venerdì 8 novembre 2013

Addio a Ciro Paglia, l'uomo che sfidò Raffaele Cutolo

Il giornalista Ciro Paglia
È morto oggi Ciro Paglia, saggista e giornalista.
Nel 1980 scrisse una serie di articoli di denuncia contro i soprusi della camorra nei confronti degli abitanti di Napoli. Fu minacciato da Raffaele Cutolo, il capo della Nuova Camorra Organizzata (allora rinchiuso nel carcere di Poggioreale), il quale spedì a Paglia una lettera intimidatoria, in cui venivano presi di mira sia il giornalista che la sua famiglia.
Nel 1981 la compagna di Paglia fu uccisa davanti la propria abitazione: il delitto è ancora insoluto.
Negli anni successivi, Paglia si occupò anche di inchieste su Tangentopoli. Dopo anni come redattore capo centrale del Mattino, dal 1995 ha svolto l'attività di freelance e ha prestato servizio come volontario in favore dei malati di cancro e anche presso una comunità di recupero per tossicodipendenti.

martedì 5 novembre 2013

Omicidio Carlino, dopo 12 anni in manette Pagnozzi. Il mandante era il boss Michele Senese

Il mandato omicidiario fu assegnato da Michele Senese a Domenico Pagnozzi con cui vi era un’alleanza criminale risalente ai tempi della guerra di camorra degli anni ’80 per la comune militanza nella “Nuova Famiglia” di Carmine Alfieri, nella contrapposizione alla NCO di Raffaele Cutolo.

(MeridiananNotizie) Roma, 4 novembre 2013 – I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a Domenico Pagnozzi, esponente di spicco dell’omonimo clan camorristico di San Martino Valle Caudina (AV), individuato a distanza di dodici anni, quale autore materiale dell’omicidio di Carlino Giuseppe, assassinato a colpi d’arma da fuoco nel corso di un agguato a Pomezia, loc. Torvajanica (RM) il 10 settembre 2001.
La misura cautelare è stata emessa dal GIP Maria Agrimi su richiesta dei PM della Procura della Repubblica di Roma – D.D.A., Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli, a chiusura delle indagini sul grave fatto di sangue che, nel giugno scorso, avevano portato i Carabinieri ad arrestare i pregiudicati Michele Senese,Giovanni de salvo, Raffaele Carlo Pisanelli e Fiore Clemente, ritenuti corresponsabili con il Pagnozzi nella pianificazione ed esecuzione dell’omicidio.carabinieri
Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, l’omicidio di Carlino fu deliberato da Michele Senese per vendicare l’omicidio del fratello, Senese Gennaro,avvenuto nel 1997 a Roma, e per riaffermare il prestigio della sua organizzazione criminale. Il mandato omicidiario fu assegnato da Michele Senese a Domenico Pagnozzi con cui vi era un’alleanza criminale risalente ai tempi della guerra di camorra degli anni ’80 per la comune militanza nella “Nuova Famiglia” di Carmine Alfieri, nella contrapposizione alla NCO di Raffaele Cutolo.
In seguito, i due si trasferirono a Roma, Senese a metà degli anni 80’ e Pagnozzi a partire dal 2000, ove iniziarono a collaborare, secondo alcuni collaboratori di giustizia, offrendosi reciproca assistenza nell’esecuzione di omicidi. All’epoca dell’omicidio di Giuseppe Carlino, il Domenico Pagnozzi era latitante in quanto destinatario di una misura cautelare per associazione mafiosa.
La misura emessa a carico del Pagnozzi si basa sul complesso quadro indiziario acquisito dai Carabinieri di via in Selci, già alla base dell’ordinanza emessa il 26 giugno scorso nei confronti del Senese più altri 3, peraltro confermata dal Tribunale del Riesame di Roma, nonché sugli esiti degli accertamenti di laboratorio eseguiti su un fazzoletto di carta rinvenuto all’epoca dei fatti sull’autovettura utilizzata dal commando che eseguì l’omicidio, su cui è stato rinvenuto il profilo DNA del predetto Pagnozzi.
All’indagato è stata contestata l’aggravante di cui all’art. 7 del D.L. 13 maggio 1991 nr. 152 convertito in L. 12 luglio 1991 nr. 203, per avere agito avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416 bis del codice penale. Al riguardo, nell’O.C.C. viene evidenziato come “la realizzazione dell’omicidio di Giuseppe Carlino ha sicuramente contribuito in modo significativo a rafforzare il prestigio criminale mafioso di Michele Senese e del suo gruppo sul territorio romano (…) anche grazie al consolidamento dell’alleanza tra il gruppo criminale di Pagnozzi e quello di Senese”.
Il Pagnozzi Domenico era già recluso in regime di 41 bis presso il carcere di Spoleto e risulta gravato da precedenti per gravi delitti, tra cui per associazione mafiosa e omicidio.

