mercoledì 24 luglio 2013

In rete una serie di articoli parlano di una raccolta firme contro il 41 bis per Cutolo, si tratta di una bufala?




Di seguito l'articolo riportato dalla testata giornalistica on line IlgiornaleLocale













Raffaele Cutolo
SAVIANO - “Raffaele Cutolo ha diritto a pagare la sua pena in un altro modo rispetto alla condizione di fatto da “internato” che vive attualmente al carcere dell’Aquila”. Così recita una parte della petizione rivolta al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri dal Centro Don Peppe Diana di Saviano. Una raccolta firme on line con cui si chiede al Guardasigilli di considerare la possibilità che ‘o professore, attualmente in regime di 41 bis, possa essere posto “nella condizione di potersi “riconciliare” totalmente con il passato in particolare con le vittime innocenti della sua storia criminale ed i loro familiari”.

Non è giusto, dicono i volontari del Centro Don Diana, che il padre fondatore della Nuova camorra organizzata, acerrimo nemico di Carmine Alfieri con cui ingaggiò una sanguinosa lotta per il controllo del territorio negli anni Ottanta, stia ancora scontando la sua pena al carcere duro, dopo avere trascorso “50 anni in carcere, dei quali 30 in isolamento”. Ha scontato la sua pe,a scrivono, ed ora deve potersi riconciliare con una storia criminale che è ormai negli annali.

“Il carcere senza riabilitazione e possibilità di rieducazione- scrivono- e’ solo una vergogna ed una vendetta sociale nei confronti del detenuto ed e’ contro ogni diritto umano quando di fatto diventa “internamento” senza garanzie giuridiche come il caso di Raffaele Cutolo, ex capo della nuova camorra organizzata negli anni 80, oggi ” convertito” senza giustizia”. Per questo chiedono con la petizione il “riaccertamento della pericolosita’ sociale e l’assegnazione a misure alternative al 41 bis” per l’ex ras della N.c.o.

La condizione di Cutolo, aggiungono gli estensori della petizione, è precaria dal punto di vista della salute; inoltre non è “inserito in nessun programma rieducativo e riabilitativo cosi come prevede il dettato costituzionale ed in situazione contraria di fatto alla giurisprudenza prevalente della corte europea di giustizia”. Vive da internato, nonostante si sia convertito sia alla Chiesa che alla “giustizia”. “Raffaele Cutolo oggi ha diritto- si legge nella petizione- come persona, alla possibilita’ di dimostrare che e’ cambiato e vuole rendersi utile alla societa’ pagando fino in fondo la sua pena e di dimostrare alla società democratica che e’ un uomo nuovo non solo perché ha pagato (circa 50 anni di carcere ,di cui 30 anni in regime di isolamento) ma anche perchè in lui vi e’ sicuramente oggi il germe di chi ha veramente compreso che il crimine non paga”.

Un altro giornale, Il Mediano.it, invece titola:

La denuncia. Fa più paura la camorra visibile o quella invisibile vestita da legalità?

22/07/2013
L
L'arresto di Cutolo
Nella città di Saviano, propongono una petizione per consentire a Cutolo la possibilità di interrompere il carcere duro. Analisi e domande sui giudizi populistici e sul rischio di dimenticare i reati.

Secondo la petizione con la raccolta di firme rivolta al ministro di Giustizia Annamaria Cancellieri, organizzata dal Centro Don Peppe Diana di Saviano, il boss Raffaele Cutolo, ha diritto a pagare la sua pena in un altro modo, non è giusto che stia ancora scontando la sua pena al carcere duro dopo aver trascorso cinquanta anni in carcere, dei quali trenta di isolamento.

