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venerdì 12 gennaio 2018

IL PROFESSORE NON STA BENE





E' mistero sullo stato di salute di Raffaele Cutolo, ex boss della Nuova Camorra Organizzata incarcerato in regime di 41 bis presso il penitenziario di Parma. Sulla vicenda si stanno esprimendo diversi notiziari, arrivando ad affermare di uno stato di salute assai precario del detenuto. Diabete, una forma grave di artrite alle mani, prostatite e il peggioramento della vista che lo ha reso quasi cieco, il professore di Ottaviano non se la passa tanto bene. Il Partito Radicale, rappresentato da Rita Bernardi, ha annunciato che farà visita al carcere. Non si sbilancia invece il suo legale, l'avvocato Gaetano Aufiero: “Sono il suo avvocato, ma visto che al momento non ci sono più procedimenti legali a suo carico, non ci sentiamo da diversi mesi. Per questo motivo non posso dirvi di più in merito alle condizioni di salute di Cutolo“. Il professore è un uomo che si è convertito ed ha chiesto perdono per i suoi peccati a Dio e agli uomini e alle donne che ha fatto soffrire, e per questo ha sempre chiesto di restare in carcere ad espiare per i propri errori. Ma da più parti, in passato come ancora in questo frangente, sono giunte voci  di persone che invocano la scarcerazione di un anziano oramai decrepito. Ci si chiede se non bastino più di quarantanni di detenzione ad aver cambiato un uomo e se siano necessarie delle misure così restrittive lesive della dignità dell'essere umano come quella del 41 bis. Chi sbaglia è giusto che paghi. Ma la giustizia cesserà di essere tale se continuerà ad accanirsi in questo modo su quello che oramai è un povero vecchio.

martedì 7 novembre 2017

Antonio Schettini libero nel 2018, è il killer di Roberto, figlio di ‘o Professore

L'assassinio uscirà dopo 25 anni di detenzione di cui l'ultimo periodo trascorso come collaboratore di giustizia. Vivrà in una località protetta


Era dicembre del 1990, un inverno freddo di tanti anni fa. Roberto Cutolo viveva in un paesino della Provincia di Varese, con pochi soldi in tasca, in compagnia della moglie Assunta Alba (un ex cantante di sceneggiate napoletane allora incinta) e del figlio Raffaele (in onore di suo padre). Erano 4 anni che il figlio di ‘o Professore si era trasferito, abbandonando Ottaviano l’ex regno vesuviano di Raffaele Cutolo leader indiscusso della NCO (Nuova Camorra Organizzata) che con la guerra contro la NF (Nuova Famiglia) ha insanguinato le strade di Napoli.

Roberto aveva visto per la prima volta il padre all’interno di un manicomio giudiziario e si sa ‘o Professore ha condotto la faida quasi sempre dall’interno di un istituto di detenzione. Suo figlio ne conosceva la reputazione, ma il sangue è sangue, la famiglia è la famiglia e il cognome era di quella pesantezza che sopportarne il valore non è affatto facile. Ma la scelta di lasciare Napoli non è servita a molto, oltre che obbligata da un divieto di dimora al Sud.
Roberto Cutolo è stato ucciso a 28 anni da una decina di colpi d’arma da fuoco davanti al bar Bartolora Tradate, frazione di Abbiate nel varesotto, dove il figlio di ‘o Professore  si era trasferito. Roberto è stato trucidato all’interno della sua auto, un vero e proprio tiro al bersaglio da parte dei killer che non hanno lasciato scampo al giovane. Quest’ultimo ha provato a resistere fino alla fine, dopo la scarica di proiettili ha aperto la portiera della vettura ed è scivolato all’esterno cadendo sul manto stradale ghiacciato per chiedere aiuto. Il proprietario del bar è uscito fuori dal locale, lo ha soccorso e ha chiamato l’ambulanza. Poi la corsa, inutile, in ospedale.
Roberto Cutolo non impensieriva più di tanto gli investigatori, aveva qualche precedente ed alcuni procedimenti giudiziari in corso. Un arresto per guida senza patente, il suo presunto coinvolgimento in una rapina alle poste e in un giro di prostituzione intorno all’aeroporto di Malpensa. Il giovane è stato poi prosciolto da entrambe le accuse. Viveva con i soldi che la madre, Filomena Liguori, gli inviava puntualmente ogni mese con un vaglia. La moglie arrotondava vendendo dei giocattoli che costruiva in casa. L’unico processo in cui era imputato era quello basato sull’omicidio di Francis Turatello alias ‘Faccia d’angelo ucciso 9 anni prima nel carcere di Nuoro. La Cassazione ne aveva ordinato il rifacimento e l’accusa voleva provare il coinvolgimento del figlio di ‘o Professore allora diciassettenne (secondo la Procura sarebbe stato lui a portare l’ordine di morte dietro le sbarre). Ma il giovane Cutolo ha sempre smentito l’accusa ed una volta uscito dal carcere di Avellino ha provato ad alzare un muro tra lui e le vicissitudini del papà.
Ma la sua morte è stato più che altro un messaggio che i nemici del padre hanno voluto dare a ‘o Professore. Secondo le indagini svolte dagli inquirenti nel corso degli anni, dietro l’agguato c’era il boss Mario Fabbrocino membro della Nuova Famiglia e acerrimo nemico di Raffaele Cutolo. Uno dei killer che ha eseguito l’omicidio è Antonio Schettini detto ‘Tonino o Napoletano che agli inizi del 2018 tornerà libero dopo 25 anni di carcere. La libertà l’ha guadagnata pentendosi e rivelando alle autorità molti aspetti di quella violenta faida. Schettini vivrà in una località nel bergamasco.


