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lunedì 10 giugno 2013

La vedetta non serve a niente...


Un brano di intervista in cui il "professore di Ottaviano" esprime la sua filosofia di vita e in cui ammette tutte le sue responsabilità in merito ai crimini contestatigli.

lunedì 2 luglio 2012

Immacolata Iacone, la moglie del boss Raffaele Cutolo

Immacolata Iacone, moglie del
noto boss della Camorra
Raffaele Cutolo
NAPOLI - "Se ti sposi con me è come essere vedova". Queste le parole che Raffaele Cutolo, ex boss della Nuova Camorra Organizzata, ha pronunciato a colei che sarebbe diventata sua moglie nel 1983. Lei, mmacolata Iacone, ne parla a Tu Style, il settimanale diretto da Marisa Deimichei, in edicola domani 8 aprile. ra tutta la la sua è vita è la figlia Denise, nata con inseminazione artificiale."Quando l´ho conosciuto non mmaginavo chi fosse, ma tutti lo chiamavano ´O Professore´. Avevo 17 anni e lui 37, era già in prigione". mmacolata lo conosce quando va a trovare in carcere il fratello, accusato di omicidio e poi assolto. Dopo un paio di settimane Cutolo le fa avere un biglietto: "Sono rimasto colpito per la spontaneità di una ragazza acqua e sapone". Mesi dopo Immacolata torna in carcere: "Era l´8 maggio del 1981, all´ingresso del penitenziario distribuivano rose rosse. Ne diedero una anche a me. Quando mi avvicinai per salutarlo disse: ´Quella rosa e´ un mio regalo. Mi sentivo un uomo spento, ma con te sono rinatò, poi mi chiese di sposarlo e aggiunse: ´Devo scontare ancora due anni di carcere, ma una volta fuori faremo una vita bellissima´, io a quel punto - continua Immacolata - gli risposi: ´Non sono niente due anni, ti aspetterei anche 20´´. Dopo avere chiesto la mano al padre della ragazza, arrivò il primo bacio, che fu anche l´ultimo e poi più niente, nessun contatto, poiché la speranza di detenzione di due anni per Cutolo si trasformò in una lunga serie di trasferimenti da carcere a carcere. 

Immacolata Iacone, moglie di
Raffaele Cutolo, oggi
"Ci sposammo - aggiunge Immacolata Iacone - il 26 maggio del1983, indossai l´abito bianco e all´altare mi portò l´avvocato. Raffaele mi aspettava di fronte all´altare. Era la prima volta che lo vedevo dalla testa ai piedi. Mi baciò la mano e la fronte. Dall´emozione inciampai nel vestito. Stavo per cadere, lui mi sostenne. Quella è stata l´unica volta che l´ho visto fuori da una cella, senza il filtro di un vetro". Dopo quel giorno per la moglie di colui che trasformò la camorra da fenomeno locale in un´organizzazione a livello nazionale, iniziò un periodo tragico: accusata di fare da complice al marito venne arrestata e in un secondo momento scagionata. Le ammazzarono padre e fratello, poi toccò allo zio, e nello scorso luglio anche la madre è stata uccisa. Immacolata continua, confidando a Tu Style: "L´unica colpa che ho è di essermi innamorata di un uomo che si chiama Cutolo. Quando l´ho conosciuto non sapevo chi fosse e ancora oggi non so bene cos´abbia fatto. Ma di una cosa sono certa: qualsiasi atrocità abbia commesso, sta pagando in carcere a differenza di altri che sono fuori. E sto pagando anche io con lui. Sto segregata in casa perché mi dicono che è un disonore uscire essendo moglie di un carcerato. E´ durissimo vivere così". Ora la Iacone vive per la figlia Denise, nata il 30 ottobre scorso. "Mi ha ridato la forza di vivere, di passeggiare, di uscire a fare le spese, di invitare gli amici a cena. Sogno di andare lontano con lei, per regalarle il futuro che merita".
07/04/2009



La moglie del noto boss fondatore della NCO Raffele Cutolo si racconta in una storica trasmissione della Rai, Storie Maledette, condotta dalla giornalista Franca Leosini


Video n°1

Video n°2

Video n°3

Video n°4

Video n°5

Video n°6

giovedì 21 giugno 2012

Salvatore Serra, detto a' Cartuccia. Uomo di fiducia di Cutolo poi dissociatosi

'COSI' COSTRINSERO UN DETENUTO A TOGLIERSI LA VITA IN CELLA'
19 febbraio 1985 — pagina 13 sezione: CRONACA