La notizia ha scatenato reazioni differenti, c’è chi ritiene ignobile la proposta, c’è chi invece prende in considerazione l’idea con tolleranza. Va giustamente lasciato spazio alle libere interpretazioni di tutti i cittadini, conseguentemente poi, toccherà agli organi competenti valutare l’idea e affrontare l’eventuale procedura. La camorra è una cosa strana, spesso è un demone che si traveste da angelo. Una seria indagine ora andrebbe fatta non su Cutolo e sulle varianti che dovrebbero condurlo alla libertà, ma piuttosto, bisognerebbe capire bene chi sta dietro questa petizione. Qui c’è una domanda importante da fare, ma prima di farla è necessaria una premessa chiarificatrice. E’ troppo facile per i giornalisti, per i sociologi, per i “cavalieri” della legalità, ergersi a detentori della verità assoluta su ciò che è giusto in contrapposizione a ciò che è sbagliato.

Un mare di luoghi comuni populistici utili a distogliere l’attenzione dall’osservazione scientifica dei fenomeni. Ad esempio, Cutolo il cattivo lo conosciamo e tutti siamo pronti a crocefiggerlo, ma lo Stato che in quegli anni lo ha usato per miliardi d’interessi che aveva la politica del tempo? Di questo si parla poco. In molti di quelli che parlano e scrivono contro la camorra, c’è un’enorme dose di retorica, un giudizio forzato che all’istante ostracizza tutti coloro che non fanno parte della sacra cerchia della legalità. Ognuno dice la sua ed è tutto molto semplice, soprattutto se si tratta di crimine organizzato: si scrive contro la camorra, si giudica il boss e il gioco è fatto, l’intellettuale diventa eroe nel suo ruolo salvifico di difensore della giustizia e della moralità. Non sia anche quest’articolo un’ennesima tavola noiosa dei comandamenti.

Questa riflessione intende soltanto far suonare un campanello d’allarme, senza fanatismi e masturbazioni intellettuali attraverso narcisistiche condanne gridate a schiena dritta e petto in fuori, con tanto di indice accusatore. In questo caso c’è esclusivamente una volontà a definire un ragionamento comune, il ragionamento di tutte le persone dotate di un minimo di senso critico. Sulla base di ciò è forse il caso di pensare non tanto alla camorra e al suo comandante Cutolo, ma piuttosto a quei meccanismi che stanno alle spalle delle scelte elaborate dal crimine organizzato. Questa denuncia è un invito all’attenzione. Pur definendo che non esiste, nemmeno minimamente, il tentativo di voler calunniare il Centro Don Peppe Diana, che di sicuro è in buona fede e che agisce esclusivamente affinché sia garantita l’equità, bisognerebbe porsi alcune domande: qual è stata la scintilla che ha pilotato subdolamente l’origine di questa petizione?

Chi sta dietro questa scelta di carità cristiana che vede una petizione per salvare Cutolo? Chi sono i veri marionettisti di quest’atto di benevolenza e pietà? Il discorso è molto più ampio, qui c’è il rischio che non si tratti semplicemente della buona volontà di reinserire un imputato nella società. Qui c’è il rischio di sminuire il sangue delle vittime. Chi sta dietro di coloro che chiedono questa petizione? Siamo davvero sicuri che tutto ciò non sia pilotato da altre fonti vicine al vecchio leader della camorra? Forse la gente ha dimenticato chi è stato il fondatore della nuova camorra organizzata. Forse abbiamo dimenticato quanto è stato grande il suo potere e quali sono state le conseguenze politiche, economiche e sociali apportate da quest’uomo e dal suo “staff” negli anni gloriosi di quel sistema che ha condizionato direttamente o indirettamente la vita pubblica e privata di tantissime persone civili.

Non tutti ricordano la catena di morti generata dal potere di Raffaele Cutolo, un carisma talmente ampio da condizionare le scelte dello Stato. Ci sono stati momenti in cui era lo Stato che sottostava alle scelte di Cutolo, altri momenti invece, in cui “o’professore” non è servito più e quindi è stato fatto fuori, con tanto di arresto a vita con carcere duro. Esistono veri dubbi sulla cattiva condizione in cui vive il carcere il vecchio boss. Un uomo potente che non dice ancora tutta la verità o molto più probabilmente un uomo a cui non è consentito di pentirsi del tutto. Se parlasse Raffaele Cutolo, se dicesse realmente tutte le verità storiche, è possibile che molti esponenti del potere politico statale cadano dal loro pulpito di legali amministratori. E’ nel nostro istinto vedere ciò che vogliamo vedere.