La storia. Dal Corriere della Sera. di Maddalena Berbenni

Confessò 59 omicidi per i clan, presto Antonio Schettini sarà libero

«Tonino» il napoletano nel ‘90 fece uccidere il figlio di Cutolo: «Ho il rimorso per due morti, non c’entravano nulla». Per lui ultimi mesi ai domiciliari. La sua casa confiscata accoglierà donne in difficoltà

Erba e ortiche. Niente più palme, solo la scaletta malconcia del locale comandi. Quella piscina, Antonio Schettini, l’aveva costruita in due settimane per accontentare i figli. In un angolo c’era il recinto dei cani, in un altro il portico per le grigliate. Il prato all’ingresso gli ricorda quando i muratori avevano fatto danni in giardino alla vigilia della Prima comunione della sua bambina. Cosa che lo aveva mandato non poco in bestia. Eccolo qui, Tonino il napoletano, l’uomo dei 59 omicidi, 37 eseguiti, gli altri ordinati o organizzati per conquistare e poi mantenere il controllo sul traffico di droga lungo l’asse Milano-Lecco, tra gli anni Ottanta e Novanta. Tempi di killeraggi e discoteche, miliardi e sante alleanze. Di donne e armi. Di pentiti, anche. Lui a suo modo collaborò e così si spiegano i soli 26 anni di carcere, quasi tutti in 41bis, il regime di sorveglianza speciale riservato ai detenuti più pericolosi, quello al quale l’amico Franco Coco Trovato, di cui era il braccio destro, ha dedicato la sua tesi di laurea in Giurisprudenza. L’ha discussa il 20 ottobre scorso, a Rebibbia, dove è rinchiuso.

Ai domicilari per motivi di salute
Schettini, 60 anni, da quattro vive invece ai domiciliari per motivi di salute, con il permesso di uscire per andare al lavoro. A inizio 2018, avrà finito di scontare la sua pena e allora sarà un uomo libero. Eccolo qui, Tonino, davanti al cancello di via Martin Luther King 15, a Suisio, con i vicini che lo riconoscono e ci scambiano due parole: “Mi saluti la moglie”. Niente più completi gessati, solo jeans e giubbotto. La sua carriera criminale, adesso, è un po’ come la piscina nella villetta confiscata per mafia. Sottoterra, ma ancora lì. Vedi la traccia e puoi soltanto immaginare, se ce la fai. «Io adesso ho metabolizzato tutto – racconta seduto in un bar -, col senno di poi mi è dispiaciuto per le persone che ho ammazzato, due mi pesano in maniera particolare: si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Comunque, di gente ne ho anche salvata tanta: mi sono rifiutato di uccidere chi non c’entrava».
La sua casa accoglierà le donne in difficoltà
Schettini si trasferisce al Nord nel 1979. Due anni dopo entra nella villetta di Suisio, oggi proprietà comunale. A giorni riaprirà come casa di accoglienza per donne in difficoltà: «Avrei preferito un centro di riabilitazione, avrebbero potuto sfruttare la piscina», pensa. A Calusco d’Adda, sul confine con Lecco, terra dei Trovato, ai tempi apre il ristorante O’ Scugnizzo. È dove tutto ha inizio: «Mi vennero a cercare, io non dissi di no». Gli serve poco tempo per scalare: «Dal mio locale è passata tutta la malavita. Solo due non ne ho conosciuti, ma per mancanza di tempo: Riina e Provenzano». Si affilia alla ‘ndrangheta, si fa battezzare picciotto e finisce per passare dall’ala mite, «una specie di mutuo soccorso», spiegazione sua, a quella esecutiva dell’organizzazione. Diventa «evangelista», anche se le doti gli importano fino a un certo punto: «Il valore della persona non lo fa il grado», è convinto. Ciò che ha sempre fatto la differenza, nel suo caso, è stato «nascere nei vicoli di Napoli, tra l’altro da una famiglia perbene. Mio padre faceva il ferroviere». Passa davanti a una chiesa e si fa il segno della croce. «Se cresci nei vicoli, le persone ti basta guardarle negli occhi per capire. Impari ad arrangiarti e io, di fronte a ogni ostacolo, ho sempre trovato una via d’uscita».

Stangolamenti e agguati con la banda dei Trovato-Flachi Strangolamenti e agguati si susseguono per un decennio con la banda dei Trovato-Flachi (Pepè, l’erede di Vallanzasca alla Comasina) che acquista potere, stringe patti e scatena la guerra contro i Batti, “colpevoli” di intralciare il loro dominio sugli stupefacenti. Un bagno di sangue, culminato, secondo i giudici, nell’esecuzione nel Tradatese di Roberto Cutolo, figlio del boss della Camorra. Era il 1990. In base a quanto fu ricostruito a processo, fu uno scambio di favori tra i Fabbrocino e Schettini. Lui oggi nega: «La realtà è diversa - assicura -. Io ero il mandante, ma non c’entrava la storia coi Batti. Fu per Jimmy Miano». Altro capo clan amico, ma catanese: «Ne feci contenti cinque ammazzando Cutolo Jr. Una volta sistemata la cosa, telefonai a tutti».

In cella nel 1992 
Coinvolto nelle maxi indagini Wall Street e Count Down, Schettini finisce in cella nel 1992 per l’omicidio del narcotrafficante Alfonso Vegetti, a Cinisello Balsamo: «Ma io non c’ero nemmeno». Nel ’94 inizia a collaborare e nel 2001 è fuori con altri 78 boss per un pasticcio della giustizia: erano scaduti i tempi di detenzione prima del processo di appello. Per Tonino il tribunale dispone il soggiorno obbligato a Pisa, «dove ho ancora una barchetta». Ma nel giro di poco si scoccia, sparisce e la Squadra mobile lo riporta dentro. Gli agenti lo catturano inscenando un cantiere in autostrada, a Melegnano. Carcere duro: «L’essere umano si abitua a tutto – ribatte -. Io guardavo un sacco di documentari: Quark, Gheo e Gheo, Turisti per caso». E comunque le leggende sulla sua detenzione si sprecano. «Fuori oggi è uno schifo, è tutto in mano agli stranieri, bisognerebbe fare un casino per ripartire». Non è il suo obiettivo. La sua passione sono diventati i cani. E basta guai: «Voglio starmene tranquillo».