venerdì 1 novembre 2013

Omicidio Caiazzo, dopo 21 anni arrestati i responsabili

28/10/2013, 15:41
NAPOLI - Sono passati 21 anni dall' omicidio di Luigi Caiazzo e del padre Giuseppe, appartenenti all'allora Nco di Raffaele Cutolo, l'uno ucciso in una masseria a Villa Literno ed il secondo ammazzato il giorno dopo nell'ambito di un altro raid di morte. Il cadavere di Luigi  non é mai stato ritrovato. Grazie ad indagini ad ampio raggio e la collaboarazione di alcuni pentiti, la Dia partenopea, coordinata dal procuratore Francesco Greco, ha finalmente arrestato gli autori degli agguati e fatto piena luce su dinamiche e movente delle spedizioni di morte. In menette sono finiti Giuseppe Terracciano e Raffaele Cantone, 54 e 53 anni entrambi appartenenti al clan dei casalesi che nel 1992 cercavano di bloccare la riorganizzazione della Nuova Camorra Organizzata di Cutulo sul territorio casertano. Proprio per questo motivo ed al fine di garantire al clan di Casal di Principe il controllo delle attvitá illecite in Terra di Lavoro, furono compiuti i due delitti. 



martedì 1 ottobre 2013

"Tonino a mulletta", braccio destro di Cutolo, tenta di togliersi la vita



SAN GIUSEPPE VESUVIANO Ha provato ad uccidersi stringendosi le lenzuola intorno al collo, ma è stato salvato dagli agenti della polizia penitenziaria. A tentare il suicidio Antonio Cutolo, 55enne di San Giuseppe Vesuviano, boss e braccio destro della Nco dell’omonimo “padrino” Raffaele Cutolo. È la seconda volta in pochi mesi, tuttavia, che il ras della Nuova Camorra Organizzata progetta di togliersi la vita dietro le sbarre. Fatti che naturalmente preoccupano non poco il Dap tant’è che “Tonino ‘a mulletta” viene sorvegliato a vista dagli uomini in divisa che controllano il carcere del Nord Italia in cui il ras è detenuto.
Il 55enne, ex ras della Nco e successivamente promotore della Nuova camorra speciale, un passato da collaboratore di giustizia non sempre creduto, è stato comunque portato in ospedale per un principio di soffocamento che gli stava costando la vita. Sui motivi del gesto estremo, anzi dei gesti a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, non ci sono certezze; di sicuro, però l’uomo vive male la sua condizione di recluso. Ergastolo per omicidio, originario di San Giuseppe Vesuviano, Antonio Cutolo è solo omonimo del padrino e fondatore della Nuova camorra organizzata, Raffaele Cutolo.
Antonio Cutolo è detenuto in regime differenziato perché da collaboratore di giustizia in una decina di anni ha fatto luce su 30 anni di camorra, soprattutto vesuviana ma anche napoletana. Nel frattempo però, secondo la procura di Napoli approfittando di un permesso-premio, tra il 2005 e il 2006 avrebbe commesso alcune estorsioni a imprenditori e commercianti dell’area a Sud di Napoli, in particolare a San Giuseppe Vesuviano. Atti malavitosi che erano il suo tentativo di tornare in campo attraverso la Nuova camorra speciale con cui aveva stretto legami nel carcere di Sulmona anche con i Sarno di Ponticelli, cosca poi sparita dopo pentimenti e delitti.