La certezza della pena affinché non esistano precedenti emulatori, deve essere garantita con fermezza. Cutolo deve pagare totalmente e deve, indubbiamente, essere parte di un programma di riabilitazione sociale e rieducazione, così come dovrebbero pagare completamente tutti coloro che terrorizzano la vita e l’armonia collettiva. Tutti, camorristi, politi, governatori, ministri di Dio, eccetera. Bisogna fare molta attenzione dunque, sul rischio di collusione in questa scelta, andrebbero analizzate affondo le questioni: chi sta dietro questa valutazione? Quali sono i legami veri che intercorrono tra chi sta dietro la scelta di coloro che hanno proposto la petizione e i cutoliani?

Ecco, è questa la vera indagine che oggi andrebbe fatta. Appare davvero poco credibile che la decisione di questa petizione nasca in modo benevolo. Prima di garantire il riposo per Cutolo, bisogna pretendere che dalla sua bocca esca tutta la verità. Interamente. Dietro la faccia angelica di questa petizione forse esistono altre decisioni. Decisioni più grandi, studiate probabilmente a tavolino. Sarebbe dunque la prima volta che la camorra utilizza la legalità e la moralità esclusivamente per fini egoistici e criminali? Esagerazione? Allarmismo? Certo, esattamente come il fatto che nessuno sapeva dove si nascondeva Provenzano, così come sono tutte bugie quando si parla di legame tra Stato e mafia, così com’è un’esagerazione pensare che Falcone e Borsellino avessero intuito i legami tra politica e mafia.

Così come dovremmo credere che nessun amministratore politico era a conoscenza che dagli anni novanta si sotterravano rifiuti tossici nei sette ettari di terra a Caivano. Di quei veleni scoperti in quelle terre pochi giorni fa, sono tutti rimasti scandalizzati. Tutti politici in odore di santità che non erano a conoscenza di niente, e non dimentichiamoci inoltre che il ciuccio vola e che i regali a dicembre li porta Babbo Natale, senza sottovalutare inoltre che i bambini appena nati li porta la cicogna e che il topolino porta i soldini sotto il cuscino dei bimbi quando cadono i dentini di latte.

(Fonte foto: Rete Internet)






lunedì 10 giugno 2013

La vedetta non serve a niente...


Un brano di intervista in cui il "professore di Ottaviano" esprime la sua filosofia di vita e in cui ammette tutte le sue responsabilità in merito ai crimini contestatigli.

martedì 16 aprile 2013

Torna libero Tore 'o guaglione, il killer di Raffaele Cutolo

È Salvatore Di Maio, ex affiliato della Nco coinvolto negli omicidi Torre e Lamberti. Fuori nonostante il 41 bis
Salvatore Di Maio
SALERNO — Sei ergastoli per altrettanti omicidi, trent'anni di vita trascorsi in carcere a Rebibbia e quasi tutti in regime di carcere duro (41 bis). Il temutissimo braccio armato di Raffaele Cutolo, che negli anni '80 lo scelse quale referente della Nuova camorra organizzata strappandolo al nemico Pasquale Galasso della Nuova famiglia, ha ottenuto la semilibertà.

