo bacio in 23 anni e lei è ancora lì che mi aspetta. Vive nella speranza che un giorno, chissà quando, uscirò da qui. Vorrei tanto regalarle un figlio. Ma purtroppo le gravidanze, fino ad ora, non sono andate a buon fine. Ci abbiamo provato due volte. Non ci arrendiamo".

Come vive in carcere?
"Ogni mattina quando mi sveglio faccio il segno della croce e accompagno il funerale del mio cadavere. Passo il tempo pregando, leggendo, scrivendo. Soprattutto poesie, la mia passione. Ho dei problemi agli occhi e alle mani. Il carcere toglie la dignità e a lungo uccide anche l'intelligenza. Le misure previste dal 41 bis prevedono ispezioni corporali per i colloqui. Ti passa la voglia di ricevere anche tua moglie o gli avvocati".

Lei dice di essersi pentito davanti a Dio, di aver definitivamente chiuso con il suo passato. Il vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, parla di una "chiara e profonda conversione". Che cosa significa?
"Quando mi sono sposato l'ho giurato sull'altare di Dio: basta con la mia vita passata. Io non rinnego niente di quello che ho fatto. Sono coerente con me stesso. Ho fatto del male, ho seminato odio, violenza, morte. E quindi devo sopportare tutto. Ma da molti anni ho chiuso con la camorra. Nel mio animo non ci sono sentimenti di vendetta e di odio. Ho perso un figlio (Roberto, ucciso in un agguato ad Abbiate Guazzone nel 1990, ndr), mio suocero, mio cognato, e tanta altra gente cui volevo bene. La camorra è stata una mia scelta, un ideale di vita. Ma è un progetto che è fallito. E per il quale sto ancora pagando. Nonostante sia stato io a salvare la vita a un uomo dello Stato, l'assessore regionale democristiano Ciro Cirillo" (sequestrato dalle Brigate Rosse a Torre del Greco il 27 aprile del 1981, e poi liberato - secondo l'ordinanza dei giudici - "alla fine di una lunga e serrata trattativa tra apparati dello Stato e il boss Raffaele Cutolo a cui è stato chiesto di intervenire presso le Br per ottenere la liberazione immediata di Cirillo", ndr).

Dunque mi vuol far credere che Cirillo ebbe salva la vita grazie al suo intervento? 
"Sì. Mentre era in corso il sequestro vennero da me, in carcere ad Ascoli Piceno, un sacco di persone: politici, agenti dei servizi segreti, mediatori. Un influente politico della Dc mi disse che dovevo intervenire con ogni mezzo per salvare la vita dell'assessore. Che in cambio avrei ottenuto il controllo di tutti gli appalti della Campania. Cirillo fu liberato".

Quel periodo coincide con la massima consacrazione del suo potere. Lo Stato scese a patti con la Nuova camorra organizzata. Dicono che lei ricevette in cambio un sacco di soldi e di favori. 
"I soldi in carcere li usavo per comprare da mangiare e da vestire ai detenuti. Anche ad Alì Agca, l'attentatore del Papa. Ma il caso Cirillo, chissà perché segnò definitivamente il mio destino. Per ringraziamento mi hanno mandato "in ritiro spirituale"".

Che rapporti ha avuto coi politici? E che cosa pensa della politica? 
"Ne ho conosciuti molti. Con qualcuno sono sceso a patti. I politici non sono molto diversi dai camorristi. Pensano al potere, al consenso, all'arricchimento. Ma dei bisogni della gente se ne fottono".

Ha mai votato?
"Mai. Né prima del carcere né dopo".

La camorra oggi che cos'è?
"Non si può più chiamare camorra. Sono cani sciolti, mezze tacche. Non hanno rispetto di niente e di nessuno. Ammazzano anche le donne e i bambini. E così non fanno altro che il gioco del potere".

Su di lei è stato fatto un film ("Il camorrista" di Giuseppe Tornatore) e sono stati scritti libri (uno su tutti: "Un'altra vita" di Francesco De Rosa). Per molti guappi della camorra lei è ancora un modello, un'icona. Certi ragazzini a Napoli scaricano sul cellulare le suonerie del film che ha per protagonista Raffaele Cutolo. A questi giovani vuole dire qualcosa?
"Studiate, lavorate. Dimostrate che siete capaci di diventare ottimi manager. Credetemi, il crimine non paga".

Cutolo, deve chiedere perdono a qualcuno?
"Il perdono si chiede espiando la pena, e basta".