venerdì 14 novembre 2014

'Il terrorista e il professore', il nuovo libro di Vito Faenza

SANTA MARIA CAPUA VETERE - Mercoledì 19 novembre, a partire dalle 18.30, si terrà la presentazione del libro di Vito Faenza, 'Il terrorista e il professore', presso la libreria Spartaco di Santa Maria Capua Vetere. Dopo il successo del primo romanzo 'L'isola dei fiori di cappero', dal 24 settembre è possibile trovare il nuovo lavoro del giornalista presso tutte le edicole e librerie. Il romanzo, ispirato a fatti realmente accaduti ossia il sequestro Cirillo e la trattativa con le Brigate Rosse e il professore Raffaele Cutolo, presenta un connubio tra malavita, camorra e politica, con una serie di intrecci che ne rendono la lettura appassionante.
Il set scelto dall'autore per questo romanzo è individuato in un carcere di massima sicurezza dove viene rinchiuso il capo della cosca, Don Vittorio, meglio conosciuto come il Professore. Una storia vera quindi ma liberamente romanzata che tratta tematiche scottanti e delicate quali la criminalità organizzata e la gestione della malavita; un romanzo che si appresta a diventare un vero e proprio best seller.

giovedì 2 ottobre 2014

Le T-shirt: «Piacere, sono di Ottaviano, il paese di Beneventano e Cappuccio. Non di Cutolo»

di GIOVANNA SALVATI
«Piacere, sono di Ottaviano. Il paese di Mimmo Beneventano e Pasquale Cappuccio». E’ la scritta sulla T-shirt che un gruppo di giovani ha lanciato contro la camorra, per cancellare per sempre un luogo comune: Ottaviano non vuole essere una città di camorra, non viole essere la città di Raffaele Cutolo.

«L’avvocato Pasquale Cappuccio ed il dottor Mimmo Beneventano sono per noi fari di legalità, esempi di forte responsabilità per tutti - spiega Luca Lanzaro -. Il biocidio della Terra dei Fuochi ha messo radici proprio alla fine degli anni ’70, i due eroi di Ottaviano sono stati i primi ad aver combattuto».


Ecco il perché dell’iniziativa delle magliette. «Vogliamo lanciare proprio questo messaggio, ne faremo una con il nome di Giuseppe Tornatore, il regista che ha raccontato solo il lato peggiore della nostra storia recente. Questa iniziativa, che non è l’unica, è nata da un gruppo di cittadini attivi».

Già centinaia le richieste di ricevere la maglietta, a gestire l’iniziativa sarà la Fondazione Mimmo Beneventano che potrà utilizzare il ricavato per incrementare il numero di borse di studio.

fonte: metropolis.it

domenica 28 settembre 2014

“Ricordi in bianco e nero”: libro su Cutolo

Presentato a Casoria (NA) un libro su Cutolo della giornalista Gemma Tisci; le lettere, scritti, la vita, la storia personale nella storia sociale