CASO GIUDIZIARIO - All'unicità del caso giudiziario si abbina la notorietà del protagonista, Salvatore Di Maio, detto ‘tore o'guaglione' e ‘faccia d'angelo', nocerino, killer della Nco, ex luogotenente dei Cutolo, coinvolto in quasi quindici omicidi, finito nelle maglie della giustizia anche per omicidi considerati "eccellenti": come la morte del sindaco di Pagani, Marcello Torre, nel 1980. Omicidio per il quale si è riaperto il fascicolo. O, ancora, l'efferato delitto di Simonetta Lamberti, figlia di appena 10 anni del magistrato cavese Alfonso che, pur di individuare il colpevole non esitò a contattare l'oggi 54enne pluripregiudicato per incontrarlo di persona. Poi, le numerose faide e le "trasferte" a Napoli, vicino al capo, "o' professor e di Ottaviano". Al suo fianco, sempre, anche quando pian piano inizia il declino della Nco spa con guerre intestine che portano a 360 morti ammazzati, in un sol anno. Salvatore viene anche arrestato e clamorosamente evade dal carcere di Salerno. Ad acciuffarlo, tra Roma e Latina, è l'allora capitano dei carabinieri Gennaro Niglio. Tore o guaglione varca la soglia del carcere poco più che ventenne. E su di lui fiumi di inchiostro per racconti tra leggende e verità. Mai pentitosi, oggi gode della semilibertà. Già, il 54enne rappresenta il primo caso italiano di detenuto in regime di carcere duro con l'aggravante dell'articolo 7 (aggravante mafiosa) che usufruisce dei benefici di legge.

Il boss Raffaele Cutolo
LA RICHIESTA DELL'AVVOCATO - Un percorso avviato circa un anno e mezzo fa dal suo avvocato, Antonio Sarno, che ha raggiunto un traguardo a dir poco notevole. Quasi clamoroso. E forse anche atteso se si pensa che un primo segnale di quello che si sarebbe raggiunto si era avuto ottenendo cinque giorni di permesso (rinnovabili ogni 45 con nuova richiesta) in una comunità romana. L'obbligo di dimora nella capitale aveva già fatto rumore. Ora, la semilibertà che ha visto Salvatore Di Maio girare per Nocera Inferiore, la sua città dove però sembra non essere intenzionato a stabilirsi. Ma come si è giunti a tale provvedimento? L'avvocato Sarno ha presentato carte e documenti al tribunale di sorveglianza della capitale per dimostrare che l'assistito aveva tutti i requisiti per la semilibertà. In primis ha ottenuto l'ammissibilità della richiesta dimostrando che Di Maio «..se pure avesse voluto non poteva collaborare. Una collaborazione impossibile visto che la ricostruzione dei processi o dei fatti sono chiari». Ovviamente, i fatti che lo vedono protagonista. A questo si aggiunge la buona condotta dell'uomo. «Una grande vittoria dovuta prima di tutto al percorso che Di Maio ha avuto in questi anni. Poi, al lavoro svolto da me insieme ai miei collaboratori e, non ultimo, al magistrato, giovane e competente, del tribunale di sorveglianza che ha saputo valutare attentamente le carte», spiega con entusiasmo l'avvocato Sarno che ha lavorato per tagliare questo traguardo da oltre un anno.

Rosa Coppola
15 aprile 2013

sabato 16 febbraio 2013

Se il boss Cutolo parlasse? Denise avrebbe un padre da ricordare


Più informazioni su: 41 bis, Camorra, Giovanni Falcone, Napoli, Paolo Borsellino, Raffaele Cutolo, Ricostruzione, Stragi del '93, Terremoto, Trattativa Stato-Mafia.