(24 febbraio 2006)

giovedì 7 giugno 2012

Raffaele Cutolo sarebbe stato disposto a pentirsi

Raffaele Cutolo oggi
Si era aperta una crepa nella coscienza di Raffaele Cutolo, era stato ad un passo dal raccontare i retroscena degli orrori della faida degli anni Ottanta, poi, la decisione di tirarsi indietro quando era già stato avviato un imponente servizio di protezione. “Le mie donne mi hanno detto di non pentirmi”, disse allora il professore della Nco, “in realtà Cutolo ebbe pressione da parte dei servizi segreti”. A raccontarlo è il procuratore capo della Repubblica di Salerno, Franco Roberti. Allora, il pm efra magistrato in servizio alla Dda di Napoli. Era quasi riuscito nell’impresa più ardua degli ultimi trent’anni, far parlare il boss che fondò una delle organizzazioni criminali più potenti della storia del Mezzogiorno. Cutolo, secondo il racconto che Roberti affida alla stampa questa mattina, erapronto a vuotare il sacco, partendo dalle trattative per la liberazione di Aldo Moro. L’impresa stava riuscendo grazie anche al lavoro del pubblico ministero Alfredo Greco, al quale il superboss aveva sussurrato: “Dottore, da dove dobbiamo cominciare?”. In quei giorni, Cutolo è formalmente indagato per la morte di Salvatore Alfieri, fratello del boss Carmine. E’ recluso nel carcere di Belluno, ma per i primi colloqui è stato trasferito nel penitenziario di Carinola. Non basta, per ascoltare i segreti e gli orrori della cruenta faidadegli anni Ottanta si decide che è meglio trasferire il professore di Ottaviano in una struttura militare nel salernitano. Il viaggio è già programmato, ma poche ore prima Cutolo torna sui suoi passi. “Non voglio più collaborare”. Il Pm Greco parte alla volta del carcere di Carinola, viene seguito da un’auto e una moto di grossa cilindrata e capisce che qualcosa non va. Arriva nel penitenziario, ma prima di lui sono arrivati decine di uomini funzionari del ministero. A quel punto, è impossibile convincere il superboss. E quellacrepa nella coscienza di Cutolo torna magicamente a richiudersi.

Il PM Greco: il pentimento di Cutolo? un mistero italiano...

Il Pm Alfredo Greco
"Ho ascoltato Raffaele Cutolo per mesi e mesi. Era pronto a collaborare, poi fece dietrofront". Il pm di Vallo della Lucania Alfredo Greco, negli anni Novanta pm della Dda di Salerno, torna sulle rivelazioni di Franco Roberti, l'attuale capo della Procura di Salerno, il quale ipotizza che il ripensamento del superboss fosse stato causato da pressioni dei servizi segreti. "Potrei essere d'accordo con lui - dice oggi, interpellato dall'Ansa - ma comunque ci troviamo di fronte a una vicenda che va a sommarsi ad altri misteri italiani". "Ho ascoltato Cutolo per mesi e mesi - spiega Greco - ci incontravamo nel carcere di Carinola, in provincia di Caserta. Il suo, era il percorso tipico dei collaboratori di giustizia. Cutolo era pronto a collaborare, questo è certo. Poi, non se ne fece più niente. Si rifiutò di uscire dal carcere, dove ero andato a prenderlo perché fosse trasferito a Salerno. Il motivo? Ho letto le dichiarazioni di Roberti, e potrei essere d' accordo con lui.
Il dietrofront di Cutolo fu improvviso e repentino, apparentemente inspiegabile. Però, sui fatti non posso che mantenere una posizione di riserbo: ci troviamo di fronte ad una vicenda che va a sommarsi ad altri misteri italiani. Nonstiamo a commentare una sentenza di una storia chiusa, ma una vicenda ancora aperta, e per questo motivo il mio riserbo è obbligatorio". Greco ha quindi ricordato brevemente gli incontri con il boss della camorra. "All' epoca, Cutolo era detenuto a Belluno, ma io lo incontravo in altre carceri, soprattutto in quello di Carinola, in provincia di Caserta. Quanti sono stati gli incontri? Tanti. Piùdi dieci? Certamente. Sul contenuto delle sue dichiarazioni non posso dire niente - conclude Greco - Posso solo dire che era un uomo'eccezionale', con le virgolette, per anni al centro di fatti e vicende che hanno avuto ripercussioni anche molto importanti sulla storia della Repubblica Italiana.

fonte: metropolisweb.it
06/03/2010