domenica 8 settembre 2013

Beni confiscati alla Camorra. Pittella in visita nell'ex regno di Cutolo

Gianni Cittella in visita nel bene confiscato
OTTAVIANO Il vicepresidente del parlamento europeo, Gianni Pittella, in visita al Castello Mediceo di Ottaviano, simbolo nel Napoletano dei beni confiscati alle mafie. Il sopralluogo è avvenuto nella tarda mattinata, quale una delle tappe principali del tour promosso dalla “Fondazione Polis” all’interno degli immobili sottratti alla criminalità organizzata.
Il Castello Mediceo acquistato da Raffaele Cutolo
Durante l’ispezione in quello che era il regno del superboss, Raffaele Cutolo, Pittella ha incontrato il sindaco del comune vesuviano, Luca Capasso, con cui si è intrattenuto a lungo per un colloquio faccia a faccia. Sul piatto della bilancia le iniziative messe in atto nel Palazzo che era della Nco, a partire dagli eventi antimafia organizzati insieme alle associazioni che operano nel delicato settore.«Abbiamo garantito al vicepresidente del Parlamento europeo che faremo di tutto per continuare a valorizzare il Castello Mediceo - spiega il primo cittadino di Ottaviano - In tal senso abbiamo in mente progetto che metteremo nero su bianco già nei prossimi mesi. Il Palazzo - conclude Capasso - è patrimonio dell’intera comunità ottavianese e l’Amministrazione dedicherà al complesso tutte le attenzioni necessarie».






Fonte: Il Fatto Vesuviano

mercoledì 28 agosto 2013

IL CILENTO ‘PARADISO’ DEI LATITANTI. DAL SUPERBOSS RAFFAELE CUTOLO FINO AI RAS NOLANI E SCISSIONISTI


Il Cilento ‘paradiso’ dei latitanti
Il Cilento ‘paradiso’ dei latitanti
Cilento. L’arresto del latitante Michele Di Nardo, a Palinuro, è solo l’ultimo di una lunga lista di clamorosi blitz delle forze dell’ordine che, negli anni, hanno potuto appurare come la provincia a sud di Salerno sia diventata un ‘rifugio’ per i mammasantissima della criminalità organizzata. Ed il primo, in ordine di importanza e caratura ‘criminale’ oltreché cronologico, è stato addirittura il superboss Raffaele Cutolo che, il 15 maggio del 1979, venne arrestato in una masseria nella campagna di Albanella dove aveva trovato rifugio in seguito alla rocambolesca quanto clamorosa fuga dal manicomio criminale di Aversa. Più recentemente altri mammasantissima della malavita napoletana e casertana hanno trovato rifugio tra la Piana del Sele ed il Cilento. Nel giugno del 2009, in un camper parcheggiato all’interno di un camping di Capaccio Paestum, venne scoperto, con la famiglia, il boss nolano Michele Di Domenico. L’uomo, che per ironia della sorte era stato classificato dagli inquirenti come un ex cutoliano, era ricercato per associazione a delinquere e detenzione d’armi oltreché per estorsione. Non passò che un mese per registrare il secondo arresto eccellente. Ancora una volta un latitante napoletano aveva ottenuto asilo all’ombra dei
Il super boss Raffaele Cutolo
Templi. Il 23 luglio del 2009, in un camping capaccese, venne arrestato Carmine Calzone ‘tradito’ dall’acume di un maresciallo della Guardia di Finanza in vacanza che aveva notato l’uomo che spendeva e spandeva come se non ci fosse un domani. Il blitz dei carabinieri nella ‘residenza estiva’ dello scissionista accusato pure di aver preso parte ad alcune azioni sanguinose e pure ad un omicidio. Nel frigobar, i carabinieri trovarono anche quattro bottiglie di don Perignon ed accertarono che, in una sola serata, Calzone si era concesso il lusso di spendere ben 5mila euro. Il rapporto tra ‘mala’ e Cilento, perciò, è duro a morire ed ha una madre ‘sconsiderata’: la legge sulla residenza coatta che, negli anni scorsi, invece di piegare la camorra ne ha consentito la ramificazione in territori ‘vergini’. Come, ad esempio, l’area tra il salernitano e la provincia di Avellino dove si nascondeva, fino all’agosto dell’anno scorso, il superboss scafatese Francesco Matrone, alias Franchino ‘a belva, in un rifugio tra le colline di Acerno. 
(Giovanni Vasso – Metropolis)
fonte: PositanoNews  
27/08/2013
di Annalisa Cinque