Raffaele Cutolo
Raffaele Cutolo nasce il 4 novembre del 1941 ad Ottaviano.  Gemma Tisci, molti anni dopo, nascerà nella stessa città che, come lei precisa, è stata segnata dalla “presenza” di Cutolo, il quale “aleggiandovi sopra”, non ha permesso alla sua città Natale, le possibilità sociali che dagli anni ’60 avrebbe potuto avere se non le si fosse stampata addosso la problematica legata alla NCO[1] e, se pure di riflesso, quella della NF[2]. Gemma Tisci ha un ricordo d’infanzia: si recava ad ascoltare dischi in un locale assieme alle amiche, in motorino, quando fu invitata a lasciarlo. Nel ripigliare il motorino e prendere la strada si ritrovò davanti un signore che le disse anche qualche parola. Tornando a casa rivide “il signore sconosciuto” in televisione. Era Cutolo, all’epoca latitante. Vera o falsa che fosse quell’esperienza nel riconoscimento, è pur certo che la giornalista di cronaca del Mattino Gemma Tisci ha avuto il passato ed il futuro “segnato” da quell’incontro e dall’essere vissuta su di un territorio noto per gli assassini e le guerre delle bande. Non stupisce quindi che, con l’intelligenza e la capacità sue proprie, abbia vissuto crescendo in conoscenza nel settore della criminologia e, forte delle lettere scambiate proprio con Cutolo e gli studi, le interviste fatte, abbia deciso di “dedicare” uno dei suoi libri a Cutolo. La presentazione del libro " Ricordi in bianco e nero - La vera testimonianza epistolare in diretta dalla cella del boss Raffaele Cutolo”- è avvenuta venerdì 26 settembre ore 17.30. Presso la biblioteca dell'istituto alberghiero A. Torrente. Via Duca d'Osta - Casoria NA.  Ha fare da presentatrice, l’insegnante Rosalia Marino, che ha potuto così presentare ai suoi allievi del “Progetto Sirio” (scuola serale per il 3° e 4° anno di ragioneria), un “pezzo di storia”. Drammatica e delittuosa quanto si vuole, ma pur sempre capace di aprire l’orizzonte della conoscenza su fatti e misfatti che hanno segnato la vita delle popolazioni della Campania –e non solo-, visto i rapporti stretti con i clan della Sicilia e gli interessi nazionali posti in gioco, ad esempio, con il caso Cirillo.[3] La Marino ha ricordato, nel corso dell’incontro, di avere visto assieme ai suoi allievi il film sul giudice Rosario Livatino[4]. Si disse al tempo che Cossiga l’avesse definito “il giudice ragazzino”- e non in senso [5], (poi lo stesso Cossiga, dodici anni dopo la sua morte, in una lettera ai genitori smentì che parlasse di lui), di avere commentato la figura di Salvo D’Acquisto e discusso molte delle questioni sociali che i giovani dovrebbero conoscere. In questo senso ha ringraziato la giornalista Tisci, la quale, nel corso della serata, con puntuale e precisa conoscenza dei fatti, anche risalenti ad anni in cui non aveva consapevolezza personale, ha permesso ai presenti la comprensione più chiara di eventi verso i quali la popolazione giovane d’Italia non può avere valutazione e giudizio. La “nostra” giornalista, che senza dubbio deve essere stata nel tempo della sua “esposizione” ai fatti, con i suoi articoli di cronaca, ben consapevole dei rischi chi si possono correre -si ricordi per tutti il giovane collega del Mattino di Napoli Giancarlo Siani - ha portato avanti con i suoi articoli e con i suoi libri la volontà di chiarire fenomeni complessi, come il bullismo.  Parlando di Cutolo ha rigcordato una sua frase: -“Cutolo è morto, adesso è rimasto solo Raffaele, un uomo che sta pagando le colpe commesse”, precisando che, soggetto anche al 41 bis, l’uomo in questione è vissuto lontano dalla società da anni, per cui, probabilmente, trovandosi oggi nelle strade di Napoli e nel traffico gli tremerebbero le mani come ad un vecchio. Cutolo, riferendosi al film “Il camorrista”, in una delle lettere scritte a Gemma dice:-“…Ho visto il film il camorrista giorni or sono, certo che è un falso totale, intriso di calunnie ecc. ecc. io con questo film mi sono preso due ergastoli perché i Giudici e i giurati vennero influenzati da questo film”- La storia di Cutolo fuorilegge comincia nel 1963, quando uccise (lo svolgimento dei fatti è controverso), un suo paesano. Condannato con un giudizio primario all’ergastolo, in appello ebbe ventiquattro anni di reclusione. La Tisci oggettivamente chiarisce:-“Divenne camorrista in carcere”. Ma non lo scusa per questo.  In quanto a Cutolo. Per lui “La giustizia è come una prostituta”. Strano personaggio, che non si è mai pentito ( -“ … quello che mi fa rabbia è che i giudici Calabresi hanno subito creduto a questi cialtroni, cosiddetti pentiti”- [6]),  cui ricorrono i politici -vedi il caso Cirillo-[7]  che pare sapesse dove fosse stato nascosto Aldo Moro (altro grande mistero della politica italiana), uomo di cui si comprende meglio la “sua” verità sia ascoltando la collega Gemma Tisci quando ne parla che leggendo il suo lavoro, nel quale si apprende di più anche sulla malavita organizzata, i suoi metodi, i suoi sistemi, i suoi uomini, il suo passato.  –“Una vera ecatombe, altro che guerra civile”.[8]
Raffaele Cutolo
affettuoso-
Libro da leggere. Ma, da stampare nella testa dei giovani  soprattutto questa frase, tratta da una lettera di Cutolo:-“Grazie a mia moglie Tina ho detto basta alla camorra, dal giorno in cui l’ho sposata nella Cappella del carcere Sardo dell’Asinara,[9](…) . Ragazzi! Non seguite i capi di organizzazioni criminali, perché sono solo una razza d’infami!”-
Bianca Fasano

[1] La Nuova Camorra Organizzata (conosciuta anche con l'acronimoN.C.O.) è l'organizzazione camorristica creata da Raffaele Cutolo, boss dei boss della camorra, negli anni settanta in Campania. Si ingrandì enormemente agli inizi degli anni ottanta coinvolgendo gli altri clan di camorra in sanguinose guerre. Fu considerata estinta negli anni ’80, con l’arresto dei suoi capo clan.
[2] La Nuova Famiglia, detta anche NF,  era una confederazione di clan creata da boss quali Michele Zaza, i fratelli Ciro e Lorenzo Nuvoletta ed Antonio Bardellino (affiliati a Cosa Nostra), e da altri capi-banda camorristi (Carmine Alfieri, Luigi Giuliano, Pasquale Galasso).
[4]Rosario Angelo Livatino (Canicattì3 ottobre1952 – Agrigento21 settembre1990) è stato un magistratoitaliano assassinato dalla Stidda. che aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni.
[5]« Possiamo continuare con questo tabù, che poi significa che ogni ragazzino che ha vinto il concorso ritiene di dover esercitare l’azione penale a diritto e a rovescio, come gli pare e gli piace, senza rispondere a nessuno...? Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un'autentica sciocchezza! A questo ragazzino io non gli affiderei nemmeno l'amministrazione di una casa terrena, come si dice in Sardegna, una casa a un piano con una sola finestra, che è anche la porta. »
[6]  Da una lettera alla moglie Tina.
[7] Alcuni esponenti della DC e rappresentanti dei servizi segreti chiesero la collaborazione di Cutolo
[8] -“Ricordi in bianco nero”. Pag. 15.
[9] Ma forse a merito del trasferimento,  nel 1982, l'attività di Cutolo e della NCO subisce un forte rallentamento. Intelligente volontà dl Presidente della Repubblica Sandro Pertini,  che chiese il trasferimento dal carcere di Ascoli Piceno (dove il detenuto Cutolo soggiornava in una stanza elegantemente arredata ed aveva due persone alle sue dipendenze. Assurdo). al carcere di massima sicurezza dell'Asinara, 