E’ un uomo anziano. Le sue condizioni di salute sono precarie. E’ detenuto in carcere dal 1982 e sottoposto da 14 anni al regime del 41 bis. Il suo nome o i suoi soprannomi “Don Raffaè” oppure “’O professor” rievocano un stagione di sangue e violenze, una delle più buie nella storia dellacriminalità organizzata del nostro paese.
Inventore e capo della Nco, la nuova camorra organizzata, che negli anni Ottanta e per la prima volta costrinse i mafiosi di Cosa Nostra a scendere a patti. Il padrino Cutolo diventa il centro di intrighi e trattative. I vertici dello Stato, i rappresentanti dei partiti di governo, i servizi segreti, gli emissari del Vaticano pendono dalle sue labbra. Il democristiano Ciro Cirillo, potenteassessore regionale della Campania all’Urbanistica viene rapito dalle Br. Siamo nel 1981 nel post terremoto. Lo Stato libera l’assessore grazie a “Don Raffaè”. Così non fu con il rapimento di Aldo Moro. Le trattative tra Stato e mafie portano dentro di sé segreti inconfessabili. Ci si costruisce attorno verità di comodo o istituzionali basate su depistaggi e bugie di Stato. Un esempio? Le stragidei giudici Falcone e Borsellino e in epoca lontana quella di Portella della Ginestra. Chiariamo: il boss Raffaele Cutolo deve marcire in cella. Non è vendetta. E’ giustizia sacrosanta per le tante vittime innocenti che il suo disegno criminale ha mietuto. Ne vorrei citare solo una che vale per tutte:Marcello Torre, democristiano onesto, eletto sindaco di Pagani ad agosto e ucciso per ordine di Raffaele Cutolo l’11 dicembre del 1980.
In mezzo il sisma del 23 novembre e il business della ricostruzione. Dispiace dirlo ma Torre andava ammazzato: serviva per educare tutti gli amministratori che un “terremoto” non significa sciagura ma affari e potere. L’omicidio Torre – dopo anni – non è stato ancora risolto: chi furono i mandanti politici ? E’ una domanda ridondante e ossessiva che percorre nelle diverse latitudini e longitudini la storia italiana. Raffaele Cutolo ha rappresentato il monopolio della violenza. Ma chi decideva? Chi stilava i progetti? Chi disegnava gli scenari del potere per il potere? E’ il dubbio che mi assilla: perché a distanza di tanti anni quando Cutolo biascica una mezza parola di troppo oppure si abbandona a un ricordo e impunemente lo confida si scatena la psicosi? Ci sono mondi che cominciano a fibrillare? Ci sono reazioni inaspettate? Quali segreti custodisce “’O professor” che ancora – a distanza di molti anni – potrebbero mettere nei guai politici, strutture dello Stato e zone grigie? L’ultimo episodio di cronaca mi ha fatto riflettere: “Don Raffaè” dal carcere di Chieti in un colloquio esorta una sua nipote a rivolgersi all’onorevole Luigi Cesaro, (ricandidato al Parlamento dal Pdl) perché adesso è potente e può risolvere i problemi. Un favore che l’uomo politico non può negargli perché da giovane era il suo avvocato e a volte gli faceva anche da autista. Insomma un potenziale ricattato. Un rappresentante delle istituzioni che teme i rigurgiti di un passato che non passa. Soprattutto lo stesso Ciro Cirillo oggi 93enne non accenna mai a fatti legati al nome del boss Cutolo. Risponde sempre di altro.
Solo una volta disse: “La mia assicurazione sulla vita sono quei quaranta fogli che ho lasciato nella cassaforte del mio notaio, prima o poi, torneranno utili”. La butto li. Sarebbe bello che Denise, unica erede dell’ex capo della camorra, nata sei anni fa, grazie all’inseminazione artificiale, avesse un padre da ricordare. Gli spiegherebbero: cara Denise tuo padre ha fatto tanto male, ha ucciso persone innocenti e con esse le vite dei loro familiari, ha gestito un potere intriso di sangue, ha commesso cose atroci. Però quando sei nata tu, lui ha capito cosa significava davvero la parola “vita” ed ha cominciato a collaborare con lo Stato. Le sue verità hanno contribuito a guarire le viscere malate del nostro paese. Denise chiedilo a tuo padre: “Aiutami a vivere in un paese che non ha paura delle verità”.
fonte: il fatto quotidiano

domenica 10 febbraio 2013

NUOVO CENTRODESTRA ORGANIZZATO - RAFFAELE CUTOLO SI “RICORDA” DI GIGGINO CESARO E SUL PDL RIESPLODE LA BUFERA-IMPRESENTABILI - IL BOSS DEI BOSS ALLA NIPOTE, CHE SI LAMENTA DEL FRATELLO DISOCCUPATO: “DICI A ZIA ROSETTA DI PARLARNE CON CESARO” - ALFANO, CALDORO E LA CARFAGNA AVEVANO PUNTATO SU GIGGINO ’A PURPETTA PER FAR FUORI COSENTINO - ROTONDI INCONTRA EMISSARI AMERICANI E HA IN SERBO DOCUMENTI CONTRO L’INGRATO SILVIO…