giovedì 22 agosto 2013

Petizione per misure alternative al 41 bis per Raffaele Cutolo. Ecco il testo integrale che tutti i media stravolgono.

Raffaele Cutolo
IL CARCERE SENZA RIABILITAZIONE E POSSIBILITA' DI RIEDUCAZIONE E' SOLO UNA VERGOGNA ED UNA VENDETTA SOCIALE NEI CONFRONTI DEL DETENUTO ED E' CONTRO OGNI DIRITTO UMANO QUANDO DI FATTO DIVENTA "INTERNAMENTO" SENZA GARANZIE GIURIDICHE COME IL CASO DI RAFFAELE CUTOLO, EX CAPO DELLA NUOVA CAMORRA ORGANIZZATA NEGLI ANNI 80, OGGI " CONVERTITO" SENZA GIUSTIZIA.
AL MINISTRO DI GIUSTIZIA
SIG.RA ANNAMARIA CANCELLIERI
VIA ARENULA,70-00186-ROMA



OGGETTO : PETIZIONE POPOLARE PER CHIEDERE IL RIACCERTAMENTO DELLA PERICOLOSITA’ SOCIALE (ART. 203 C.P.) ED ASSEGNAZIONE A MISURE ALTERNATIVE AL 41 BIS – L. N° 354/75 , PER IL DETENUTO RAFFAELE CUTOLO N. AD OTTAVIANO (NA) IL 04.11.1941.