domenica 8 settembre 2013

Beni confiscati alla Camorra. Pittella in visita nell'ex regno di Cutolo

Gianni Cittella in visita nel bene confiscato
OTTAVIANO Il vicepresidente del parlamento europeo, Gianni Pittella, in visita al Castello Mediceo di Ottaviano, simbolo nel Napoletano dei beni confiscati alle mafie. Il sopralluogo è avvenuto nella tarda mattinata, quale una delle tappe principali del tour promosso dalla “Fondazione Polis” all’interno degli immobili sottratti alla criminalità organizzata.
Il Castello Mediceo acquistato da Raffaele Cutolo
Durante l’ispezione in quello che era il regno del superboss, Raffaele Cutolo, Pittella ha incontrato il sindaco del comune vesuviano, Luca Capasso, con cui si è intrattenuto a lungo per un colloquio faccia a faccia. Sul piatto della bilancia le iniziative messe in atto nel Palazzo che era della Nco, a partire dagli eventi antimafia organizzati insieme alle associazioni che operano nel delicato settore.«Abbiamo garantito al vicepresidente del Parlamento europeo che faremo di tutto per continuare a valorizzare il Castello Mediceo - spiega il primo cittadino di Ottaviano - In tal senso abbiamo in mente progetto che metteremo nero su bianco già nei prossimi mesi. Il Palazzo - conclude Capasso - è patrimonio dell’intera comunità ottavianese e l’Amministrazione dedicherà al complesso tutte le attenzioni necessarie».






Fonte: Il Fatto Vesuviano

lunedì 10 giugno 2013

La vedetta non serve a niente...


Un brano di intervista in cui il "professore di Ottaviano" esprime la sua filosofia di vita e in cui ammette tutte le sue responsabilità in merito ai crimini contestatigli.

sabato 16 febbraio 2013

Se il boss Cutolo parlasse? Denise avrebbe un padre da ricordare


Più informazioni su: 41 bis, Camorra, Giovanni Falcone, Napoli, Paolo Borsellino, Raffaele Cutolo, Ricostruzione, Stragi del '93, Terremoto, Trattativa Stato-Mafia.

E’ un uomo anziano. Le sue condizioni di salute sono precarie. E’ detenuto in carcere dal 1982 e sottoposto da 14 anni al regime del 41 bis. Il suo nome o i suoi soprannomi “Don Raffaè” oppure “’O professor” rievocano un stagione di sangue e violenze, una delle più buie nella storia dellacriminalità organizzata del nostro paese.
Inventore e capo della Nco, la nuova camorra organizzata, che negli anni Ottanta e per la prima volta costrinse i mafiosi di Cosa Nostra a scendere a patti. Il padrino Cutolo diventa il centro di intrighi e trattative. I vertici dello Stato, i rappresentanti dei partiti di governo, i servizi segreti, gli emissari del Vaticano pendono dalle sue labbra. Il democristiano Ciro Cirillo, potenteassessore regionale della Campania all’Urbanistica viene rapito dalle Br. Siamo nel 1981 nel post terremoto. Lo Stato libera l’assessore grazie a “Don Raffaè”. Così non fu con il rapimento di Aldo Moro. Le trattative tra Stato e mafie portano dentro di sé segreti inconfessabili. Ci si costruisce attorno verità di comodo o istituzionali basate su depistaggi e bugie di Stato. Un esempio? Le stragidei giudici Falcone e Borsellino e in epoca lontana quella di Portella della Ginestra. Chiariamo: il boss Raffaele Cutolo deve marcire in cella. Non è vendetta. E’ giustizia sacrosanta per le tante vittime innocenti che il suo disegno criminale ha mietuto. Ne vorrei citare solo una che vale per tutte:Marcello Torre, democristiano onesto, eletto sindaco di Pagani ad agosto e ucciso per ordine di Raffaele Cutolo l’11 dicembre del 1980.
In mezzo il sisma del 23 novembre e il business della ricostruzione. Dispiace dirlo ma Torre andava ammazzato: serviva per educare tutti gli amministratori che un “terremoto” non significa sciagura ma affari e potere. L’omicidio Torre – dopo anni – non è stato ancora risolto: chi furono i mandanti politici ? E’ una domanda ridondante e ossessiva che percorre nelle diverse latitudini e longitudini la storia italiana. Raffaele Cutolo ha rappresentato il monopolio della violenza. Ma chi decideva? Chi stilava i progetti? Chi disegnava gli scenari del potere per il potere? E’ il dubbio che mi assilla: perché a distanza di tanti anni quando Cutolo biascica una mezza parola di troppo oppure si abbandona a un ricordo e impunemente lo confida si scatena la psicosi? Ci sono mondi che cominciano a fibrillare? Ci sono reazioni inaspettate? Quali segreti custodisce “’O professor” che ancora – a distanza di molti anni – potrebbero mettere nei guai politici, strutture dello Stato e zone grigie? L’ultimo episodio di cronaca mi ha fatto riflettere: “Don Raffaè” dal carcere di Chieti in un colloquio esorta una sua nipote a rivolgersi all’onorevole Luigi Cesaro, (ricandidato al Parlamento dal Pdl) perché adesso è potente e può risolvere i problemi. Un favore che l’uomo politico non può negargli perché da giovane era il suo avvocato e a volte gli faceva anche da autista. Insomma un potenziale ricattato. Un rappresentante delle istituzioni che teme i rigurgiti di un passato che non passa. Soprattutto lo stesso Ciro Cirillo oggi 93enne non accenna mai a fatti legati al nome del boss Cutolo. Risponde sempre di altro.
Solo una volta disse: “La mia assicurazione sulla vita sono quei quaranta fogli che ho lasciato nella cassaforte del mio notaio, prima o poi, torneranno utili”. La butto li. Sarebbe bello che Denise, unica erede dell’ex capo della camorra, nata sei anni fa, grazie all’inseminazione artificiale, avesse un padre da ricordare. Gli spiegherebbero: cara Denise tuo padre ha fatto tanto male, ha ucciso persone innocenti e con esse le vite dei loro familiari, ha gestito un potere intriso di sangue, ha commesso cose atroci. Però quando sei nata tu, lui ha capito cosa significava davvero la parola “vita” ed ha cominciato a collaborare con lo Stato. Le sue verità hanno contribuito a guarire le viscere malate del nostro paese. Denise chiedilo a tuo padre: “Aiutami a vivere in un paese che non ha paura delle verità”.
fonte: il fatto quotidiano

sabato 5 gennaio 2013

Chi è Raffaele Cutolo?