NAPOLI - Ecco come viene "suicidato" un boss della mala organizzata, prima amico di Cutolo e poi suo acerrimo avversario. Una lunga "guerra di nervi", messaggi sprezzanti e minacciosi tipo: "Ormai quello non è più un uomo. E' uno che porta in giro il suo cadavere". Salvatore Serra, soprannominato "Cartuccia", era un temuto padrino di Pagani con influenza su un vasto territorio che comprendeva altri centri dell' area salernitana: da Nocera ad Andri a Scafati. Entra a un certo punto in rotta di collisione con il super padrino di Ottaviano, gli fa una spietata concorrenza nel controllo dei traffici illeciti. La reazione del capo della Nco non si fa attendere: sentenza di morte. "Cartuccia" si trova nel supercarcere di Ascoli Piceno, in una cella attigua a quella di Raffaele Cutolo. "Diventerà presto la sua tomba", afferma con durezza il superboss. Pian piano i nervi di Salvatore Serra cedono. Ha un forte esaurimento nervoso. Il racconto della sua morte è riecheggiato ieri mattina nell' aula-bunker grande come uno stadio, all' interno del carcere di Poggioreale dove si celebra il processo al primo troncone della Nuova camorra. E' Giovanni Pandico, uno dei primi camorristi pentiti, a fare l' agghiacciante racconto: "E' stato Gennaro Chiariello, l' ex vice brigadiere che comandava gli agenti di custodia di Ascoli Piceno - dice - a prostrare psicologicamente SalVatore Serra. Lo ha fatto impazzire. Lo ha indotto a salire su un termosifone e a mettere la testa in un cappio. Salvatore Serra minacciava di togliersi la vita e lui lo ha aiutato. Su suggerimento di Cutolo ha dato un calcio al termosifone e "Cartuccia" è rimasto appeso. E' stata una scena straziante". Davanti ai giudici l' ex vice brigadiere protesta la sua innocenza e la sua totale estraneità al fatto. "Non ho commesso niente di quello che mi viene attribuito. Sono tutte infamie. Voglio un confronto diretto con Pandico e gli altri che mi accusano, compreso Ciro Starace. I camorristi cutoliani io li conoscevo soltanto perchè stavano nel carcere dove io prestavo servizio, ma non perchè avessi rapporti con loro". Contro Gennaro Chiariello nessun provvedimento della magistratura di Ascoli Piceno è stato adottato in seguito al suicidio del boss di Pagani. In questo processo, l' ex sottufficiale deve rispondere soltanto di associazione per delinquere e di affiliazione alla Nco. E' stata la giornata di altre guardie carcerarie, a testimonianza delle complicità e delle coperture di cui godevano i camorristi nel supercarcere di Ascoli dove per un lungo periodo è stato detenuto anche Raffaele Cutolo. Pandico e Pasquale Barra hanno fatto i nomi del maresciallo Guarracino e di Rosario Adamo: questi avrebbe consegnato tre pistole a Renato Vallanzasca "in cambio di una notte d' amore con la moglie del bandito". Gli interrogatori sono proseguiti uno dietro l' altro, per diverse ore. Sono stati sentiti alcuni imputati beneventani, poi Giuseppe Radunanza, cugino del più conosciuto Domenico, capozona a San Giuseppe Vesuviano. Angelo Santaniello si è scagliato contro Barra: "E' un menzognero. Ho conosciuto Cutolo ed altri camorristi solo perchè stavamo nello stesso carcere". Pasquale Sassolino, Francesco Batti, i fratelli baresi Angelo e Cosimo Linetti (difesi dall' avvocato Michele Cerabona) che si sono definiti "non gangster, ma borseggiatori non violenti". Cosimo ha detto: "Mi chiamano mani di velluto, ma non ho mai sparato. Ho avuto anche molta sfortuna e sono stato in carcere per venticinque anni. Però il marchio di camorrista non si addice alla mia persona". Emerge una linea di difesa comune per i 251 imputati di questo primo troncone: non conosciamo Cutolo e lo abbiamo visto qualche volta. Non abbiamo partecipato alle azioni della Nco. C' è stato un momento di tensione quando il presidente Luigi Sansone ha allontanato Chiti, Fiorella Pignozzo e Mario Astorina che aveva chiesto ai giudici: "Mi date carta e penna per scrivere un' istanza?". Quando gli è stato risposto di no ha reagito: "Ma allora voi non siete dei giudici. Siete una corte marziale!". Domani arriva Enzo Tortora, incriminato per associazione per delinquere di stampo camorristico e traffico di droga. Dopo l' autorizzazione a procedere data dal Parlamento europeo, l' ex presentatore di Portobello entrerà nel processo al primo troncone della camorra cutoliana. Arriverà a Poggioreale quasi sicuramente in compagnia di Marco Pannella. Per questa mattina, nella sede del gruppo consiliare radicale, Tortora terrà una conferenza stampa. - 
di ERMANNO CORSI
La Repubblica

giovedì 7 giugno 2012

Raffaele Cutolo sul caso Aldo Moro: potevo salvarlo ma mi fu impedito dai servizi segreti



Raffaele Cutolo, intervistato in carcere, riferì di aver avuto la possibilità di salvare dalle grinfie delle Brigate Rosse l'onorevole Aldo Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana, ma avendo preso contatti con Roma per tramite di un suo avvocato gli fu chiesto di starsene da parte e di non impicciarsi nella faccenda. Per Cutolo i servizi segreti italiani non vollero salvare Aldo Moro. Una pagina triste e amara dell'Italia del 900 di cui forse non sapremo mai tutta la verità.