ECCELLENTISSIMO SIGNOR MINISTRO DI GIUSTIZIA,AI SENSI DELL'ART. 27 COST. LE PENE DEVONO TENDERE ALLA RIEDUCAZIONE E RIABILITAZIONE DEL DETENUTO. RITENIAMO IMPORTANTE CHE NELLA NOSTRA SOCIETA’ DEMOCRATICA IL DIRITTO NON SIA SOLO UNA PAROLA MA SI CONIUGHI REALISTICAMENTE CON IL SENSO DI UMANITA’ E DI GIUSTIZIA E NON SIA “GIUSTIZIALISMO IDEOLOGICO”.QUESTA INIZIATIVA IN FAVORE DEL DETENUTO RAFFAELE CUTOLO IN OGGETTO , VUOLE ESSERE,ALTRESI’, UNA PROPOSIZIONE “CRITICA” RISPETTO A NORMATIVE NATE COME “ECCEZZIONALI”( ART. 41 BIS DELL’O.P.), TALVOLTA ECCESSIVE RISPETTO AD ATTEGGIAMENTI DI RAVVEDIMENTO OPEROSE E CONVERSIONE DEL REO , DIVENTATE , IN DISPREGIO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA E ALLA CARTA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI UMANI, “ “IL BRACCIO FORTE “ DI UN CREDO IDEOLOGICO MA CHE IN PRATICA INEFFICACI RISPETTO ALL’ELIMINAZIONE DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA . ILL.MO MINISTRO IL 41 BIS O.P. HA AVUTO L’AGGRAVANTE DI UN NUOVO PROTAGONISMO CULTURALE NEL CONTESTO DEI VERTICI DELLA CRIMINALITA’ CRIMINALIZZATA, QUELLO DELLE DONNE. LA GIUSTIZIA E’ VERAMENTE “GIUSTA” SE LA SUA MISURA E’ LA CIVILTA’. LA RIEDUCAZIONE DEL DETENUTO E LA POSSIBLITA’ CHE LO STESSO POSSA RICONCILIARSI DEFINITIVAMENTE CON IL SUO PASSATO HA EFFETTI IMPORTANTI ANCHE SUL PIANO VITTIMOLOGICO , CONTESTO SPESSO DIMENTICATO NELL’APPLICAZIONE DELLA PENA. QUESTO DEVE VALERE, AI SENSI DELL’ART. 3 DELL COSTITUZIONE ITALIANA , PER TUTTI I DETENUTI , QUALUNQUE CRIMINE ABBIANO COMMESSO ED IN QUALSIAI STATO DETENTIVI ESSI SI TROVINO.LO STATO DI PRIVAZIONE DELLA LIBERTA’ PERSONALE , NELLA CONDIZIONE DI RISTRETTO IN CARCERE PER REATI GRAVI, NON PUO’ COSTITUIRSI COME VENDETTA SOCIALE NEI CONFRONTI DEL REO. QUESTO SAREBBE LA NEGAZIONE DI UNA CIVILTA’ GIURIDICA DEMOCRATICA , CHE CI RIPORTEREBBE INDIETRO DI SECOLI. AL REO, FOSSE IL FAMIGERATO RAFFAELE CUTOLO COME QUALSIASI ALTRO “POVERO CRISTO” RISTRETTO, BISOGNA DARE LA POSSIBILITA’ DI POTER DIMOSTRARE, ,NEI FATTI, CHE E’ CAMBIATO E CHE VUOLE METTERSI AL SERVIZIO DEL BENE AVENDO RINNEGATO IL MALE .ILL.MO SIGNOR MINISTRO , RAMMENTIAMO CHE DA CIRCA 50 ANNI, RAFFAELE CUTOLO,EX CAPO DELLA NUOVA CAMORRA ORGANIZZATA,E' IN CARCERE E DAL 1982 SCONTA VARI ERGASTOLI IN REGIME DI CARCERE DURO, PRATICAMENTI SCONTATI IN QUASI TUTTI I CARCERI ITALIANI. DAL 1992,OVVERO DA 21 ANNI ,CON LA RIFORMA CARCERARIA, IL DETENUTO CUTOLO E' RISTRETTO IN REGIME DI 41 BIS,IN BASE AD UNA PRESUNTA “PERICOLOSITA’ SOCIALE” (SI DICE “PRESUNTA” PERCHE’ LA SUA FONDATEZZA HA MOTIVAZIONI PIU’ “IDEOLOGICHE” CHE DI PROVATO ED OGGETTIVO RISCONTRO ATTUALE) ED IN QUESTA CONDIZIONE DETENTIVA ,CON SERI PROBLEMI DI SALUTE,TROVASI ORA NEL CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DELL'AQUILA. QUI RISULTA NON ESSERE INSERITO IN NESSUN