In questo breve documento, tratto dalla trasmissione di Lucarelli Blu notte, risulta chiaro come alcuni fenomeni, cosiddetti mafiosi, in Italia non sono stati solamente dei fenomeni criminali ma qualcosa di più, forse dei veri e propri fenomeni sociali. Le parole dei Boss intervistati assumono il valore di veri e propri proclami politici. Di tutto questo Raffaele Cutolo è forse uno dei maggiori interpreti.


Facciamoci una domanda: le parole di alcuni politici di oggi invece, possono essere lette come dei proclami “mafiosi“? Il segno dei tempi …

Raffaele Cutolo


Raffaele Cutolo
Federico Perazzoni

Posted by Cesare Borgia on January 4th, 2013 12:34 PM | Dalla Rete  

tratto dal Sito Italiani Per Caso

mercoledì 19 dicembre 2012

Oggi, 20 Dicembre 2012, Raffaele Cutolo compie 71 anni.

E sono 71 anni. Il protagonista del nostro blog compie gli anni, li compie in galera, dovi si trova internato secondo le regole del 41 bis, norma da tutte le persone di buon senso definita contro i diritti fondamentali dell'essere umano. Ci chiediamo come possa una società civile, come si definisce la nostra, tollerare tutto questo. E soprattutto ci chiediamo come si possa tollerare che un uomo viva segregato per più di 50 anni tra quattro mura, senza che gli sia data la possibilità di espiare le proprie colme con una pena alternativa a quella della semplice segregazione. La legge della punizione è quella che trionfa! Altro che riabilitazione e  rieducazione! Certo, Cutolo ha fatto soffrire molta gente, ma è pur sempre un essere umano e gli si deve dare la possibilità di riparare, di vedere, toccare con mano le dinamiche di vita quotidiana al fine di un sincero e un (veramente utile alla giustizia) pentimento.





domenica 17 giugno 2012

Correva l'anno 1987. Cutolo al processo per l'omicidio di Domenico Beneventano, consigliere comunale del PCI di Ottaviano


RAFFAELE CUTOLO E' DIMAGRITO DI 15 CHILI 'DIMENTICATEMI: SONO UN BOSS

l'on. Aldo Moro
NAPOLI Dimagrito (lo sciopero della fame mi ha fatto perdere 15 chili), nervoso (ogni tanto fanno circolare la voce che mi vogliono uccidere o che voglio evadere, ma sono tutte bugie) ma sopratutto desideroso di dare un taglio con il passato (voglio dimenticare il Cutolo del passato anche se non rinnego quello che ho fatto. Ormai sono in pensione e voglio essere chiamato solo Raffaele), Cutolo è apparso ieri nell' aula della prima sezione della Corte di assise di Napoli al processo per l' omicidio del consigliere comunale del Pci di Ottaviano, Domenico Beneventano. Per Cutolo, ritenuto il mandante, ed i suoi presunti complici i fratelli Luigi e Raffaele Esposito, Antonio Fontana ed Angelo Auricchio il pubblico ministero Claudio Rodà chiese nella requisitoria la condanna all' ergastolo. Al termine dell' udienza Raffaele Cutolo è stato intervistato da una troupe della Rai per un servizio che andrà in onda nella rubrica Giallo di Enzo Tortora. Cutolo si è così soffermato sul caso Cirillo. C' è una istruttoria in corso per cui non posso dire nulla ha affermato . Posso solo confermare che da me ad Ascoli Piceno vennero persone note, ma non dei servizi segreti, accompagnate da amici miei d' infanzia ai quali non potevo negarmi. I soldi che mi offrirono li rifiutai. Sulle visite che con frequenza il suo luogotenente Vincenzo casillo, latitante, gli faceva in carcere fino a quando non fu ucciso in un attentato a Roma il boss ha detto che nella vicenda Cirillo ci sono stati molti morti. Cutolo si è intrattenuto anche sul rapimento di Aldo Moro. Cutolo ha ribadito che già all' epoca del sequestro del leader Dc alcuni personaggi si sarebbero recati nel carcere nel quale era detenuto per sollecitare un suo intervento. Avrei potuto fare qualcosa ha affermato il camorrista ma mi accorsi che forse non lo volevano salvare. Era un uomo onesto. Avevano una pista che portava in Calabria... non fatemi dire di più.

L'oroscopo del Professore di Ottaviano, Raffaele Cutolo: un Saggittario a tutti gli effetti.

Raffaele Cutolo, nato a Napoli nel 1941, come tutti i comuni mortali appartiene ad un segno zodiacale che ne può tracciare la personalità e, forse, il destino:  'o Prufessor 'e Ottaviano è del segno del Saggittario, ascendente Vergine.

Ecco quali sono le caratteristiche del sagittario secondo un noto magazine specializzato in oroscopi:

Sagittario Segno Zodiacale
I nati sotto il segno del Sagittario sono persone leali, sono generose e indipendenti, energiche e combattive; sono di carattere impulsivo, ambiscono a posizioni di prestigio e potere, ma sono anche generosi con gli oppressi. Nutrono ideali fortemente conservatori e la loro principale caratteristica mentale è l'autocontrollo e la capacità di comandare. I nati nel Sagittario hanno una personalità attraente, interessante, magnetica e dinamica. Amano essere ammirati e conoscere una gran varietà di persone. In circostanze ordinarie, sono amabili e s'impongono al rispetto e all'ammirazione. Il loro carattere è sincero, onesto, franco e degno di fiducia.
Per indole, sono gentili e generosi con i loro amici, diplomatici e pieni di tatto in molti casi, ma sono facilmente eccitabili. Però, benché facili ad andare in collera, normalmente dimenticano presto ed è improbabile che serbino rancore. Sono orgogliosi, ma ben pochi di questo segno si mostrano egoisti. In molti campi i nati nel Sagittario rivelano una natura indipendente e, generalmente, si ribellano ad ogni forma di costrizione. Comunque, possiedono un vivo senso dell'umorismo e quando lo vogliono, si rivelano simpaticamente gioviali. Hanno energia, decisione, forza di volontà, ma se vengono contraddetti possono essere assai testardi e ostinati.
Raffaele Cutolo negli anni 80
Se siete nati sotto il Sagittario, avete una sviluppata facoltà d'osservazione, intuizione, mentalità logica; mostrate non comuni facoltà di giudizio in molte questioni, tranne che in quelle implicate direttamente nella sfera della vostra natura emotiva. Per ciò che riguarda il lavoro, mostrate di saper giudicare obiettivamente, ma quando si tratta della vostra vita, siete soggetti a errori di giudizio. La capacità di apprendere nei nati nel Sagittario è molto rapida: possono imparare rapidamente. Sono inclini, specie nella prima metà della loro vita, a cacciarsi in ogni sorta circostanze nelle quali è necessaria una grande rapidità di riflessione per evitare spiacevoli conseguenze. Hanno una immaginazione viva, ma non sono sognatori.
Vero è che si abbandonano alle fantasticherie in amore, ma in genere sanno usare l'immaginazione per fini realistici. Questo segno presiede sulle anche e le cosce, e, per reazione, sul petto e sui polmoni. E' consigliabile guardarsi dai raffreddori, perché potrebbero intaccare seriamente il sistema respiratorio. Questo segno ha una forte passione per gli sport, per i giochi, i viaggi, con il suo spirito d'avventura , l'automobilismo, la solitudine delle foreste, dei fiumi, delle montagne e dei deserti. Amano i trattenimenti sociali e apprezzano profondamente l'arte, la musica, la danza. La loro natura irrequieta e attiva troverà la sua espressione nei cambiamenti; i nati nel segno del Sagittario si sposteranno in continuazione. Il viaggiatore stimola la loro mente e dona loro un grande sollievo.
L'oroscopo indica che pur essendo intensamente emotivi possono anche mostrarsi riservati. Tuttavia, appartengono al tipo che trova maggior felicità dopo il matrimonio che prima. Il loro ideale di compagno deve essere intellettuale, affettuoso, possedere spirito di avventura e molta pazienza e comprensione. Infatti il loro carattere vivace e avventuroso spesso li rende irrequieti e desiderosi di cambiare, cosa che faranno appena ne avranno la minima possibilità. A volte, anche pochi giorni soltanto trascorsi lontano da casa, basteranno per far loro superare questo desiderio. Le persone di questo segno sono industriose, studiose e progressiste. Si fanno strada nella vita soprattutto grazie alla loro decisionalità e alle loro doti intellettuali. Hanno bisogno di un'attività che richieda dinamismo sia fisico che intellettuale e sono adatti a svolgere un lavoro che li porti a contatto con il pubblico. Un gran numero di nati sotto il Sagittario diventano avvocati, insegnanti, medici, scrittori e giornalisti; si dedicano anche agli affari, quali l'editoria, i trasporti e, scienziati, ricercatori e piloti.
Molti tendono a seguire più attività contemporaneamente. Le prospettive finanziarie, nel corso della vita, possono considerarsi abbastanza buone. Possono arrivare a spendere senza riflettere. Per quel che riguarda il denaro, infatti, non sono risparmiatori e ci sono momenti in cui acquistano oggetti senza riflettere sul valore reale che possono avere. I nati nel segno del Sagittario avranno nel corso della vita molte amicizie. In ciò, li aiuteranno la lealtà e il senso dell'umorismo. Infine : nel suo aspetto simbolico, questa Costellazione raffigura gli sport venatori infatti il suo simbolo è usato per designare gli sport autunnali e la caccia. La troviamo rappresentata da un centauro con l'arco teso e la freccia incoccata la cui testa tocca l'arco, pronto a scoccare.
Il centauro è simbolo di autorità e di saggezza terrena. Il segno del Sagittario rappresenta le cosce dell'Uomo Zodiacale, il sistema muscolare, o apparato motore; è l'emblema della stabilità, della forza fisica e anche dell'autorità e del comando. Il Sagittario è la più bassa emanazione del Trigono di fuoco ed è la costellazione del pianeta Giove. Esso rappresenta i poteri " della Chiesa e dello Stato " e simboleggia la forza dei codici civile, militare e religioso. Ci indica le capacità organizzative dell'umanità. La gemma mistica di questo segno è la turchese, un talismano di grande potenza per i nati in questo segno. Il giorno fortunato è il giovedì. Il numero fortunato è il nove. Il colore fortunato di questo segno è il porpora. I luoghi più propizi per il successo sono i grandi spazi all'aperto.

fonte: Ginevra2000.it

Raffaele Cutolo è un Sagittario, ma "ascendente Vergine"

I nati con l'ascendente Vergine sono spesso un po' sottovalutati nei loro atteggiamenti personali e nell'apparenza, sebbene molto dipenda dalla posizione di Mercurio (il pianeta dominante della Vergine) nel grafico. Generalmente, l'Ascendente Vergine possiede un'aura intelligente e riservata che è inconfondibile. In realtà sono persone abbastanza timide e hanno bisogno di tempo per analizzare le cose intorno a loro prima di abituarsi a persone e situazioni. Questa qualità può essere recepita esattamente così o come un atteggiamento piuttosto riservato, tranquillo e anche critico (a seconda delle persone).
Uno dei più grandi tratti della personalità di questa posizione è la conoscenza del corpo.L'Ascendente Vergine è sensibile ad ogni disagio o altro segnale proveniente dal proprio corpo. Molti sono interessati ed esperti di salute fisica, e altri sono attratti dagli esercizi di conoscenza del corpo e della mente come lo yoga. Sono anche particolari nei confronti del cibo. Sebbene abbiano buon appetito, ci può essere un' evidente difficoltà riguardo a ciò che introducono nei loro corpi.