Carlo Tarallo per Dagospia
E ora che si fa? Niente! La parola d'ordine è "minimizzare, glissare, lasciar passare". Ma la frittata è fatta: da ieri sera Luigi Cesaro, numero due della lista del Pdl in Campania1, è un po' meno "presentabile" di prima. L'inchiesta "podistica" di Claudio Pappaianni, andata in onda a Servizio Pubblico, ha rivelato il contenuto di un'intercettazione ambientale del 2011 nel carcere di Terni. Raffaele Cutolo, boss indiscusso della Nuova Camorra Organizzata, in galera da 30 anni, parla con sua nipote. La donna gli riferisce delle difficoltà del nipote del boss, Raffaele Junior, che ha perso il lavoro.
Raffaele CutoloRAFFAELE CUTOLO
DI' A ZIA ROSETTA DI PARLARE CON CESARO
Cutolo le suggerisce di rivolgersi a "Zia Rosetta" (la sorella) per parlare con Cesaro: "Questo, ora, è importantissimo. Io non ci ho mandato mai nessuno, ma è stato il mio avvocato e mi deve tanto. Faceva il mio autista, figurati!". Apriti cielo! Acclarato che "Giggino ‘a Purpetta" è stato assolto in Cassazione dall'accusa di rapporti con i clan cutoliani, e che questa intercettazione non ha prodotto alcun risvolto giudiziario, la bomba mediatica ha lo stesso un effetto micidiale.
LUIGI CESAROLUIGI CESARO
L'ARMA DI ALFANO E CALDORO CONTRO COSENTINO
Cesaro, infatti, potentissimo ex presidente della Provincia di Napoli, coordinatore provinciale del Pdl, è stato "alleato" di Angelino Alfano, Stefano Caldoro e Mara Carfagna nelle ore infuocate della esclusione di Nicola Cosentino dalle liste elettorali. Il sodalizio tra Nick 'o Mericano e Giggino 'a Purpetta è andato in mille pezzi, dal punto di vista personale e politico, proprio nei giorni frenetici della compilazione delle liste. Nick è stato durissimo: "Cesaro mi ha tradito, è stato lui a farmi fuori". Per salvare se stesso dalla mannaia, Cesaro avrebbe scaricato Cosentino, diventando però anche il "re degli impresentabili". E adesso?
Angelino AlfanoANGELINO ALFANO
SILENZIO DI TOMBA DAL PDL
E adesso la patata, bollente assai, ed è nelle mani di Alfano, Caldoro, Carfagna e di tutti i "carini" che hanno puntato su Cesaro in funzione anti-Nick. Che dirà il Presidente della Regione, paladino delle "liste pulite", dell'intercettazione? E Alfano? Finora, silenzio tombale: nessuno difende Cesaro e nessuno lo attacca. Del resto, da Presidente della Provincia, Giggino 'a Purpetta ha "collaborato" proficuamente anche con il narcisindaco di Napoli, Luigi De Magistris.
CALDORO STEFANOCALDORO STEFANO
QUEL SODALIZIO CON DE MAGISTRIS
La Coppa America e l'emergenza rifiuti sono solo due delle vicende che li hanno visti a braccetto, Giggino 'a Manetta e Giggino a' Purpetta, non a caso sempre risparmiato dagli attacchi dell'ex Pm di Why Not. Che farà ora De Magistris? Azzannerà anche l'amico Giggino? O farà finta di niente? Ah saperlo...