PROGRAMMA RIEDUCATIVO E RIABILITATIVO COSI COME PREVEDE IL DETTATO COSTITUZIONALE ED IN SITUAZIONE CONTRARIA DI FATTO ALLA GIURISPRUDENZA PREVALENTE DELLA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA .RAFFAELE CUTOLO,CON IL 41 BIS , SI TROVA NEL CARCERE DELL’AQUILA PRATICAMENTE DA “INTERNATO” E NON DA NORMALE “DETENUTO” .DAL 1983, RAFFAELE CUTOLO, HA DICHIARATO DI AVER CHIUSO DEFINITIVAMENTE CON IL SUO PASSATO DI CAMORRISTA. EGLI SI E' "CONVERTITO" SPIRITUALMENTE E VUOLE DIMOSTRARE DI ESSERE OGGI,ANCHE SOCIALMENTE, UNA PERSONA DIVERSA,COME ,IN PIU’ OCCASIONI, HA SOSTENUTO MONS. RAFFAELE NOGARO ,VESCOVO EMERITO DI CASERTA,CHE LO CONOSCE SPIRITUALMENTE DA OLTRE 25 ANNI. ALCUNI ASPETTI DI QUESTA PERSONA , OLTRE UN PASSATO DA EFFERATO CAMORRISTA,STRANAMENTE RISULTANO ESSERE RICCHI , PER QUELL’AMORE CHE TUTTO COMPRENDE ED ISPIRA LA NOSTRA UMANITA’ , DI RISVOLTI INTERIORI POCO CONOSCIUTI AI PIU’,MENO MESSI IN EVIDENZA ,POCO RICERCATI ALL’OSSERVAZIONE ED ANALISI PERSONOLOGICA, I QUALI SE ATTENTAMENTE UTILIZZATI POSSONO ESSERE,PARADOSSALMENTE UTILI, AL MIGLIORAMENTO SOCIALE E DI INSEGNAMENTO PER TANTI DERELITTI ANCORA ILLUSI DAL CRIMINE. RAFFAELE CUTOLO OGGI HA DIRITTO, COME PERSONA, ALLA POSSIBILITA’ DI DIMOSTRARE CHE E’ CAMBIATO E VUOLE RENDERSI UTILE ALLA SOCIETA’ PAGANDO FINO IN FONDO LA SUA PENA E DI DIMOSTRARE ALLA SOCIETA’ CHE E’ UN UOMO NUOVO NON SOLO PERCHE’ HA PAGATO (CIRCA 50 ANNI DI CARCERE ,DI CUI 30 ANNI IN REGIME DI ISOLAMENTO) MA ANCHE PERCHE’ IN LUI VI E’ SICURAMENTE OGGI IL GERME DI CHI HA VERAMENTE COMPRESO CHE IL CRIMINE NON PAGA. RAFFAELE CUTOLO HA DIRITTO A PAGARE LA SUA PENA IN UN ALTRO MODO RISPETTO ALLA CONDIZIONE DI FATTO DA “INTERNATO” CHE VIVE ATTUALMENTE AL CARCERE DELL’AQUILA . LA SOCIETA’ HA IL DOVERE DI RICONSIDERARE ,CON TUTTE LE PRECAUZIONI MA CON ATTENZIONE, LA SITUAZIONE PERSONALE E POSIZIONE DI CUTOLO COME DETENUTO OGGI RISTRETTO AL 41 BIS E MAGARI,SE POSSIBILE, METTERLO NELLA CONDIZIONE DI POTERSI “RICONCILIARE” TOTALMENTE CON IL PASSATO IN PARTICOLARE CON LE VITTIME INNOCENTI DELLA SUA STORIA CRIMINALE ED I LORO FAMILIARI,STORIA CRIMINALE CHE ORAMAI ,GRAZIE A DIO, NON C’E PIU’. PERTANTO SI CHIEDE ALLA S.V. ILLUSTRISSIMA ,QUALE E AUTORITA’ PREPOSTA, DI VOLER ATTIVARE LE PROCEDURE DI RITO AFFINCHE SI RICONSIDERI ,COME SI E’ FATTO RECENTEMENTE PER ALTRI DETENUTI AL 41 BIS, LA SITUAZIONE DI “PERICOLOSITA’ SOCIALE “ DEL DETENUTO CUTOLO RAFFAELE NELLA SUA POSIZIONE DI DETENUTO AL 41 BIS , CON MISURE DETENTIVE ALTERNATIVE A QUESTO REGIME CARCERARIO. I PETENTI RINGRAZIANO PER L’ATTENZIONE PRESTATA ALLA PRESENTE DICHIARANDO ESPRESSAMENTE CHE LE INTENZIONI DELLA STESSA TROVANO RISCONTRO ESCLUSIVAMENTE NELLE MOTIVAZIONI DI GIUSTIZIA ED UMANITA’ A CUI E’ EFFETTIVAMENTE ISPIRATA.


DISTINTI OSSEQUI

I PETENTI 
Cordiali saluti,
[Il tuo nome]