I nati con Ascendente Vergine hanno la tendenza a lamentarsi molto, specialmente se messi a confronto con nuove situazioni. Essi notano i più piccoli dettagli che gli altri trascurano.

Molte persone con questa posizione hanno la tendenza di attrarre (o essere attratti verso) persone che hanno bisogno di aiuto. Le loro relazioni risultano essere confuse. Nonostante la tendenza dell'Ascendente Vergine ad apparire padrone di sé e professionale, le relazioni possono essere a volte  disordinate semplicemente perchè essi non sempre vedono chiaramente i loro partner e i loro rapporti.
C'è un pacato fascino nell'Ascendente Vergine. Una volta avuta la possibilità di abituarsi a nuove persone e a nuove situazioni, troverete che ha molto da offrire. Vi tirerà fuori dagli ingorghi, rischierà la vita per voi e vi sorprenderà con una modestia naturale che si nasconde dietro un atteggiamento critico e riservato.

Le caratteristiche dell'Ascendente Vergine sopra descritte vengono modificate dai pianeti che congiungono l'Ascendente, dai pianeti che lo posizionano e dalla posizione del segno del pianeta che domina l'Ascendente. Ad esempio, una persona con Ascendente Vergine che ha il suo pianeta dominante, Mercurio, in Toro risponderà all'ambiente in modo un po' differente rispetto ad un'altra persona sempre Ascendente Vergine, ma avente Mercurio in Scorpione.
Allo stesso modo, una persona con un Ascendente Vergine che ha anche la congiunzione con Saturno si comporterà diversamente da   un altro Ascendente Vergine che non ha questo aspetto nel suo grafico di nascita.

lunedì 11 giugno 2012

Perchè l'on. Luigi Cesaro, detto Giggino 'a purpett, viene sovente accostato alla figurda di Raffaele Cutolo?


Un articolo de "Il Fatto quotidiano" lo spiega sinteticamente...
Nella foto: Luigi Cesaro con Nicola Cosentino
“Il Cesaro ha spiegato che al fine di sottrarsi alle pesanti richieste estorsive del gruppo Scottichiese i buoni uffici di Rosetta Cutolo (la sorella del boss di Ottaviano Raffaele Cutolondr) la quale inviò una lettera di ‘raccomandazione’ allo Scotti. Tale lettera consegnata da due donne, emissarie della Cutolo, al Cesaro, venne da costui a sua volta consegnata allo Scotti, che da quel momento cambiò “atteggiamento” nei confronti dell’impresa edile Cesaro. E poi: “Il quadro probatorio relativo alla posizione del Cesaro non può definirsi tranquillante. L’amicizia dell’imputato con tutti i grossi esponenti della Nuova Camorra Organizzata può trovare la sua ragione d’essere nella necessità di evitare pesanti sacrifici economici, come sostiene l’appellante, ovvero in una sorta di compiacimento psicologico per tante importanti “conoscenze”. Il dubbio però che l’imputato abbia in qualche modo reso favori ai suddetti personaggi per ingraziarseli sussiste e non è superabile dalle contrastanti risultanze processuali”.
Rosetta Cutolo
E’ interessante rileggere le controverse motivazioni con cui la Corte di Appello il 29 aprile 1986assolse il presidente Pdl della Provincia di Napoli Luigi Cesaro dalle accuse di favoreggiamento dei più spietati criminali dei clan vesuviani, oggi che è ancora fresco di inchiostro l’articolo diRosaria Capacchione su “Il Mattino” che ne riferisce l’iscrizione nel registro degli indagati per camorra in una nuova inchiesta sulle cosche di Sant’Antimo e Aversa, le zone dalle quali Cesaro proviene e ha spiccato il volo verso il Parlamento, in quota Forza Italia e Pdl.

Arrestato, condannato nel 1985 in primo grado a cinque mesi di reclusione, sentenza poi ribaltata in Appello e definitivamente annullata in Cassazione dal giudice Corrado Carnevale, tutta la carriera imprenditoriale e politica del parlamentare-presidente di Provincia si è svolta sul filo di rapporti mai chiariti con ambienti contigui alla criminalità organizzata. Rapporti illustrati in alcuni verbali del pentito Gaetano Vassallo, riportati qualche anno fa in diversi articoli sull’Espresso, che definisce Cesaro un “fiduciario del clan Bidognetti” e riferisce di contatti tra il politico e i camorristi in occasione dei lavori di riconversione degli stabilimenti della Texas di Aversa: «In quell’occasione si era quantificata la mazzetta che il Cesaro doveva pagare al clan. Inoltre gli stessi avevano parlato con il Cesaro per la spartizione degli utili e dei capannoni che si dovevano costruire a Lusciano attraverso la ditta del Cesaro sponsorizzata dal clan Bidognetti».
Raffaele Cutolo
in manette
Stando alle confessioni pubblicate dal settimanale, Vassallo avrebbe riferito pure di un incontro tra il parlamentare e Luigi Guida, detto “’o Drink”, un elemento di primo piano del clan Bidognetti: «Io mi meravigliai che il Cesaro avesse a che fare con Guida…». Io invece, fatta salva la presunzione di innocenza di Cesaro, mi meraviglio che una persona con trascorsi simili, che ritenendosi vittima di un camorrista invece di correre dai carabinieri è andato a chiedere protezione ad altri camorristi, sia diventata parlamentare della Repubblica e presidente della terza provincia d’Italia. L’unico Paese dove queste cose possono avvenire nel silenzio rotto solo da pochi giornali coraggiosi.