LA REPLICA DI CESARO 
Cesaro replica dicendosi 'furibondo' non per quanto trasmesso ieri da Servizio Pubblico ma "perche' le intercettazioni, vecchie di due anni e del cui contenuto sono venuto a conoscenza come tutti solo ieri sera, in tutto questo tempo non sono state utilizzate dalla magistratura, nella quale ho sempre avuto massima fiducia, solo perche', evidentemente verificate,non dicevano nulla di penalmente rilevante.
NICOLA COSENTINO jpegNICOLA COSENTINO JPEG
Vogliono durante il periodo elettorale costruire un teorema che non ha basi ed ha l'unico scopo di buttare nuove ombre sinistre su di me e sul Pdl in Campania, una regione decisiva per la vittoria finale. Alla luce di tutto cio' - aggiunge Giggino - non credo che bisogna parlare di opportunita' rispetto alla mia candidatura ma piuttosto del linciaggio, delle aggressioni, delle offese che subisco da anni, nonostante sia uscito limpido da ogni indagine condotta nei miei confronti".
Mara CarfagnaMARA CARFAGNA
2-ROTONDI HA DOCUMENTI AMERICANI ANTI-CAV CHE SCOTTANO
A proposito di Campania: guai in arrivo per il Banana anche dal capolista Gianfranco Rotondi, che ce l'ha a morte con Berlusconi per aver fatto fuori dalle liste tutti i "nuovi democristiani". Rotondi, che ha fatto la figura del poveraccio, è imbufalito e prepara una bruttissima sorpresa al Patonza: dagli archivi della Dc sarebbero in arrivo documenti che proverebbero come Berlusconi venisse apostrofato con epiteti poco piacevoli da Gava e De Mita, che lo "palleggiavano" ai bei tempi della Balena Bianca. Non solo! Rotondi, nelle ultime ore, avrebbe incontrato non precisati emissari "americani", che gli avrebbero dato una bella dritta anticav, da mettere in giro subito dopo le elezioni....
Luigi De MagistrisLUIGI DE MAGISTRIS


giovedì 7 febbraio 2013

«Cutolo disse "Cesaro mi deve tanto, mi faceva da autista"»



Servizio Pubblico di Santoro in onda stasera 07.02.2013


(Corriere del Mezzogiorno) NAPOLI - I rapporti tra il parlamentare del Pdl, ed ex presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro e la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo sono al centro di un’inchiesta della trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro (guarda), in onda stasera su La7. Nel servizio si racconta e approfondisce i rapporti tra il parlamentare Pdl e i vertici del clan, già al centro dell’inchiesta che portò, nel 1984, all’arresto di Cesaro che, dopo una condanna in primo grado, fu assolto in Cassazione dal giudice Corrado Carnevale.

INTERCETTAZIONE A TERNI - Ma, nell’inchiesta di Claudio Pappaianni, mette in luce rivelazioni che danno una nuova lettura della vicenda. In un’intercettazione ambientale del 2011 nel carcere di Terni – dove Cutolo è rinchiuso al 41 bis – il boss parla con la nipote. Cutolo apprende delle difficoltà di Raffaele Cutolo junior, fratello della ragazza, a trovare un lavoro. Don Raffaè, turbato, invita la nipote a parlarne con “Zia Rosetta”, sua fidatissima sorella. Le manda a dire di mettersi in contatto con Cesaro: «Questo, ora, è importantissimo. Io non ci ho mandato mai nessuno, ma è stato il mio avvocato e mi deve tanto. Faceva il mio autista, figurati!».

lunedì 4 febbraio 2013

Fu condannato per aver portato armi a Raffaele Cutolo, è candidato con il centrosinistra

Pistole e coltelil entrarono in carcere per un regolamento di conti della camorra del boss Cutolo
CASERTA - Le polemiche sui candidati "impresentabili" non si spengono e travalicano le regioni. Il Fatto svela la storia di Vincenzo Niro. Fu arrestato e condannato per aver portato armi in carcere alla camorra di Raffaele Cutolo, pistole e coltelli che furono considerati strumenti di morte dai giudici per i regolamenti di conti che all'epoca i clan non infrequentemente portavano a termine anche in carcere.
L'episodio di sangue 33 anni fa, l'arresto 29 anni fa, la condanna definitiva a 2 anni, con il giudizio della Cassazione, 27 anni fa.
Ora Niro, che in Rete è indicato con il soprannome di "cutolino", corre per l'Udeur nel centrosinistra con il Pd, l'Italia dei Valori e Sinistra Ecologia e Libertà nel listino del Molise, in buona posizione per essere eletto insieme con il candidato presidente del centrosinistra, Frattura.
domenica 3 febbraio 2013
fonte:CampaniaC'entro